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mercoledì, 10 Agosto 2022

Dante e Trieste: quali legami? Un recupero in chiave irredentista

04.07.2022 – 11.03 – Quale legame intercorre tra Dante Alighieri e la città di Trieste? A livello biografico, non ve ne sono: se la vecchia Tergeste venne visitata da banchieri e mercanti toscani, Dante non arrivò mai né in Friuli, né in Istria, né certo nell’odierno capoluogo giuliano. Il recupero graduale della figura dantesca si realizzò infatti negli ultimi decenni del ‘700 e nei primi dell’800, rinvenendo poi grande successo con la sua rivalutazione in chiave romantica e successivamente nazionale. Quando Dante divenne, da un oscuro poeta di età medievale, il “padre della patria“, allora le città italiane e i territori che ospitavano minoranze italiane se ne appropriarono, rivenendo nello sterminato corpus di testi dantesco e ispecie nella Divina Commedia fantasiosi riferimenti alla presenza del Vate nelle proprie terre.
Il caso di Trieste si avvale rispettivamente di due diverse grandi correnti: da un lato infatti gli studi tedeschi sulla Divina Commedia interessarono lo stesso capoluogo, guardando con interesse a un Dante percepito anticlericale e moderno (e lo stesso Massimiliano d’Asburgo conservava a Miramar un busto del poeta); dall’altro gli studi italiani recuperarono Dante in chiave irredentista, senza tuttavia negare impollinazioni e cross over culturali con la minoranza tedesca.
Il primo segnale di una percepita presenza culturale dantesca a Trieste, affine a simili movimenti in Italia e in Germania, risale al 1865, quando anche la città-porto festeggiò i 600 anni dalla nascita di Dante, con un ciclo di conferenze e una simbolica partecipazione agli eventi di Firenze e Ravenna. Il clima non conosceva ancora gli eccessi nazionalisti d’inizio ‘900; e ritroviamo pertanto studiosi di ogni nazionalità affratellati dallo studio dantesco. Non a caso l’anniversario del 1865 era stato ispirato a sua volta dal grande successo riscosso nella Germania pre unitaria dai festeggiamenti per il centenario di Schiller (1859).
Accanto agli studi danteschi, i quali conobbero nell’ottocento un grande rigoglio anche nei territori giuliani, sebbene con toni e caratteristiche dispersive, il legame con Dante si realizzò a Trieste anche a livello monumentale con la realizzazione per l’omonimo Liceo del busto di Dante Alighieri (1894-95). Non va inoltre trascurato l’influsso esercitato sull’irredentismo triestino della parallela realizzazione, a Trento, della statua a Dante Alighieri patrocinata dalla Lega Nazionale. Nuovamente la figura dantesca diveniva, attraverso la trasformazione in targa, busto o statua, un modo di “piantare la bandiera”, riaffermare una presenza di lingua italiana in un luogo crocevia di culture ed etnie.
Il legame tra Dante e Trieste è tanto esile, quanto variegato, connesso allo straordinario clima culturale ottocentesco: nell’occasione dei settecento anni dalla morte del peota (2021), i Civici Musei avevano dedicato una serie di approfondimenti danteschi che variavano dai collegamenti scientifici, a quelli culturali e “pop”.
Quale caso esemplare dei legami tra Dante e Trieste pre 1914 ricordiamo infine l’anniversario del 1908 quando una delegazione di 300 triestini, 200 fiumani, 50 cittadini di Pola e 50 dalla restante Istria, Dalmazia e Gorizia donò alla città di Ravenna un’ampolla votiva d’argento realizzata da Giovanni Mayer. Il prezioso oggetto, destinato a contenere l’olio col quale accendere la lampada votiva della tomba di Dante, è tutt’oggi presente, sebbene come tante anticaglie della Trieste che fu, dimenticata dagli italiani a cui voleva porgere eterno omaggio.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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