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mercoledì, 10 Agosto 2022

Porto Trieste green, D’Agostino: “Servono 150MW, quanto intera città”

15.06.2022 – 13.16 – La transizione ecologica non avverrà mai se non si metamorfizzerà in una rivoluzione capace di sconvolgere il paradigma dominante. Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Zeno D’Agostino è tornato sulla tematica del Green New Deal nuovamente trattando alcuni concetti ricorrenti nelle narrazioni sullo scalo giuliano: dallo scindere il porto dal ruolo puramente trasportistico (il futuro del porto non è il porto), alla necessità di abbandonare il concetto di transizione, essendo una conservazione dei rapporti di potere attuali (innovazione radicale, non incrementale), alla questione pratica dei consumi energetici connessi a un porto che voglia davvero essere green.
L’intervento è avvenuto a margine dell’evento “La transizione ecologica nei porti: scenari, progetti e professioni del futuro“, organizzato dalla CEI – Central Europe Initiative. L’evento ha permesso di riunire per la prima volta nella storica sede di via Genova i Presidenti delle Authority rispettivamente di Trieste e di Genova. Insomma, nelle parole degli organizzatori della CEI, “dalla rivalità alla sinergia”.

È stato già osservato che l’azzeramento delle emissioni comporta un consumo massiccio dell’energia elettrica, tanto che venga comperata dall’estero, quanto che sia prodotta da fonti locali. Le basse capacità di produzione italiana, connesse sostanzialmente al basso rendimento del fotovoltaico e dell’eolico e al rifiuto del nucleare, comportano in tal senso rilevanti difficoltà.
Il Presidente dell’Authority si è inserito nella questione, analizzando la problematica per quanto concerne lo scalo giuliano: “Una nave da crociera consuma un sesto dell’energia elettrica di Trieste, quindi due navi attraccate chiedono il 33% del consumo energetico dell’intera città. Siccome Trieste consuma 150 Megawatt, abbiamo fatto i conteggi che a scenario definitivo, concluso il PNRR, il consumo solo del porto dovrebbe assestarsi sui 150-160 Megawatt. Quindi ci sarà un raddoppio della domanda energetica della città“.
Quale fonte potrebbe fornire tanta energia? Quale sarà il senso della transizione se l’energia in questione non sarà “verde” a propria volta?
Nella cornice del congresso della Uil di Trieste, riportato dall’Agenzia DIRE, D’Agostino ha segnalato che si sta valutando la produzione di idrogeno negli spazi interni dello scalo con impianti fotovoltaici ed elettrolisi: “Quindi abbiamo in mente progetti importanti di razionalizzazione energetica, produzione dell’energia, per non essere soltanto consumatori”.
È inoltre stato finanziato dal ministero della Transizione ecologica una “smart grid” del porto che “permetterà alle nuove navi e treni, che saranno anche produttori di elettricità e non solo consumatori, di dare energia alla rete, non solo di riceverla”.

La transizione tuttavia, ha argomentato D’Agostino, è impossibile: “Non ce la faremo mai”.
Occorre invece “cambiare il modello, attuare una rivoluzione ecologica”, senza limitarsi a “modificare le modalità di produzione energetica”. Se quest’approvvigionamento energetico si dimostra difficile, qual è il caso dei 150MW, “il porto deve diventare qualcos’altro“, scegliendo tra l’innovazione incrementale e radicale quest’ultima, “sconvolgendo il paradigma”. In quest’ambito si necessiterebbe di una governance forte, adatta a un cambiamento non solo economico, ma cognitivo. C’è un esempio calzante, secondo D’Agostino, ovvero l’elettrificazione delle banchine, rallentato a causa dei permessi richiesti alla Regione Friuli Venezia Giulia. Secondo il decreto 30 aprile infatti i cavi da porre sulle banchine si caratterizzano quali “produzione energetica” e richiedono pertanto i permessi dell’ente regionale.
Ostacoli burocratici largamente assenti in altri paesi europei: D’Agostino ha citato l’esempio di Belgio e Olanda che hanno attuato nell’ultimo periodo una forte collaborazione tra le Authority. Si parla di quelle zone di “autorità portuali transazionali“; e la comparazione col nord Adriatico, dove paradossalmente Trieste, Koper/Capodistria e Rijeka/Fiume convivono gomito a gomito, eppure sono l’un contro l’altro armati non può non risaltare.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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