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sabato, 13 Agosto 2022

Von der Leyen a rischio sfiducia, che succede in Europa? La crisi politica dopo il sostegno alla Polonia

07.06.2022 – 16.53 – Dopo il via libera in Commissione europea al piano di sostegno Covid-19 polacco (35,4 miliardi di euro al governo di Varsavia, guidato dal cinquantatreenne Mateusz Morawiecki), contro la sua presidente, Ursula von der Leyen, soffia un vento avverso sostenuto dalla minaccia di un voto di sfiducia. L’annuncio di von der Leyen rappresenta di fatto una tregua in un confronto dai toni accesi, quello fra l’Unione Europea e la Polonia stessa, basato sulle controverse riforme giudiziarie di Morawiecki; chi è Morawiecki, e cosa sta succedendo in UE?

Mateusz Morawiecki (anticomunista, tecnocrate dei temi economici, conservatore e ora principale sostenitore, fra i leader dei paesi UE, di Volodymyr Zelensky), primo ministro in carica dal 2017, è accusato dagli oppositori (e da più di qualche partito europeo) di aver riportato l’orologio della storia polacca, in termini di diritti delle donne, di libertà di stampa e d’espressione, e di giustizia, addirittura più indietro degli anni Ottanta del generale Wojciech Jaruzelski. Il 15 settembre 2020, l’opposizione politica polacca ha chiesto le sue dimissioni sulla base di una violazione della Costituzione dopo il pronunciamento della corte amministrativa di Varsavia contro la sua decisione di far votare i polacchi solo per posta, vista la situazione di pandemia Covid-19 – decisione ritenuta illegale; Morawiecki non si è dimesso, e nell’ottobre dello scorso anno 2021 ha accusato l’Unione Europea di ingerenza negli affari interni della nazione e di star ricattando la Polonia, in particolare con la minaccia di sanzioni economiche, smentendo comunque la possibilità di una “Polexit”. Alla Germania, in modo ritenuto a Bruxelles anacronistico e fuori luogo, ha chiesto le riparazioni di guerra per i danni portati dal Secondo conflitto mondiale; la questione principale sullo sfondo, in realtà, il gasdotto Nord Stream 2, che avrebbe dovuto portare la materia prima energetica dalla Russia direttamente in Germania tagliando fuori la Polonia (nell’occasione, Morawiecki ha anche dichiarato che la Polonia “non avrebbe dovuto soffrire come risultato del Green Deal dell’UE”, accusando gli altri paesi che puntavano alla riduzione delle emissioni di stare contribuendo alla crisi mondiale dell’energia). Dopo l’aggressione russa all’Ucraina, tutto è cambiato, però: la Polonia è diventata la nazione ponte del sostegno militare occidentale a Kiev, e il governo di Morawiecki quello pronto a tutto o quasi, compresa la cessione di caccia MIG-29 all’Ucraina, poi risoltasi in un nulla di fatto, senza una presa di responsabilità diretta e nella gran confusione. Oltre a quello del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che ha visitato la Polonia nel marzo di quest’anno, e naturalmente di Boris Johnson (che rimane per ora al suo posto, dopo aver ottenuto, ieri sera, la fiducia del 58,8 per cento dei Conservatori nonostante lo “scandalo feste”; una percentuale molto bassa, inferiore a quella di Theresa May del 2018 – il 63 per cento – e un segnale molto forte dall’interno del suo stesso partito, che potrebbe presupporre comunque le dimissioni, così come per la stessa May, e un nuovo governo inglese entro pochi mesi), Morawiecki ha beneficiato anche del supporto arrivato dall’Unione Europea dopo l’inversione di marcia di Ursula von der Leyen, senza che sui temi che avevano portato al rischio sanzioni (la giustizia; la libertà di stampa e i diritti) sia stato fatto per davvero nulla di concreto in Polonia, ed è questo che ha fatto infuriare ad esempio gli olandesi e il primo ministro belga Verhofstadt. Le misure di Morawiecki per il ripristino di diritti fondamentali sarebbero “puramente cosmetiche”, secondo Verhofstadt, ben al di sotto delle aspettative minime della Corte Europea di Giustizia, e la Commissione europea presieduta da von der Leyen ne sarebbe pienamente consapevole. Misure, quelle polacche, che tra l’altro non riconoscono la supremazia in materia legislativa dell’Unione e l’autorità della Corte stessa sulle autorità polacche.

Von der Leyen, dopo anni durante i quali la Commissione europea ha dato battaglia alla Polonia su argomenti ritenuti di comune accordo fra i paesi membri come di primaria importanza – l’indipendenza della giustizia dal potere politico primo fra tutti – approva invece l’assegnazione di più di 35 miliardi in cambio di sole rassicurazioni sul rispetto di alcune future “milestone” da parte polacca. Sul fuoco della polemica fra UE e Polonia, naturalmente, getta benzina la Russia: secondo Mosca, nelle dichiarazioni del segretario del Consiglio di sicurezza Nikolai Patrushev, sarebbe evidente, sulla base anche della visita del presidente polacco Andrzej Duda a Kiev e della proposta di siglare un nuovo trattato d’amicizia fra i due paesi, come i sostenitori europei dell’Ucraina non siano affatto contrari alle mosse di Varsavia tese ad approfittare della situazione prendendosi economicamente, con il beneplacito degli Stati Uniti, e secondo la Russia anche militarmente in termini di spostamento del perimetro NATO, i suoi territori occidentali, parte dei quali erano già appartenuti alla Polonia dopo il dissolvimento dell’Impero austro-ungarico nel 1918. Un problema politico enorme, quello polacco, per l’Unione Europea, per il quale non s’intravede facile soluzione, e che mina ulteriormente l’autorevolezza UE su argomenti primari e la sua coesione interna. I punti chiave, ed è evidente, restano la guerra e l’accoglimento, da parte di Varsavia, di milioni di rifugiati; per sostenere entrambe le questioni, e soprattutto il forte sostegno militare all’Ucraina, la Polonia ha bisogno di denaro, e subito – che sia fatto nel modo non giusto, potenzialmente al di fuori delle leggi UE e come mero esperiente politico ricorrendo alla motivazione Covid-19, sembra importare meno; potrebbe però non esser così per tutti i paesi membri, e la sfiducia alla presidente von der Leyen potrebbe concretizzarsi per davvero. Nel frattempo, Mateusz Morawiecki ha promesso di “monitorare” l’uso dei fondi UE.

[r.s.]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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