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lunedì, 3 Ottobre 2022

Due linee tranviarie che attraversano Trieste: la proposta del Comitato No Ovovia

10.08.2022 – 09.00 – È stato presentato dal Comitato No Ovovia nella locale sede dell’ordine dei giornalisti una proposta di mobilità alternativa rispetto al tanto discusso progetto dell’impianto a fune tra porto vecchio, Barcola e Opicina. «Ci hanno accusato per mesi di rappresentare la Trieste del “No se pol” – questa la premessa dell’ex rettore dell’Università di Trieste Maurizio Fermeglia – e adesso siamo qui a dimostrare che qualcosa di alternativo e più ecologico rispetto al progetto iniziale “se pol far”».
La proposta redatta da Alberto Rutter e Mario Goliani, urbanisti esperti in sistemi di trasporto prevede la realizzazione di due linee tranviarie: la prima – dalla lunghezza complessiva di 6,2km – dalla stazione centrale a Borgo San Sergio, mentre la seconda da Barcola a largo Irneri per altri 6,4km. Due linee che, a detta del Comitato No Ovovia, hanno soprattutto due pregi: non comporterebbero espropri di alcun tipo perché attraverserebbero un territorio di proprietà demaniale (nel tratto in porto vecchio) e su strada il resto del percorso. «Inoltre – ha rassicurato William Starc – non andrebbero a sottrarre superficie allo scorrimento delle macchine, senza contare che il tram libererebbe le rive dai parcheggi, che è uno degli obiettivi della giunta cittadina».

Secondo la proposta le due linee di tram dovrebbero rispondere alle esigenze delle più moderne tranvie presenti nelle città europee: a doppio binario e “catenary free” ovvero senza la poco estetica linea elettrica di contatto aerea. «Il tram è uno strumento di mobilità estremamente moderno – ha aggiunto Andrea Wehrenfenning di Legambiente – basti pensare alla scelta fatta in tal senso da città come Bologna, Firenze o Roma. Il vantaggio del tram è che avrebbe la sua corsia preferenziale e, al contrario di altri mezzi come il filobus, è più efficiente, ha una vita più lunga e crea la possibilità di interscambio con la rete treni. È – in conclusione – la scommessa che sta vincendo in tutta Europa». Una scommessa cara, stando almeno alla relazione indicativa elaborata dai due urbanisti: 70 milioni di euro per la linea Barcola – largo Irneri e altri 79 per quella dalla stazione a Borgo San Sergio. Cifre alle quali vanno aggiunti 30/35 milioni per il parco rotabili e che non sembrano economicamente vantaggiose rispetto all’ovovia. «Ricordiamoci però – ha sottolineato Fermeglia – che il costo dell’impianto a fune (48 milioni di euro) non è mai stato aggiornato secondo l’aumento delle materie prime avvenuto negli ultimi due anni». 

Premessa irrinunciabile, pertanto, è la rinuncia al progetto iniziale dell’ovovia, in modo da attingere ai fondi del Pnrr. «Sappiamo che c’è stato un carteggio fra Regione, Ministero e Comune – ha ricordato Starc -. Vorremmo sapere cosa è emerso, perché se venissimo a sapere che tutti gli impianti a fune (e non solo quelli di risalita) non si possono costruire nei siti di Natura 2000 com’è il bosco Bovedo, avremmo tutti la tranquillità di sapere che finora abbiamo scherzato».

Nel frattempo la proposta è stata presentata anche al primo cittadino. «L’incontro con Dipiazza ci fa sperare per l’immediato futuro – ha sottolineato Starc – per un confronto serio e non su prese di posizione che hanno evitato finora qualsiasi confronto nel merito. Speriamo che con settembre si possa iniziare un periodo di confronto serio sul tema». Conferma dell’incontro è giunta anche dallo stesso sindaco di Trieste. «Ho ascoltato con interesse le proposte del Comitato – queste le sue parole -. Lo valuterò assieme ai tecnici ma resto dell’idea che sia qualcosa di irrealizzabile. E poi mi viene la pelle d’oca al solo pensiero di vedere i tram che si trascinano stancamente davanti ai turisti che salgono e scendo dalle navi da crociera».

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