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mercoledì, 17 Agosto 2022

Porto Vecchio, riaffiora il Lazzaretto Nuovo di teresiana memoria

09.06.2022 – 07.01 – Un frammento della Trieste teresiana riemerge dal selciato del Porto Vecchio di Trieste. Dall’ottocento al settecento: gli scavi per le infrastrutture del sottosuolo portuale (acqua, luce, gas, elettricità, rete cablata…) hanno infatti rivelato la struttura del precedente lazzaretto costruito nel 1769, il secondo di Trieste dopo il lazzaretto di San Carlo (1731).
La scoperta è avvenuta rispettivamente nello spazio tra il Magazzino 26 e il Centro Congressi e nello spazio dinanzi il Magazzino 26, dove sorgerà il futuro Museo del Mare. Quando è stato osservato che stavano affiorando rimanenze antiche, è subentrata la società Archeotest, a propria volta in subappalto alla Mari Mazzaroli.
Sono stati portati alla luce rispettivamente un tratto della banchina per l’attracco delle navi da porre in quarantena, risalente al ‘700, con la bitta in pietra, le fondamenta di diverse stanze, tra le quali gli spazi per le batterie dei cannoni di presidio, con le rotaie conservatasi per ruotarli e porli in posizione.
I ritrovamenti sono stati oggetto di una valutazione della soprintendente Simonetta Bonomi, coadiuvata dal dirigente dell’area Lavori pubblici del Comune Giulio Bernetti; sembra essere al vaglio una possibile valutazione d’interesse culturale.
Il pensiero corre spontaneo a una conservazione non invasiva quale quella attuata nella zona della Trieste romana, dove i reperti sono posti sotto vetro e “camminando” è possibile osservare la Trieste d’un tempo; e la scoperta completerebbe un elemento importante del sistema portuale settecentesco, del quale non è rimasto molto.
Sorprende però che la scoperta non fosse già prevista nei piani; era inevitabile rinvenire in una zona quale il Porto Vecchio reperti storici; e il parallelo ritrovamento dell’arcata del torrente Martesin è tutt’altro che nuovo, essendo segnato nella stragrande maggioranza delle pubblicazioni di archeologia industriale. Emerge nuovamente la chiara necessità di conoscere il luogo, prima di procedere alla sua riqualificazione; anche e soprattutto in un’ottica didattica e turistica, non solo conservativa.

Il lazzaretto di Maria Teresa, costruito nel 1769 e sopravvissuto fino alla costruzione della Ferrovia Meridionale (1868), era una cittadella autosufficiente nel cuore della Trieste settecentesca: delimitato da un alto muro di “quattro Klafter” (7 metri) il lazzaretto era suddiviso in un bacino per le navi “sporche”, dove gli equipaggi spurgavano eventuali malattie,  e una zona “pulita” per chi non doveva sottostare alla quarantena. Ad ogni bacino, un diverso ingresso; ciascheduno chiuso con una catena secondo rigidi rituali e orari. I bacini ospitavano fino a sessanta navi; numero estremamente elevati tutt’oggi che comunicano efficacemente l’importanza del lazzaretto per la città-porto.
Le merci potenzialmente infette venivano lavate con l’acqua dolce dai torrenti dell’altopiano in una serie di edifici appositi, caratteristici di luoghi del genere: dai magazzini per le merci sfuse, agli alloggi delle guardie, alle sale per i contumaci. Vi era anche una batteria di cannoni, della quale è stato scoperto adesso il basamento. Il molo rivenuto corrisponde invece al bacino “sporco” del Lazzaretto.
Il lazzaretto “nuovo” era pertanto all’epoca una struttura all’avanguardia; la ritroviamo ad esempio citata nei resoconti di un viaggiatore inglese, I. F. R. S. Howard, nell’opera An account of the Lazzarettos in Europe (1791).

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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