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lunedì, 4 Luglio 2022

Un ciclo di tre conferenze sul ruolo delle donne artiste in mostra al Magazzino delle Idee

Nell’ambito del progetto espositivo IO LEI L’ALTRA in mostra al Magazzino delle Idee fino al 26.6.2022, a cura di Guido Comis e Simona Cossu, prodotto e organizzato da ERPAC Ente Regionale  per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – l’organizzazione presenta un ciclo di conferenze in tre appuntamenti dal titolo: “LA PRESENZA E IL RUOLO DEL FEMMINILE NELL’ARTE”. A condurre le visite sarà l’artista e insegnante di disegno Francesca Martinelli. Gli eventi sono gratuiti e la partecipazione è possibile solo previa prenotazione a partire da martedì 3 maggio 2022 scrivendo a [email protected] o chiamando al numero 0403774787

Il primo appuntamento si terrà giovedì 12 maggio alle ore 18.00 

Louise Bourgeois – Tina Modotti – Meret Oppenheim – Nan Goldin: Ritratto e Autoritratto: “quello che io credo di essere, quello vorrei si creda io sia, quello che il  fotografo crede io sia, quello che gli serve per far mostra di sé”. Legittimazione del proprio “fare” arte e sublimazione, frammentazione dell’Io, complesso di Elettra e ritorno del rimosso attraverso il perturbante.  

Il secondo appuntamento venerdì 20 maggio ore 18.00 

Mary Katayama – Kiki Smith – Tracey Emin- Caterine Opie: La rappresentazione del corpo tra armonia e disarmonia: un nuovo canone anti-classico. In antitesi con un ideale di bellezza legato all’ufficialità e al potere, in direzione ostinata e contraria rispetto ad un ordine precostituito che elude il difetto, la ferita, l’anomalia e lo scherzo di natura. Una  riconsiderazione dello standard di normalità. Così si muovono artiste che, attraverso il loro corpo, hanno riabilitato la carne e il sacro, ridefinito i confini del corpo, in un connubio perfetto fra ordine e scompostezza, ibrido e concluso.  

Il terzo appuntamento venerdì 27 maggio ore 18.00 

Marina Abramovic – Francesca Woodman – Luisa Casati – Valie Export: Il ritratto e autoritratto del proprio corpo eletto a luogo del dissenso, strumento portatore di istanze  politiche, spazio di affermazione identitaria, esercizio di indagine della realtà circostanze, mezzo attraverso cui attuare una trasformazione, un rituale. Il corpo, nell’arte contemporanea del secondo  dopoguerra, diventa nel contempo celebrazione del sacro e della bestemmia. Un luogo di passaggio tra solidità e fluidità, un ponte tra l’io e il mondo, una misura poetica, una forma architettonica. La body art è lo strumento d’eccellenza per questa missione del femminile.  

 

Francesca Martinelli è un’artista friulana impegnata da sempre nella ricerca del femminile in senso contrario al sistema che ha precostituito la donna in un ruolo di remissione e reclusione. Attraverso i suoi studi su gli Ex-Voto, la ricerca costate del segno nel disegno anatomico, nel nudo, nello spazio del corpo aperto, ha realizzato diverse mostre e performance a Trieste e in Italia. Di seguito, un suo estratto riguardante il ruolo delle donne nella mostra Io Lei L’altra, come parte determinante del suo attivismo artistico e del messaggio intrinseco della mostra in sé:

“In dialogo con i contenuti e con la struttura espositiva della mostra, si propone al pubblico  partecipante, un racconto approfondito e articolato attraverso un ciclo di tre appuntamenti distinti.  Nel sistema iconografico del femminile, dall’antichità ai giorni nostri, il ritratto e l’autoritratto  sono stati strumenti di legittimazione del proprio fare artistico e indagine del proprio io narrante. La rappresentazione di sé e l’uso del proprio corpo, soprattutto nel ‘900, diventano centrali in questa ricerca. Il corpo diventa nuova icona di una poetica trasversale, espressione di un nuovo “corpo sociale”. Corpo come luogo: spazio, nascondiglio, manifesto, rito, passaggio. L’azione  performativa diventa strumento di introspezione e denuncia, portavoce di istanze rivoluzionarie quali la lotta per la parità di diritti, la ricerca di una propria identità e autonomia individuale, la denuncia contro stereotipi legati all’estetica di un canone imposto. Contro il culto di un’estetica omologante figlia di una cultura massificata, che non concede spazio alla disarmonia del mondo, molte artiste del ‘900 dedicano la loro ricerca e la loro espressione più profonda. Queste donne  praticano l’autoritratto, la performance, la body art, l’happening, come esercizio d’indagine, un tramite fra loro e la società, un atto politico. Tante vite per troppo tempo eluse ed escluse dal grande racconto dei libri di storia. Questo ciclo  di incontri vuole essere, in linea con i sentimenti del progetto espositivo, un inno alla memoria di donne, madri, figlie, pittrici, scultrici, performer, sovversive, scrittrici, outsider, maliarde, orfane, assassine, principesse malinconiche, che hanno sovvertito il canone classico precostituito, quello di un unico corpo ideale, intonso e armonico, perfetto, definito e composto. Artiste che hanno fatto  della “scompostezza”, un inno alla bellezza dionisiaca, alla ferita, alla vita.”

 

Francesca Schillaci  

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