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martedì, 4 Ottobre 2022

Wärtsilä contro tutti, lo stop alla produzione genera sdegno trasversale

14.07.2022 – 20.00 | Il tema della giornata di oggi (giovedì 14 luglio) è stato sicuramente l’annuncio da parte del colosso Wärtsilä dello stop alla produzione nello stabilimento triestino di Bagnoli. Una scelta che non sarebbe indolore per l’economia giuliana, visto che comporterebbe il licenziamento di circa 450 lavoratori, più un danno all’indotto che coinvolgerebbe almeno altri 400 lavoratori. Una vera e propria ecatombe, a opera di un’azienda che – peraltro – aveva fatto richiesta di fondi legati al PNRR e che adesso, invece, decide di abbandonare l’Italia. La notizia ha ragionevolmente suscitato reazioni di incredulità e di sdegno ed espressione di solidarietà per i lavoratori che subiranno tale decisione, oltre all’annuncio da parte dei sindacati e di diversi partiti politici di voler risolvere la vicenda.

“Quello messo in atto è un comportamento e una scelta che riteniamo inaccettabile nei metodi e nei modi e che ci lascia senza parole” erano state le parole del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che aveva chiesto all’azienda finlandese di rinunciare immediatamente ai propositi di delocalizzazione e invitato i partner italiani del colosso, qualora non avesse desistito dai propri propositi, a interrompere i propri rapporti con Wärtsilä. “La Regione – ha concluso Fedriga – dal canto suo, già da oggi, c’è; da subito si schiererà al fianco dei lavoratori per fornire non solo tutto il supporto ma anche il percorso che possa garantire loro una certezza del futuro.”. Ai lavoratori è andato anche il pensiero dell’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen, che si è poi recata ai cancelli dello stabilimento di Bagnoli per esprimere solidarietà ai dipendenti.

Qui, Rosolen non era certo sola: vi ha trovato infatti anche il deputato Massimo Enrico Baroni e Marco Palmolungo, coordinatore triestino di Alternativa. “Una scelta vile e scellerata” ha dichiarato Palmolungo. “Ancora una volta vengono traditi i cittadini triestini, indebolendo ulteriormente il già fragile tessuto industriale giuliano.”. L’esponente di Alternativa ha quindi rivolto l’invito al Governo a non abbandonare i lavoratori. Invito condiviso anche da altri partiti: nel MoVimento 5 Stelle, la deputata Sabrina De Carlo – insieme al resto dei pentastellati del FVG – ha annunciato di essere in costante contatto con i propri colleghi di partito che fanno parte dell’esecutivo e con il Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti per trovare una soluzione, invito condiviso anche dalla capogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, Debora Serracchiani. A Giorgetti si è rivolta Caterina Conti, segretaria provinciale del PD, rimproverandogli di non aver vigilato adeguatamente sulla vicenda. Sempre dai dem, in particolare dai consiglieri regionali Diego Moretti, Cristiano Shaurli, Roberto Cosolini e Francesco Russo (anch’essi presenti al presidio dei lavoratori) arriva invece un invito rivolto alle istituzioni regionali affinché “arrivino tutte le misure idonee per garantire una certezza per il futuro dei lavoratori e per la tenuta industriale del territorio”.

Italia Viva ha invece rivolto il proprio attacco direttamente all’azienda. “Non pensi l’azienda di restare sul ricco mercato italiano portando via dal nostro Paese la produzione. Lo stabilimento triestino è efficiente e i suoi lavoratori altamente qualificati, la sua chiusura non rispetta alcuna logica industriale. I motivi sono altri e di questo dovranno dare spiegazioni.” ha affermato il presidente Ettore Rosato, mentre l’esponente triestino Emanuele Cristelli (anch’egli presente al presidio dei lavoratori) ha chiesto al sindaco Roberto Dipiazza e alla Regione “di iniziare subito un confronto serrato con l’Azienda”. ” Ora si apre una battaglia sindacale – ha invece scritto in una nota Adesso Trieste – che deve diventare una battaglia di tutta la città. Trieste deve avere un’unica voce nell’affermare nella maniera più chiara e forte possibile che senza industria non c’è futuro. Le istituzioni devono intervenire, se necessario anche direttamente, per tutelare produzioni strategiche per il Paese, la sua economia e il suo tessuto sociale.”. L’invito all’apertura di un tavolo di confronto è stato fatto anche da Massimo Morettuzzo del Patto per l’Autonomia, orientato a “individuare soluzioni industriali alternative, salvaguardando l’occupazione”. Invito condiviso anche dal capogruppo di Forza Italia nel consiglio regionale, Giuseppe Nicoli. Dalla Lega, per voce di Danilo Slokar e Giuseppe Ghersinich, arriva la rassicurazione sull’impegno di Fedriga e di Giorgetti che, fanno sapere, “sono già in prima linea per evitare gli scenari peggiori”. Dal canto loro, Antonio Lippolis e Claudio Giacomelli, esponenti di Fratelli d’Italia, hanno promesso di mobilitarsi al fine di far rientrare la vicenda.

Durissimi anche i sindacati. “Aprire una crisi a ridosso del periodo feriale – avevano commentato da USB – è un fatto che dà la misura del rispetto che l’azienda ha nei confronti delle istituzioni e delle parti sociali.”. Il sindacato di base ha accusato l’azienda finlandese di aver mentito per mesi a lavoratori e istituzioni e di non avere scrupoli, unendosi altresì all’invito alla costituzione di un tavolo di confronto tra i diversi attori per trovare delle soluzioni e invitando i lavoratori a una mobilitazione generale. Rodà, segretario generale di UIL, ha affermato: “Non accetteremo mai, mai, questi esuberi e questi numeri sul nostro territorio” e ha definito “sciacallaggio” l’operazione condotta dalla società finlandese. Per la CGIL l’azione di Wärtsilä è un tradimento alla città.

Ai lavoratori è infine arrivata la solidarietà dei portuali del CLPT, che hanno definito “infame” la decisione di Wärtsilä e che hanno invitato tutti i lavoratori e i cittadini a sostenere i lavoratori di Wärtsilä, e della Diocesi di Trieste, che ha invitato tutti a uno “sforzo corale” per trovare le migliori soluzioni.
[E.R.]

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