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lunedì, 3 Ottobre 2022

Musica, trasformazione e crescita: Maxim e il doppio volto di Bullshit

15.08.2022 – 09.00 – Nella vita si cresce, si cambia – o ci si svela e conosce sempre più? – sopratutto nel molto intenso periodo ‘dei venti’: con Maxim, come con Resem Brady, ci si era incontrati per la prima volta nel 2020, in un anno pandemico che ci ha permesso solo una videochiamata. E così B.Entertainment si è presentata per la prima volta ai nostri microfoni: un progetto ambizioso che, nel 2022, è ancora acceso e molto cresciuto; e con esso anche i suoi artisti, dai primi passi ‘pandemici’, ad una attuale forte identità. Si potrebbe definire quasi un cambio di rotta quello che Maxim, caposaldo di B.Ent, sta portando avanti quest’anno: pregno di contaminazioni tra generi, l’artista presenta al mondo il suo nuovo pezzo, Bullshit, un’uscita dalle influenze pop-punk, forte e fragile al contempo: non sorprende quindi che l’artista abbia deciso di rilasciare anche una versione acustica, per accarezzare, e far accarezzare, con mano quel dolore urlato sottovoce che questa canzone genera.

Sono passati un po’ di anni dal nostro primo incontro, la tua musica è cambiata molto nel tempo…

“Sì, abbastanza. Musicalmente parlando, ho sempre avuto l’influenza di mio padre, che suonava la chitarra. Si può dire che ero molto ‘rockettaro’, ascoltavo gli Aerosmith e i Guns N’Roses da ragazzino. In terza media ho invece iniziato a fare break dance e da lì mi sono appassionato di più al rap: prima lo ascoltavo solamente, mentre da quel momento ho iniziato a ballarlo; e da lì sono proprio entrato nell’hip hop. Alle superiori ho poi conosciuto un ragazzo che rappava, che mi ha consigliato di provare, e da lì ho continuato. Avevamo una crew che si chiamava Dead Rabbits”

E successivamente com’è proseguito il tuo percorso musicale?

“Con il passare del tempo il gruppo si è sciolto e in seguito abbiamo conosciuto Biste ed è nata B.Ent. Voglio essere sincero, tutti i pezzi che ho fatto prima di Bullshit in un certo senso li odio, perchè sono pezzi di un Maxim che non credeva in se stesso e nella sua musica. Gli scorsi anni mi sentivo sempre meno rispetto agli artisti di B.Ent e per la legge di attrazione se pensi una cosa, quella è. Poi c’è stato un cambiamento per me importante lo scorso anno, a seguito di una relazione che ho avuto con un’altra artista. Da quel momento si è innescato in me un meccanismo che mi ha portato a sbloccare la mia mentalità e ho scritto davvero tanto”.

E cosa scrivi? 

“Scrivo ciò che penso e vivo realmente: cosa che prima non facevo, perchè pensavo non interessasse a nessuno. Scrivo di pensieri che mi rimangono in testa ed è difficile togliere e quando ho capito che riuscivo a mettere il sentimento in ciò che scrivo c’è stato il vero cambiamento; mentre creavo l’album mi sono reso conto della mia crescita: desideravo produrre un progetto a 360 gradi, dal solito rap alle cose più melodiche, fino ad arrivare al jazz. Un giorno poi mi son detto ‘perchè non provare il punk?’, vedendo anche le influenze di Machine Gun Kelly che stava portando avanti questo genere di cambiamento. Anche perchè mi sono sempre piaciute le chitarre e il mondo delle rockstar”.

Maxim Bullshit

Immagino che da questo cambiamento sia poi nata Bullshit…

“Bullshit inizialmente era un pezzo quasi melodico-normale, non era ancora finito. Inizialmente esisteva solo il ritornello, ma è quando abbiamo iniziato a lavorarci con Dehaze che si è deciso di inserire le chitarre punk sopra. Abbiamo passato la serata in studio ed è iniziato così questo percorso che si avvicina al punk; non dimenticando però le influenze di tutti gli altri generi. Ho messo per ora da parte l’album però, perchè non sentivo mi rispecchiasse più”.

In questo periodo hai fatto anche dei live?

“Io in realtà non mi sono mai esibito con miei pezzi editi: è capitato in un live, però non li sentivo miei. Non mi sono mai esibito con le uscite che sono già su Spotify.
A livello di live penso che in Regione siamo quelli che hanno fatto più esibizioni di tutti gli altri e dobbiamo ringraziare tanto Biste per la grande organizzazione: lo devo ringraziare sia musicalmente sia personalmente, è stato per me una roccia in questi anni”.

Hai in programma nuove uscite?

“Proprio in questo periodo è uscita una versione acustica di Bullshit, in collaborazione con Dehaze. Bullshit, per quanto sia un pezzo energico, in realtà è molto triste, perchè parla di una relazione dove ho tirato fuori il vero me stesso. Stavo bene, però al contempo c’è molta sofferenza per il dopo, che si percepisce in quello stacco dalla prima strofa al ritornello, da quel ‘Troia’, che è stato fatto a posta.
La mia paura è che le persone mi dicano solo che la canzone gli trasmette una grande carica, che è giusto, ma al contempo vorrei si percepisse il malessere che ho vissuto quando l’ho scritta. Proprio per questo la versione acustica è più dolce, malinconica. Era necessaria. Il video di questa versione è stato inoltre girato, quasi all’alba, a Trieste, sul Molo Audace, con riprese a terra e con drone, ed è davvero molto bello. Spero che la gente possa capire il cambiamento che ho fatto e lo possa apprezzare.

Tra cinque anni come ti vedi?

“Si vedrà, ma sicuramente in continua evoluzione e cambiamento”.

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