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sabato, 2 Luglio 2022

Dalle foreste al deserto (marino): UNITS in soccorso di Capri

19.05.2022 – 16.09 – Come lo sforzo per la riforestazione rimane uno degli elementi trainanti la transizione ecologica, egualmente la desertificazione minaccia le distese sottomarine: anche mari e oceani soffrono un’eguale devastazione, dovuta nelle zone costiere alla pesca di frodo e all’inquinamento. L’Università degli studi di Trieste a questo proposito sta sperimentando, tramite il CoNISMa (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare) una nuova tecnica ricostruttiva, contemporaneamente in atto nelle aree protette delle Cinque Terre e di Miramare. Si tratta di coltivare negli acquari le piante in questione, le “plantule”, che vengono poi trapiantate sul fondale sottomarino. In questo modo non si tolgono piante d’altrove, né si danneggiano alcuni siti marini per ripararne altri.
Un primo intervento è in atto, dal mese di maggio, nell’assolata Capri: la pesca illegale ha, nel corso dei decenni, trasformato il paesaggio marino in un deserto biologico, de facto annullando la biodiversità dei famosi Faraglioni. La preda? Il prestigioso dattero di mare, destinato alla clientela turistica. Il tentativo di riforestazione viene finanziato dal progetto europeo ROC-POPLife* e le tecniche di UNITS sono state lodate dalla Comunità Europea.

“A Trieste – spiega Annalisa Falace, docente di Algologia dell’Università di Trieste e referente scientifico del progetto “Ripristino ambientale dei Faraglioni di Capri” finanziato dal Comune di Capri – abbiamo iniziato 15 anni fa a occuparci del restauro ecologico di un’alga bruna che colonizza i fondali del Mediterraneo formando foreste ricche di biodiversità, capaci di produrre ossigeno e abbattere la CO2. Negli anni abbiamo sviluppato e testato metodi di coltura di queste alghe per riforestare le aree desertificate in modo eco-sostenibile”.

“A Capri – prosegue Annalisa Falace – stiamo lavorando su popolamenti superficiali e profondi oltre i 40 metri, utilizzando per la prima volta anche altri approcci innovativi recentemente sviluppati dal nostro gruppo di ricerca, perché l’intervento di ripristino abbia la massima efficacia con il minimo impatto sui Faraglioni, che rappresentano un ambiente estremamente delicato e di pregio non solo dal punto di vista biologico ed ecologico ma anche paesaggistico”.

[z.s.]

 

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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