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venerdì, 12 Agosto 2022

Dalle antiche gru alla stazione della cabinovia: Fuksas svela i rendering

24.06.2022 – 07.01 – Dopo il primo incontro a Mantova, il ciclo di eventi “Alfabeto del Futuro 2022” giunge a Trieste con la seconda tappa, significativamente intitolata “Turismo, operazione riscossa“.
Turismo di massa, slow tourism, turismo culturale, artistico, sociale: e, ovviamente, turismo crocieristico. Quali opportunità offre il PNRR per l’industria turistica rispettivamente italiana e giuliana? Un discorso all’interno del quale è stata inserito il progetto della “Cabinovia Trieste-Carso“, il cui finanziamento coi fondi europei viene addotto di volta in volta quale causa per la sua costruzione: il concorso è stato vinto, non si può non procedere. Accanto al progetto dell’itinerario e alla collocazione dei piloni nella futura area del Porto Vecchio, la cabinovia utilizzerà anche delle apposite stazioni, per le quali era stato commissionato un progetto agli architetti e designer Doriana e Massimiliano Fuksas.
Il progetto appare lontano dall’essere definitivo, la stessa collocazione nella mappa portuale posticcia, ma è stato possibile, durante una breve presentazione, disporre di una serie di rendering delle stazioni. Il padre della discussa “Nuvola” dichiara di aver attinto l’ispirazione dalla sagoma delle gru di banchina austroungariche, la cui forma ad L, se accostate alle navi che un tempo operavano tra ‘800 e ‘900, forma un chiaro esagono. La suggestione ha fornito la base per la forma complessiva della stazione, dunque un esagono piantato nel verde del Porto Vecchio. Le stazioni, ha avvertito la coppia Fuksas, verranno realizzate con la pietra di Aurisina, in quanto “caratteristica del Carso” e particolarmente “resistente all’usura, rigida, solida”; in secondo luogo, per la struttura in sé, verrà utilizzato l’alluminio, in quanto “riciclabile al 100%” e facilmente malleabile, oltre a essere un materiale conduttore; e infine vi è l’elemento dell’acqua, un collegamento col mare.

La stazione riflette l’evoluzione del pensiero fuksasiano sulla casa di abitazione che andrà radicalmente ripensata nel futuro post Covid; sotto il profilo ecologico la casa non deve più limitarsi a essere ad impatto zero, ma attivamente produrre energia. Ciò si traduce nel caso della stazione nelle forme di “una struttura ecosostenibile” tappezzata di “pannelli e vetro fotovoltaico“. Sotto il profilo estetico, ha osservato Fuksas, la stazione verrà “”annegata nel verde”, ma con “tracce del mondo minerale” caratteristico del Porto Vecchio e del grigio dei suoi magazzini.
La coppia di architetti ha osservato che vi sono simili cabinovie a “Lisbona, Londra e Barcellona” e come nel caso triestino si tratti di un percorso molto breve, non più di quattro chilometri. Non sembra sia stato però considerato l’elemento del vento di Bora; e la stessa osservazione che le stazioni occuperanno duemila metri quadri sui seicento diciassettemila totali del Porto rilancia l’immagine di un Porto Vecchio quale luogo “vuoto”, nonostante lo spazio a disposizione sia in realtà fortemente limitato da un’ossatura urbana quasi totalmente vincolata.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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