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sabato, 28 Maggio 2022

Assoluzione Meran, lo sdegno di famiglie, Associazioni e Sigle Sindacali

08.05.2022 – 10:40 – “La scarcerazione di Meran non avverrà. Chiederemo al Ministero che ci designi la Rems adeguata a contenere la pericolosità sociale di costui e nel frattempo chiederemo al Direttore del carcere di Verona Montorio di trattenerlo. Non sono sicurissimo che sia la soluzione oggettivamente correttissima, ma è quella che il buon senso mi suggerisce. Non possiamo lasciar fuori un uomo perché deve essere messo in una struttura contenitiva come dice il perito”. A dichiararlo ai microfoni dell’agenzia di stampa ANSA del Friuli Venezia Giulia, il procuratore capo di Trieste, Antonio De Nicolo, dopo la sentenza di assoluzione per non imputabilità da vizio mentale pronunciata lo scorso 6 maggio 2022 dalla Corte di Assise nei confronti di Alejandro Augusto Stephan Meran, a processo per l’uccisione dei due agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta durante una sparatoria in Questura il 4 ottobre 2019. “Per uscire dal carcere – ha sottolineato De Nicolo – serve l’autorizzazione del direttore, che deve rivolgersi alla Procura. C’è un disagio oggettivo nel dire di chiudere il processo in questo modo – ha ribadito commentando la sentenza – noi viviamo a contatto con la Polizia, noi giorno per giorno li sproniamo, li strigliamo, c’è una simbiosi giornaliera. Però le leggi del processo sono queste, dobbiamo accettare serenamente che se la scienza ci dice questo evidentemente questa è la verità processuale. E’ una tragedia, ma la conclusione di diritto della non imputabilità è questa. Non ci sono alternative”.

Come accaduto in seguito alla prima sentenza nello scorso Marzo, la decisione di procedere con l’assoluzione dell’imputato concedendogli di scontare la pena all’interno di una struttura REMS per totale vizio mentale, ha fatto nuovamente indignare le famiglie delle vittime, la politica locale, le associazioni di categoria e le sigle sindacali delle Forze dell’Ordine. “Sono allibito” – ha commentato il padre dell’Agente Rotta ai microfoni della stampa locale – “L’assassino – ha ricordato – era consapevole di cosa stava facendo quel giorno. Non capisco perché questa nuova perizia dica un’altra cosa”.

“Pierluigi Rotta, agente scelto di 34 anni, e Matteo De Menego, agente di 30 anni, non solo hanno perso la vita, ma oggi muoiono per una seconda volta” – ha reso noto la Segreteria Provinciale del SAP, Sindacato Autonomo di Polizia, in una nota. “Questo perché l’uomo che ha operato lo scellerato gesto, togliendo la vita a due servitori dello Stato, secondo una perizia disposta dal giudice, è stato dichiarato incapace di intendere; quindi, è sfuggito al processo che avrebbe dovuto metterlo sul banco degli imputati e che lo vede assolto semplicemente con 30 anni di misura di sicurezza”.“Sottolineiamo che questa è una tragica vicenda che ha visto uccidere barbaramente due dei nostri colleghi.” – ha dichiarato Stefano Paoloni, Segretario Generale del SAP – “Siamo ulteriormente amareggiati dal fatto che l’autore dell’omicidio non risponderà pienamente del deprecabile gesto”. “Certo è, che non intendiamo sostituirci ai periti o ad altri, ma vi sono dei dati inconfutabili raccontati dalle immagini di una parte dell’evento, che sono stati visibili non solo agli addetti lavori ma che hanno fatto il giro di internet, palesando che l’imputato si muovesse con determinazione e lucidità criminale”. Un fatto talmente evidente, da non poter essere celabile. “Ci auspichiamo, di conseguenza, che possa rispondere pienamente delle sue responsabilità” – ha concluso.

Dello stesso parere anche la Segreteria Nazionale dell’USIP, Unione Sindacale Italiana Poliziotti, la quale ha chiesto che sulla vicenda avvenga l’intervento del Ministro dell’Interno Lamorgese, dichiarando che: “L’assoluzione dell’assassino di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego oggi ci lascia pervasi da una fastidiosa sensazione di impotenza che ci costringe a lasciare da parte ogni parola, ogni critica ogni atto d’accusa per stringerci sinceramente alle Famiglie dei Figli delle Stelle. Riteniamo con convinzione che il giudice, nell’accogliere la tesi difensiva che ha mirato sin da subito ad ottenere l’assoluzione per vizio totale di mente, abbia intrapreso un percorso che non condividiamo affatto che diffonde un generale senso di sfiducia nei confronti della Magistratura. Il nostro appello oggi va al Prefetto Lamberto Giannini, Capo della Polizia di Stato ed alla Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese auspicando in una loro presa di posizione netta a riguardo che dia un segnale di vicinanza in primis alle famiglie di Matteo e Pierluigi ma anche a tutela di tutte le Donne e gli Uomini della Polizia di Stato che non possono continuare a subire mortificazioni di ogni sorta anche in occasione di delitti così cruenti. Oggi più che mai ci convinciamo che la riforma del sistema Giustizia non sia più rinviabile”.

Forte sdegno, poi, è giunto anche da parte di Fervicredo, l’Associazione Italiana dei Feriti e delle Vittime della Criminalità e del Dovere, la quale ha partecipato al processo in qualità di parte civile, rappresentata dagli avvocati Valter Biscotti e Ilaria Pignattini, era presente in aula anche nella persona del suo Presidente, Mirko Schio. “Alejandro Augusto Stephan Meran – si legge in un comunicato – è incapace di intendere e volere? Allora chi altri ha responsabilità delle tragiche e assurde morti di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta? Perché lui era in giro libero di fare del male, senza controllo, senza cure? A questo deve rispondere un sistema veramente civile ed evoluto e, soprattutto, un sistema che voglia dimostrare con i fatti di avere a cuore le sorti dei suoi più fedeli Servitori. L’esito del processo seguito alla sparatoria nella questura di Trieste è una sconfitta totale per tutti. A cominciare dalle Famiglie di questi giovani esemplari che hanno amato il Dovere che li ha portati a morire. Famiglie che non troveranno mai pace perché non hanno trovato risposte certe, chiare, concordanti. Perizie contrastanti, un’accusa che si è detta ‘dolente’ per aver chiesto un’assoluzione, un sistema sotto accusa, ma per queste morti chi risponderà? Nessuno”. “Meran era pericoloso? Allora doveva essere ricoverato prima di ammazzare due poliziotti. Non lo era abbastanza perché le istituzioni se ne curassero? Allora doveva rispondere di queste morti in prima persona. Qualunque altra risposta sarebbe stata accettabile, ma non quella giunta oggi al termine di questo processo” – ha concluso l’Associazione.

 

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