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lunedì, 3 Ottobre 2022

“Charlotte”, il croissant d’oltralpe che conquista i triestini

17.08.2022 – 09.30 – Tin tin tin: lo scampanellio segna l’arrivo delle persone “peccaminose”, in corsa o in cerca di una pausa, in quella strada laterale di Barriera. Immaginiamo il loro languorino da tarda mattinata o il desiderio disinibito di un croissant al pistacchio; il relax del weekend si dipana nelle loro menti rilassate. Siamo da “Charlotte”: pasticceria alla francese nel centro palpitante di Trieste. Carlotta, 29enne da cui prende il nome il locale, esce dal laboratorio artigianale per raccontarci come è iniziato il tutto. 

Com’è nata l’idea di aprire l’attività? 

“Dall’adolescenza custodisco una grande passione nel fare dolci, scelte e occasioni della vita mi hanno permesso di farne un lavoro. Dopo la scuola, io e il mio futuro ragazzo Stefano  nonchè collaboratore, vagavamo nel mondo dei contratti a termine senza prospettive future. Ma il corso della scuola di pasticceria di Cividale ha dirottato il nostro futuro: abbiamo riconosciuto una passione (in) comune, ci siamo fidanzati e abbiamo deciso di buttarci. 

E dal 2018 eccoci qui. Aprire un’attività, soprattutto da giovane e con un’esperienza in costruzione è un rischio non da poco. Cosa ti ha spinto in questa direzione? 

Rischio è la parola d’ordine che mi sento di condividere. È vero, i miei genitori mi hanno dato una grande mano, investendo nel progetto. A dirla tutta, mio padre era un po’ scettico all’inizio, ma si è ricreduto poco dopo vedendo che l’idea iniziale stava in piedi.
Ero spinta dall’idea di proporre prodotti innovativi diversi da quelli che offre la pasticceria triestina. In realtà, anche la nostra proposta iniziale includeva dolci autoctoni per avvicinarsi al gusto comune, ma non ha funzionato. L’originalità nel puntare solo sulla pasticceria  d’oltralpe, invece, ha ripagato in tutti i sensi. La mia paura iniziale sul palato triestino è sfumata, dopo 1 anno e mezzo di rodaggio abbiamo conquistato la sua fiducia”.

Quando avete inaugurato cosa vi aspettavate? 

“Da un lato, speravamo di far colpo sulle persone giovani e così è stato; penso che i social abbiano contribuito molto a quest’obiettivo. Ma adesso la clientela è molto più eterogenea, Charlotte abbraccia diverse generazioni”. 

Largo Barriera: perché avete scelto proprio questa zona?

“Mia mamma aveva scovato l’annuncio di un locale in affitto proprio qui, non costava moltissimo e ci era sembrato accessibile per iniziare.
L’affaccio sulla strada ha suoi vantaggi; c’è sempre un viavai di persone che parcheggiano la macchina. Per rendere ancora più riconoscibile il locale, un artista inglese ha dipinto la nostra saracinesca di sua iniziativa: gli abbiamo solo comprato la vernice, non voleva soldi per il lavoro, l’abbiamo pagato in dolcetti.  Tanti archetti sono il motivo del disegno, ci piaceva molto perchè ricorda la sezione di un croissant tagliato. Ebbene sì, crediamo nel potere della curiosità delle persone insieme al nostro giro di habitué o affezionati del weekend”.

Parlami del tuo team.

“Abbiamo iniziato io e il mio ragazzo, ma in post-pandemia il lavoro è aumentato e la famiglia si è allargata. Adesso siamo in quattro con Silvia (aiuto pasticceria) ed Elisa (barista banconiera)”. 

Come è cambiata la tua attività? 

“In pandemia è successo l’inaspettato. Le consegne a domicilio ci hanno permesso di entrare a casa delle persone, prima con le colazioni, poi con le torte di compleanno e nel finale  con le colombe. È stato un successo. Era palese la necessità di condivisione, nel regalo reciproco dei nostri dolci si percepiva questa bellezza. Penso che le persone si ricordassero di questi gesti d’affetto durante l’isolamento, e con la riapertura il lavoro è cresciuto a dismisura. Entrare in sordina nelle case è stato un incentivo che ha permesso di rendere visibile il nostro lavoro e di farci conoscere”. 

Cosa è indispensabile oggi per chi apre un’attività e vuole promuoversi?

“I social sono sicuramente necessari. Se una persona non ti conosce e magari vede un post o una storia su instagram, poi ne può venire attratto. È anche difficile tenere a mente tutti i posti che ci sono in città, il feed di un social può diventare un promemoria che ti spinge a ritornare in un locale in cui ti sei trovato bene.
Sperimentare è fondamentale anche in questo campo, Stefano è l’esperto in materia. Abbiamo anche TikTok, quando abbiamo tempo facciamo anche quello, [ndr sorride Carlotta]

Ci sono aiuti per giovani che vogliono aprire un’attività?

“Sì, è stata davvero una manna per l’avvio della nostra attività. In regione, c’è un contributo a sostegno dell’imprenditoria femminile e giovanile, e vale anche per i tre anni successivi dall’apertura. L’abbiamo sfruttato per l’acquisto di tutti i macchinari, è stato davvero un grande aiuto”. 

Domanda scomoda da colloquio di lavoro: come ti vedi nel futuro? 

“Devo ammettere di avere un sogno nel cassetto: mi piacerebbe trovare uno spazio più grande per ampliare l’attività. Non nascondo anche che vorrei avere più persone che lavorino per me: è sempre un orgoglio sapere di poter dare dei posti di lavoro!
Mi immagino una Charlotte con più caffetteria e tavoli esterni, un bagno per dire addio a piatti e bicchieri monouso, ma soprattutto un laboratorio a vista dove le persone possano vedere il nostro lavoro con i loro occhi. Boston, Australia, Parigi sono alcune realtà a  cui mi ispiro, e le seguo su instagram con grande interesse.
È importante guardare in prospettiva, anche nel privato. Sorpresa: alla fine dell’anno anch’io e Stefano ci sposeremo. Ci piacerebbe costruire una famiglia”.

“L’erba del vicino è sempre più verde”. A Trieste, nella tua esperienza, esistono momenti di confronto tra imprenditori o prevale la competizione?

“Un po’ di tempo fa avrei detto che c’è poco spazio per l’incontro, ma la mia percezione è cambiata molto da quando ci sono dentro. Quando ti affermi nel mercato prevale la collaborazione e lo scambio. Non vedo molta invidia tra competitors, ognuno si specializza nel suo ambito e la rivalità perde di senso”.  

Qual è il prodotto “cavallo di battaglia” della vostra attività?

“C’è poco da dire, è il croissant. I complimenti sui prodotti da colazione sono tanti, l’impasto della tradizione francese colpisce i palati: niente uova e burro originale dalla Bretagna. Ci teniamo molto alla ricerca di materie prime di buona qualità e innovative; così non si sbaglia. Seguiamo le stagioni e le annate per rinnovare i nostri prodotti, ci lasciamo trasportare dalla fantasia e dai consigli delle persone vicine”. 

Carlotta

[m.p]

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