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sabato, 28 Maggio 2022

Cinquantenni e con pochi risparmi. Come cambia in Italia il futuro di una generazione

14.05.2021 – 16.16 – Professionista con partita iva in regime forfetario dopo una carriera da dipendente, vive da sola, in un appartamento di proprietà, acquistato fra i 30 e i 40 quando i progetti di vita e le aspettative per il futuro erano diverse. Sull’appartamento grava ancora metà del mutuo; un certo numero di anni di lavoro per pagarsi la pensione sono trascorsi, ma Elsa Fornero, qualche anno fa, ha girato di colpo un interruttore senza che il nuovo welfare italiano fosse per davvero pronto. Poi c’è stato Matteo Renzi a dare un’altra manina e quella pensione è diventata lontana come una galassia, mentre Mario Draghi si occupa più di rapporti con gli USA che di potere d’acquisto. I risparmi di una vita, fra un lockdown con poco sostegno e il traguardo dei 50 passato chiusa in casa anziché in festa con gli amici, calano mese dopo mese, e cambiare il nuovo regime di vita improntato al massimo risparmio è diventato impossibile, così come una nuova automobile che non si vorrebbe per forza elettrica. L’amico del cuore è stato ancora meno fortunato: dopo il divorzio, un affitto da 700 euro al mese, e la scuola del figlio, pesano come un carico di sabbia sulla schiena; forse se avesse gestito meglio quel benessere che a fine millennio scorso aveva illuso tutti, oggi avrebbe – beato lui – un po’ di più in banca, molto meno però di quello che servirebbe per star tranquilli di fronte alle bollette del gas. Si guadagnava bene, nel 1990, e tutto faceva pensare che le cose, dimenticati Saddam Hussein e la paura dello scontro nucleare fra Stati Uniti e Unione Sovietica (bei tempi), non avrebbero potuto andare che meglio: discoteche, festa e jet set a tutto spiano.

Maschi, femmine o fluidi, oggi potrebbe essere il ritratto di ciascun appartenente a quella generazione così numerosa da ritrovarsi sola, in massima parte senza un partner stabile (non è qualcosa che si può sempre decidere), con un mondo del lavoro rivoluzionatosi in pochi anni e, dopo la pandemia, una guerra in casa. I 30mila euro di salario, in Italia, sono già una gran fortuna: eppure è meno di trent’anni fa, secondo gli studi di OECD (mille buoni euro in meno), e l’occupazione, con la pandemia, ha subito una brusca diminuzione, con un milione di posti di lavoro persi da febbraio 2020 a febbraio 2021. Un dato impressionante, di fronte al quale c’è chi risponde ricordando il rimbalzo del 2021 senza sottolineare però che è stato un rimbalzo fatto di un 85 per cento di contratti precari. Oltreoceano, negli Stati Uniti, il salario è quasi il doppio di quello italiano, ma si sta meglio anche in Germania e Francia dove la media è sui 50 e 40 mila euro rispettivamente. L’Italia, se parliamo di benessere della classe media che è stata per cinquant’anni la sua forza, è il fanalino di coda dell’Europa dietro alla Spagna e vicina a Polonia e Lituania, dove però il contesto che identifica il costo della vita è radicalmente diverso. Il timore di non poter affrontare con serenità l’ultima parte del percorso della vita spinge a ipotizzare formule nuove: non è più insolito sentir discutere di multiproprietà per potersi permettere la casetta che si sognava per la vecchiaia, o l’assistenza specializzata per chi non ha avuto figli e ha poche prospettive ormai di averne o anche di nuovo matrimonio. E una residenza per anziani costa molto di più della pensione da 1200 euro al mese se andrà bene: oltre i 100 euro al giorno, media del territorio nazionale con grandi differenze fra regione e regione, fattore solitudine a parte. C’è la previdenza privata, la famosa pensione integrativa: a concepirla ci si è però arrivati tardi, per avere qualcosa di concreto in mano da vecchi bisogna iniziare i versamenti molto presto o avere molti soldi in modo da farlo in una finestra di tempo più ristretta (mettendo nell’integrativa, diciamo, almeno 6 o 7mila euro l’anno per una decina d’anni), e ci risiamo, il percorso non è facile per i Baby Boomers (che avevano, a dire il vero, qualche figlio in più) e la Generazione X, i nati fra il 1965 e il 1979, principi e principesse dei Single italiani che non hanno più lo stipendio (e spesso neppure il posto di lavoro) degli anni Novanta.

Indubbiamente un quadro sconfortante, e per giunta, per chi scrive, quasi autobiografico. Che fare, quindi, oltre a prenderne atto? Fra il reagire non facendo nulla e cercando di non pensarci (tentazione di molti, soprattutto di chi a riprendersi di fronte allo stress portato dai lockdown del Covid fa fatica), e provare ad analizzare quali strategie di difesa del patrimonio assottigliato restano, sempre meglio la seconda, partendo da una simulazione della propria pensione (un servizio online messo a disposizione da INPS: ci si accede con facilità con SPID) in modo da verificare la situazione contributiva e assicurarsi che corrisponda per davvero alle attività lavorative svolte nel tempo (se qualcosa non va, le anomalie possono essere segnalate a INPS stessa). Il servizio permette anche di ottenere un’indicazione sull’età della pensione e stimare l’importo dell’assegno pensionistico. Fatto questo, e capito quando e con che assegno andremo in pensione, cosa possiamo fare per vivere con maggiore serenità e integrare la pensione futura? Muoversi per tempo è fondamentale per evitare il crollo del proprio tenore di vita e la depressione che inevitabilmente si aggiungerebbe a quella data dalla consapevolezza dell’età non più verde. L’investimento italiano per eccellenza rimane quello in immobili; per chi ha qualche anno in più ha perso però di fascino in quanto rende meno che in passato e porta una serie di grattacapi dovuti alla necessità di gestire le spese e gli inquilini. Ci sono i mercati finanziari, verso i quali ci si può orientare; farlo da soli senza un consulente specializzato è però diventato fortemente sconsigliabile, e un consulente significa un costo, a volte non indifferente, che si sottrae al capitale disponibile. Ci sono i beni di lusso: comprare orologi, quadri e vini pregiati può far sorridere, eppure è una buona forma d’investimento se si diventa veramente esperti di un settore. Alla pensione integrativa (la previdenza complementare) abbiamo già accennato e anche se non così attraente per chi non ha un buon salario o un buon risultato imprenditoriale, rimane la via più facile e sicura, offerta da molti istituti specializzati sia bancari che finanziari che assicurativi. E la multiproprietà di una residenza affittata assieme nella quale si possa vivere facendo fronte alle spese in comune? È un’esperienza che differisce da persona a persona (c’è chi un coinquilino lo accoglie con piacere e chi invece non sopporta neppure l’idea), ma vale la pena di pensarci. In particolare, se non ci sono eredi, vender casa per chiudere i conti col mutuo e col resto, e aver poi da parte un gruzzoletto che permetta la serenità, vivendo assieme ad altri in una struttura magari in riva al mare e con il giardino (e perché no, anche fuori dall’Italia) può essere un buon obiettivo (che purtroppo impoverisce il paese): i 1500 euro d’affitto divisi in tre, in fondo, diventano 500, ed è il mutuo di oggi. La strategia migliore può essere in fin dei conti un insieme del tutto – mercati finanziari, beni e previdenza complementare – che costringe a pensare continuamente al domani continuando a lavorar sodo oggi, anche se si sperava in un po’ di pausa. Inutile però piangere sul latte versato dagli altri (complice chi si è voltato dall’altra parte senza voler guardare): non resta che armarsi ancora di pazienza e di dinamicità, noi che i 50 li abbiamo passati, reinventando il futuro.

[f.f.]

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