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lunedì, 15 Agosto 2022

“Ce la caveremo?” Neogenitori tra domande e paure. Telemaco risponde

17.06.2022 – 08.30 – Tutti abbiamo delle domande difficili, scomode da articolare, questioni che non sappiamo a chi porre, che non riusciamo a dire.
Telemaco risponde” è uno spazio in cui poterle mettere in parola, anonimamente, ricevendo una risposta cucita su misura.
È possibile contattare Telemaco Trieste, associazione formata da psicologhe e psicoterapeute che si occupa della clinica dell’infanzia e dell’adolescenza, all’indirizzo: [email protected]

Domanda: Buongiorno, mi chiamo Carla e fra pochi mesi io ed il mio compagno Enrico diventeremo mamma e papà. Siamo molto felici e molto spaventati, siamo i primi dei nostri amici ad affrontare questo grande cambiamento di vita e spesso ci chiediamo: come ce la caveremo? Ci riusciremo? Come si diventa dei bravi genitori? Immaginiamo già che, purtroppo o per fortuna, non esista una risposta a queste domande ma volevamo chiedervi come possiamo prepararci o come possiamo affrontare questi ultimi mesi in due per arrivare “pronti” al grande giorno. Vi ringraziamo.

Risponde Benedetta Moras di Telemaco Trieste: Cari Carla ed Enrico, innanzitutto congratulazioni! Vi ringrazio per questa domanda che accomuna molte giovani coppie. Quando nasce un bambino nascono infatti anche una mamma ed un papà. Ma come avviene questo? E quando?
Quello che vi propongo è immaginarci il diventare genitori come una partenza per un viaggio in un paese lontano. La futura mamma ed il futuro papà decidono di partire.. magari aspettavano da tanto il momento giusto per fare questo viaggio, oppure è stata una scelta più istintiva, sta di fatto che hanno prenotato, è fatta: si parte. Ecco che emergono l’entusiasmo e la gioia del partire ma anche il timore rispetto a come sarà quel paese lontano, sconosciuto, per loro del tutto nuovo. “Forse non conosciamo troppo bene la lingua” potrebbero pensare, oppure “forse sarà strano passare molto tempo in un posto sconosciuto” o ancora, “chissà se ci capiremo durante questo viaggio, chissà se abbiamo scelto un buon compagno di viaggio”. Tanti pensieri, dubbi, ma altrettante curiosità. Intanto però iniziano a prepararsi, magari leggono una guida o chiedono a qualche amico che è già stato li se ha qualche suggerimento da dargli. Il tempo passa, è arrivato il momento di preparare i bagagli: per un viaggio così importante però non basta il solito trolley con le cose essenziali, questa volta la valigia si fa in due. Allora i due si prendono un po’ di tempo, rifletteranno su che cosa potrebbe servire, su che cosa vogliono portare e su che cosa invece lasceranno a casa. Sbirciano un po’ su che cosa sta mettendo in valigia il compagno, magari non si aspettavano che scegliesse proprio quella cosa li. Allora si confrontano e non senza fatiche cerano di fare spazio ad entrambi. “Chissà se avremo scelto i vestiti giusti o ne serviranno di altri, chissà se avremo tutto ciò che ci serve o se mancherà qualcosa”, si chiederanno. Pian piano la valigia si riempie di due storie, di due desideri, di due aspettative.. ognuno ha rinunciato a qualcosina per fare un po’ di posto all’altro. La valigia è pronta, la destinazione è decisa. Ma una volta arrivati come sarà? Vorremmo fare le stesse cose? Avremo idee diverse? Riusciremo a trovare un punto comune? Vedremo.. intanto partiamo.

Ecco, attraverso questa metafora possiamo, secondo me, cogliere alcuni tratti del delicato e faticoso lavoro che compiono un uomo e una donna nella loro transizione alla genitorialità.
Che cosa succede quando arriva un figlio?
Il desiderio di maternità e di paternità può irrompere nella vita e nella mente della coppia. Al giorno d’oggi è sempre più frequente che la decisione di fare un figlio venga programmata e ponderata, è sempre di più una scelta consapevole basata su diversi elementi quali la stabilità affettiva, una buona posizione lavorativa, una sicurezza economica. Tuttavia, il desiderio di un figlio a volte può anche sfuggire alle regole della ragione ed emergere inconsciamente, in maniera inaspettata o in un momento che non si riteneva opportuno.

La nascita di un bambino, indipendentemente dal fatto che sia stata “programmata” o meno, è un evento che porta con sé una tempesta di emozioni: gioia, euforia ma anche dubbi, timori, preoccupazioni. I futuri genitori iniziano a farsi molte domande, proprio come voi iniziano a chiedersi se saranno dei bravi genitori, se il loro bambino crescerà sano e felice, oppure come faranno a fare tutto quello che facevano prima, o ancora, come faranno a conciliare famiglia e lavoro. Le coppie iniziano quindi a cercare informazioni, guide, manuali che aiutino a preparare alla vita in tre. Chiedono agli amici, cercano suggerimenti sperando di trovare delle istruzioni per diventare dei bravi genitori. Lo diceva già Freud che fare il genitore è un mestiere impossibile, così come è impossibile, aggiungerei io, trovare una ricetta da seguire che sia uguale per tutti. Sicuramente confrontarsi con gli altri è prezioso, ma il lavoro che dovrà affrontare la coppia in questo momento va anche su un altro piano: dovrà ripensarsi individualmente, riconsiderando il compagno e la relazione. Capiterà allora di ripensare alla propria infanzia, a come eravate come figli, a come sono stati i vostri genitori. Si comincia a pensare, proprio a partire dalla propria storia, a che genitori si vorrebbe essere, a che cosa ci si vuole portare dalla famiglia d’origine e che cosa invece cambiare. La propria storia personale è spesso il punto di riferimento dal quale si accoglie il bambino e proprio per questo è di fondamentale importanza che i due partner condividano tra loro questa ricostruzione soggettiva della propria storia al fine di crearne una nuova, la loro. Questa nuova storia nascerà proprio dalla connessione di due passati, di due esperienze familiari, di valori uguali e diversi. Certamente ci saranno opinioni diverse, differenze di vedute, disaccordi rispetto a come crescere il bambino, dove farlo dormire o a quale scuola iscriverlo. Di tutte queste cose è importante discuterne, accettare le criticità e non negarle. Se è vero che il figlio è frutto della coppia allora l’essere esposto a due storie, a due opinioni, a due discorsi che poi pian piano si toccano, si intrecciano, si uniscono sarà per lui il modo migliore per crescere. Si dice che quando si torna da un viaggio non si è mai gli stessi di prima.. In tutto questo lavoro i genitori infatti potranno scoprirsi diversi, si vedranno sotto ad una nuova luce perché effettivamente fino a quel momento non si erano mai conosciuti e confrontati come genitori. Ci sarà bisogno di tempo, come è servito tempo in passato per conoscersi, capirsi ed accettarsi. Probabilmente, se ripensate alla vostra storia, ci saranno già state in passato delle questioni, magari legate al lavoro o alla casa, che vi avranno sorpreso, svelato un lato nuovo dell’altro, o che vi avranno fatto discutere. Ecco qualcosa di simile lo ripercorrerete in veste di genitori e sarà proprio questo mettersi al lavoro, immaginare, pensare, interrogarvi a rendervi dei genitori capaci di mettersi in discussione e fare spazio all’altro, che per quanto mi riguarda, vale molto di più di essere dei “bravi genitori”, qualsiasi cosa voglia dire.

 

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