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lunedì, 4 Luglio 2022

Crisi Flex, domani il tavolo con il Mise

18.05.2022 – 11.08 – Un confronto che il Mise aveva previsto per il prossimo anno, ma i lavoratori della Flextronics di Trieste non possono più aspettare. Dopo il presidio contro i 280 esuberi della Flex, sostenuto da Fiom, Fim, Uil, USB e dalle Rsu, di lunedì 16 maggio in piazza Unità d’Italia, una delegazione di sindacalisti era stata ricevuta in Prefettura. Partecipare al tavolo ministeriale con l’azienda: questa la richiesta dei sindacati, accolta dopo il confronto tra regione e ministero. Il piano di esuberi “è inaccettabile – aveva dichiarato all’Ansa il segretario territoriale della Fiom, Marco Relli – stiamo parlando di un dimezzamento dello stabilimento, è irricevibile”. Anche Antonio Rodà aveva spiegato all’agenzia che gli esuberi “sono stati annunciati” con l’intento di “delocalizzare parte delle attività produttive in Romania. Vogliamo sedere a quel tavolo e avere il supporto delle istituzioni – aveva aggiunto – affinché l’azienda faccia marcia indietro su un’idea scellerata non basata su perdite e crisi ma generata per fare più profitti altrove”. La richiesta di Fim è chiara. Come riporta Ansa “chiediamo una legge per rendere difficile alle multinazionali la possibilità di arrivare sul territorio, prendersi i soldi dello Stato e le competenze e poi delocalizzare per convenienza”, aveva aggiunto il segretario Alessandro Gavagnin. Dopo l’incontro con prefetto Sasha Colautti (USB) aveva spiegato all’Agenzia Dire di aver richiesto alle istituzioni “i muoversi velocemente per scongiurare il rischio che corrono questi lavoratori. Persone che hanno 8-13 anni di anzianità in Flex, ma di fatto sono in ‘staff leasing’”.

I lavoratori interinali della Flex tecnicamente sono dipendenti delle agenzie di lavoro, “con contratti di ‘staff leasing’ decennali che dal punto di vista legale fanno sorgere più di qualche dubbio”, che più che “licenziati” dalla azienda della Flextronics verrebbero “richiamati dall’agenzia per essere impiegati altrove”. L’effetto sul lavoratore è uguale al licenziamento, ha sottolineato il segretario USB. Niente ammortizzatori sociali, “ma una ‘indennità di attesa’ data dalla agenzia interinale, che non è minimamente comparabile con la cassa integrazione”. Da qui l’urgenza di intervenire sugli ottanta lavoratori interinali, che come gli altri duecento dichiarati in esubero dalla Flex, ha concluso Colautti, non sono lavoratori comuni, “ma tecnici altamente specializzati, camici bianchi legati a quel particolare tipo di produzione tecnologica”, con una età media di 45 anni, quindi ancora troppo lontani da uno “scivolo” verso la pensione.

È quindi fissato per domani alle 14 e 30 l’appuntamento con il ministero dello sviluppo economico e le sigle sindacali, per un confronto con azienda, Confindustria Alto Adriatico e Regione sul piano industriale per lo stabilimento triestino. La regione a questo proposito fa sapere in una nota che “si è sempre assunta le proprie responsabilità quando si è trattato di contribuire con i propri strumenti alla gestione di situazioni di difficoltà occupazionale, anche complesse – ha spiegato Alessia Rosolen – Ad oggi, tuttavia, nel caso di Flextronics manca un presupposto essenziale, che costituisce una premessa indefettibile per ogni tipo di discussione, vale a dire un serio piano industriale per lo stabilimento di Trieste, senza il quale l’affermata centralità del sito diventa un’idea per tentare di coprire ciò che si configura come una delocalizzazione legata a mere ragioni di risparmio dei costi”. Alla riunione ristretta convocata ieri dal Mise hanno partecipato oltre all’Amministrazione regionale (presente anche l’assessore alle Attività produttive) Confindustria Alto Adriatico e la proprietà che nei giorni scorsi ha annunciato di voler cessare i contratti in essere con le agenzie di somministrazione per 80 unità di personale, dichiarando altresì un esubero strutturale di ulteriori 200 unità di personale. “Senza un piano industriale – ha ribadito l’esecutivo regionale – per la regione non è possibile entrare nel merito del numero di eccedenze, a meno che non le si voglia affrontare come meri centri di costo da ridurre. Trattandosi di persone, la Regione si attendeva da parte della proprietà un’apertura che anche oggi non è stata rilevata; ciò che più fortemente è emerso, invece, è l’assenza di un piano industriale senza il quale non è possibile pensare di poter attingere a risorse regionali o del Pnrr”. Sarà quindi il piano industriale a salvaguardare l’operatività  del sito giuliano e i relativi livelli occupazionali dal momento che gli esuberi prospettati ridurrebbero di oltre la metà la forza lavoro ad oggi presente nello stabilimento.

Sergio Emidio Bini, assessore regionale alle attività produttive, ha sottolineato che “prima di presentare il conto, da parte dell’azienda sarebbe stato auspicabile un confronto trasparente con sindacati e istituzioni. Invece, nelle precedenti interlocuzioni tra le parti, l’azienda non aveva mai manifestato la drammaticità dei numeri resi noti nell’ultimo incontro”.  E ha aggiunto: “Se si ritiene quello Giuliano un sito realmente strategico – come più volte affermato dalla direzione dell’azienda – non si spiega la scelta di una delocalizzazione spinta. Le istituzioni, come ha concluso l’assessore alle Attività produttive Bini, – Regione in primis -, che in questi anni di pandemia hanno sempre sostenuto il mondo dell’impresa, per poter intervenire concretamente hanno la necessità di conoscere i reali piani di sviluppo dell’azienda nel territorio”. 

Presente al presidio di piazza Unità Debora Serracchiani (PD): “La decisione di Flex di non procedere con il licenziamento collettivo lascia margini ai sindacati per la trattativa. Il punto nodale anche per il futuro resta la missione industriale e la capacità di far uso degli strumenti messi a disposizione del Pnrr, per attivare i quali serve anche una regia istituzionale. Il tavolo del Mise dovrebbe servire in primo luogo a questo, non certo solo a certificare un taglio del personale ancorché sotto l’etichetta della ristrutturazione aziendale”. Anche Serracchiani ha rimarcato la strategici dell’azienda per l’intero Paese. Non si spiega però “come mai questa azienda in un settore così delicato, così strategico e specializzato non riesca a trovare un proprio spazio, visto che oggettivamente – ha concluso – non sono molte le aziende che in Italia che si occupano di componentistica elettronica a livello altissimo”.

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