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lunedì, 3 Ottobre 2022

Finalmente il rimbalzo delle Borse. In rialzo indici azionari e materie prime

01.06.2022 – 08.30 – Dopo diverse settimane di sofferenza le borse azionarie riescono finalmente a chiudere l’ottava in (forte) positivo, reagendo dalla negatività che ha caratterizzato il contesto per gli investitori. In realtà, “diverse” settimane rende solo in parte l’idea della fase ribassista di aprile e maggio, con una striscia record di 8 settimane in discesa, verificatasi solo nel 1923, 1970, 1980 e 2001. La percentuale di discesa dai massimi ha lambito il 20% (se parliamo di S&P 500), un confine che crea sempre ansia negli investitori che intravvedono l’avvicinarsi del tanto temuto ‘bear market’. Ma come spesso avviene, quando la negatività raggiunge livelli quasi esasperati e si verificano giornate di vero e proprio panic-selling, ecco che sopraggiunge la capacità degli indici di sedimentare un ‘bottom’ e da lì tentare un recupero (almeno parziale) di quanto perso. Anche perché, se la foga ribassista diventa molto forte, rimane anche ‘poco’ da vendere sui mercati e si creano le condizioni per dei rimbalzi tecnici anche all’interno di una fase correttiva. Momento quindi di segni più per la generalità delle borse con l’azionario globale che con il +5,6% settimanale, porta il 2022 ad un -12,4%.

E sì che la situazione non era sembrata particolarmente favorevole nelle prime sedute dell’ottava, con un andamento improntato alla debolezza per l’ennesima sorpresa (delusione) sul fronte degli utili aziendali, con le casistiche che paiono aumentare in modo progressivo. Se la settimana scorsa erano stati i retailers a scatenare le vendite paventando difficoltà di tenuta dei consumi, questa volta si è tornati sul tema ‘classico’ dei tech: è stato infatti Snapchat, uno dei più noti social network, a perdere oltre un terzo del suo valore dopo che la società ha lanciato un profit warning per problemi legati al crollo del mercato degli annunci pubblicitari digitali. L’effetto sugli altri titoli del settore è stato immediato, ma tutto l’ambiente tech ha visto discese marcate anche per titoli dalla grande capitalizzazione come Alphabet o Meta. Dopo l’effetto immediato però le borse USA (e al traino le altre) si sono riprese con vigore, inanellando una serie di sedute positive: l’S&P 500 da sotto quota 3.900 e il Nasdaq 100 da area 11.600 hanno evidenziato quindi una sorta di pavimento di supporto alle quotazioni, di fatto dei nuovi candidati di supporto per delimitare la fase correttiva in corso.

Un evento che quantomeno riesce a tamponare le dinamiche ribassiste viste finora e che per gran parte degli ultimi mesi sono state legate alle intenzioni della Fed di ripristinare una politica monetaria restrittiva, molto più di quanto ci si attendeva qualche mese. Senza dubbio, è questo il primario elemento che il mercato ha valutato, con una effetto particolarmente impattante sui titoli ad alta crescita del segmento tech (con percentuali di ribasso che per parte del listino Nasdaq hanno toccato valori record). Ma ultimamente, si è notato che il legame intermarket tra aumento dei tassi e quotazioni azionarie abbia perso un po’ di mordente, un segno che il mercato ha cominciato quanto meno a preoccuparsi anche delle possibilità di recessione per l’economia USA. In settimana, i dati macro hanno certificato il segno meno del PIL nel primo trimestre, risultato anche sotto le attese (-1,5% vs -1,3%). Basteranno per pensare ad una Fed un po’ meno restrittiva nelle intenzioni? Per ora basta questo, anche per far scendere l’indice Vix.

Nei numeri: borse sviluppate quindi positive nell’ottava, S&P +6,6%, Nasdaq +7,2%, Eurostoxx +6,5%, mentre i paesi emergenti sono stati meno tonici (+0,9%). Tra i settori rimbalzo per Financials, Discretionary e Tech, ma il movimento è stato sostanzialmente corale, visto che il rialzo del petrolio ha continuato a dare supporto al settore energetico.

Mercato delle materie prime: In ambito materie prime, marginale rialzo per il petrolio, che resta sopra quota 113$, anche se  il Brent ad ottenere la performance migliore (+4%). Metalli industriali contrastati mentre le materie prime agricole si prendono una pausa (caffè escluso) dopo i rialzi delle scorse settimane. Oro in leggera salita (+0,6%), con le quotazioni in area 1.860 $.

Mercato obbligazionario: È stata un’altra settimana nel complesso positiva per il governativo americano, che comincia a limare le perdite incamerate in questi primi mesi del 2022. Un ribasso, quello dei titoli di stato americani, figlio, come noto, dell’atteggiamento molto meno accomodante della Federal Reserve, impegnata nell’arduo compito di sradicare valori di inflazione superiori all’8% con dei tassi ancora troppo bassi per essere veramente incisivi. Per quanto infatti la Fed possa muoversi in modo aggressivo, è evidente che l’attuale contesto configura un’inflazione legata sia ad una offerta debole (catene di approvvigionamento non efficienti), sia ad un contesto geopolitico internazionale di tensione sui rapporti commerciali, sia alla difficile situazione di guerra tra Russia ed Ucraina. Se il primo punto è a tutti gli effetti una dinamica che arriva da lontano (almeno dal 2018, con la presidenza Trump), il secondo è una ‘novità’ del 2022 che non ha fatto altro che acuire delle dinamiche macroeconomiche (inflazione in primis) che già erano apparse sui mercati finanziari dopo la parte più dura dei lockdown legati al Covid. Contro questi elementi la Fed può fare poco, per cui la strada scelta (piuttosto pericolosa a dire il vero) è quella di provare a depotenziale/frenare/distruggere la domanda senza danni recessivi troppo elevati.

I mercati hanno assorbito faticosamente questo contesto piuttosto complesso, con timori di un fine ciclo per l’economia, messa ko dagli interventi dalla Fed. Tengono, per il momento, i consumi (almeno sul piano macro, perché in borsa le aziende stanno già manifestando delle problematiche nel centrale i target di ricavi e utili), così come sul mercato del lavoro si è ancora in presenza di un’economia piuttosto forte. I sussidi di disoccupazione sono risultati migliori delle attese per cui il posizionamento della Fed appare per il momento coerente ed è quello che effettivamente è anche uscito dai verbali della Federal Reserve relativi all’ultimo meeting. Il FOMC ritiene che gli aumenti previsti da 50 basis point per i meeting di giugno e luglio appaiono coerenti con gli obiettivi macroeconomici, mentre da settembre in poi vi sarà la continuazione del percorso di rialzo dei tassi. A ben vedere il grafico dei tassi impliciti, le attese per la seconda parte del 2022 si stanno facendo meno aggressive. L’intensità delle misure restrittive dipenderanno comunque dai prossimi dati macro e tanto l’azionario quanto l’obbligazionario si sono allineati: con un equity che ha perso il 15%-20% e i tassi USA che hanno raggiunto il 3%, è chiaro che ora servono nuovi input per vedere quale sarà la direzionalità. Provvisoriamente l’azionario, scontato molto del negativo, abbozza un buon rimbalzo così come la parte obbligazionaria.

Hanno fatto discutere le prese di posizioni di Ray Dalio, investitore e gestore internazionale. Secondo Dalio, lo scenario che gli investitori devono presupporre è quello degli anni ’70, con inflazione e stagnazione economica, dove occorrerà proteggere il potere d’acquisto da un’inflazione galoppante, così come evitare eccessive prese di posizione sul capitale di rischio, visto che l’economia USA non reggerà agli interventi della Fed sui tassi. Tassi che, negli USA, si sono comunque mossi al ribasso, con il decennale sceso in area 2,70% e con il due anni appena sotto il 2,5%. In ritracciamento anche il Bund pari scadenza, tornato sotto l’1% e finalmente anche quello del titolo di stato italiano (2,90%), finora più restio a concedere qualche diminuzione dei rendimenti. Tra gli altri segmenti da segnalare la buona ripresa di tutto l’obbligazionario corporate americano, sia investment grade che High Yield, merito del calo dei tassi e di un ridimensionamento dello spread di credito targato US (-70 bps in una sola settimana).

Mercato delle valute e cryptos: Per quanto riguarda i cambi, ritorno di forza per l’Euro dopo i verbali della Fed e con la percezione del mercato di una BCE più ‘competitiva’ nella politica restrittiva dei prossimi mesi. Cambio in area 1,07 che si allontana quindi dai minimi di periodo. Perde terreno il Rublo, ma da inizio d’anno la rivalutazione è ancora importante. Stabile il Bitcoin in area 29.000. Torna debole la Lira turca.

[di Dott. Alessandro Pazzaglia, Consulente Finanziario Indipendente, iscritto all’Albo delibera. 1081 del 18/04/2019. Info mail [email protected] Articolo da Pordenoneoggi.it]

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