30.9 C
Trieste
lunedì, 15 Agosto 2022

La storia della Dogana Vecchia, dimenticato hangar liberty di Zaninovich

30.07.2022 – 07.01 – Il progetto di costruire un parcheggio sotterraneo nella zona antistante la Stazione Marittima, al di sotto del riquadro verdeggiante dove la statua di Nazario Sauro scruta arcigno i turisti, evidenzia come la zona rivesta un forte interesse strategico. Grazie alla vicinanza a Piazza dell’Unità e al molo Audace, molo Bersaglieri rappresenta uno dei luoghi maggiormente scenografici di Trieste, specie in connessione con le navi da crociera.
Una situazione che risulterebbe straniante per un osservatore che giungesse dall’ottocento: all’epoca infatti l’odierno molo Bersaglieri era una misera cosa. Inizialmente era un aggregato di banchine in rovina, chiamato dallo storico Generini non a caso col nome che si dava usualmente a questo genere di strutture degradate, ovvero “molo della Porporella“.
Solo nel corso dell’ottocento il molo venne ampliato, tanto in lunghezza quanto in larghezza, acquisendo il titolo di “molo della Sanità“.
Il console inglese Sir Richard Francis Burton lo descrisse come “molo della Sanità, il più corto dei moli; fronteggia gli alloggiamenti del Governo marittimo, dell’ufficio dei piloti (Corpo dei piloti e della Sanità) e completamente occupato dal Casino della Sanità (ufficiale sanitario) che è stato recentemente ingrandito”.
Verso i primi del ‘900 il molo ospitava, oltre al Casino della Sanità, i magazzini rispettivamente n. 41 e n.42, dediti all’immagazzinaggio del vino.
Successivamente, nel luogo del Casino della Sanità, a volte anche denominato “Ufficio della Sanità Marittima”, venne realizzata la “Espositura Doganale“, ad opera dell’architetto Giorgio Zaninovich. Si trattava di quella collezione di edifici industriali, ma dalla chiara cifra stilistica secessionista, che l’architetto dalmata realizzò a Trieste nel primo decennio del ‘900: dalla Sottostazione elettrica di riconversione, ai Varchi monumentali, alle locande grandi e piccole del Porto Vecchio.
La Dogana Vecchia o “Espositura Doganale” rientra in quest’ambito: aveva la funzione di controllare i passeggeri delle navi in arrivo e in partenza. Era un edificio a un solo piano, come le due locande, dalla forma rettangolare con un ampio portico sulla facciata sud (lato pescheria).
Il magazzino era un fratello minore dell’Hotel Balkan di Max Fabiani: finestre lunghe e strette disposte con uno schema geometrico, ma decorate con piccoli fregi, pensiline in ferro e colonnine con capitelli a motivi geometrici. I portoni stessi presentavano vetri colorati, come negli originari progetti di Kolomon Moser.
Sorprende che un edificio dalla simile cifra stilistica fosse sopravvissuto alla distruzione del magazzino n. 41, onde consentire la costruzione della Stazione Marittima (1930); ma era una componente importante del sistema portuale triestino, considerando come proprio davanti vi passasse la Rivabahn che connetteva Porto Vecchio e Nuovo. Le fotografie sino alla distruzione, avvenuta nel 1964 per far spazio al monumento irredentista, mostrano chiaramente le piattaforme girevoli per i vagoni ferroviari nella zona antistante l’hangar, segnale eloquente dell’interconnessione ferro-porto tutt’oggi assai viva.

[z.s.]

spot_img
Avatar
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore