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lunedì, 27 Giugno 2022

Industrie Friuli Venezia Giulia in Russia, sopravvive solo la Rizzani de Eccher

23.06.2022 – 10.55 – Il deserto (industriale) delle steppe. A seguito degli ormai sei pacchetti di sanzioni, del conflitto in Ucraina e delle conseguenti contro-sanzioni russe il rapporto tra le industrie del Friuli Venezia Giulia, specie quelle friulane, e la Federazione si è pressoché azzerato.
Le industrie che un tempo operavano nell’area non sono scomparse, ma rimangono in attesa da mesi; onde comprendere se sarà possibile ritornare a fare affari o se il mercato rimarrà chiuso. A livello ideologico sembra evidente il re-orientamento del mondo imprenditoriale russo verso la Repubblica Popolare Cinese, l’India e i paesi che un tempo costituivano i Brics; a livello pratico è altrettanto evidente che un’economia quale quella russa intrecciata con l’occidente non può improvvisamente mutare radicalmente clienti e ambiti. La pubblicità, le richieste, il marketing, i clienti… è un emisfero diverso.
Nell’ambito friulano sopravvive il colosso Rizzani de Eccher, unico nella Regione ad avere ancora qualche cantiere attivo in Russia. La maggior parte dei contratti sono stati risolti, mentre altri pre invasione rimangono in attesa di risoluzione.
I cantieri in questione sono piuttosto piccoli per gli standard dell’azienda e sono tutti situati nell’area di Mosca. Vi sono poi gli usuali problemi con i pagamenti: solo alcune banche sono operative, ma con forti limiti; dopotutto l’obiettivo delle sanzioni è proprio di scoraggiare i rapporti commerciali.
La Rizzani de Eccher ad esempio ha dovuto rinunciare alle consulenze per il governo e le aziende russe, limitandosi ad operare con le aziende italiane operanti nella Federazione. Ne rimangono ormai circa ottanta, afferenti rispettivamente al Veneto, alla Lombardia e le Marche. Sono per lo più operative nell’ambito dell’agricoltura e dell’industria, sebbene rimanga ancora qualcosa anche nell’ambito delle vendite al dettaglio, specie l’alta moda.
In linea generale l’import-export dalla Russia con il Friuli Venezia Giulia è stato pressoché dimezzato; secondo quanto comunicato da Banca d’Italia il calo è stato del 50%, con un ri-allocamento verso gli Stati Uniti e la Cina, costi della logistica permettendo.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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