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mercoledì, 29 Giugno 2022

Puzzer a Roma, il Tar del Lazio annulla il Daspo

02.04.2022 – 08.39 – Il già capopopolo triestino della protesta no pass, Stefano Puzzer, dopo aver fatto ricorso, si è visto annullare il daspo urbano emesso dalla questura di Roma lo scorso novembre, quando Puzzer si era recato nella capitale per una “sorpresa”, come l’aveva definita ai tempi, lasciando i propri adepti con il fiato sospeso. Un banchetto e un paio di sedie: Stefano “Ciccio” Puzzer aveva chiesto di essere ascoltato dal Papa e dal premier Draghi, ma anche dalla “Russia”. “Aspetterò che venga a parlarci qualcuno – aveva detto – Io spero che verranno, visto che nessuno ci ha risposto”.
Il Tar del Lazio ha ora annullato il provvedimento. Non è stata rilevata nessuna effettiva situazione di pericolo, spiega il Tar, neanche la contestazione relativa alla possibilità di una manifestazione non autorizzata. Per il tribunale anche la durata del provvedimento non sarebbe giustificabile, non sussistendo concreto pericolo per la sicurezza urbana.

L’amministrazione ha “ritenuto il ricorrente pericoloso per la sicurezza pubblica”, premesso che “il rimpatrio con foglio di via obbligatorio – costituendo una misura di polizia diretta a prevenire reati, piuttosto che a reprimerli – presuppone un giudizio di pericolosità per la sicurezza pubblica, il quale – pur non richiedendo prove compiute della commissione di reati – deve necessariamente essere fondato su concreti comportamenti attuali dell’interessato”, si legge sul documento del Tar. Il provvedimento era stato impugnato da Puzzer perché inficiato da vizi: “Eccesso di potere per erroneità, carenza di istruttoria e di motivazione – Eccesso di potere per sviamento – illogicità e irragionevolezza manifesta – violazione del principio di proporzionalità”. Come si legge nel documento, Puzzer si era limitato a “posizionare un tavolino da giardino ed alcune sedie in Piazza del Popolo, invitando il Presidente del Consiglio dei ministri ed altre autorità a raggiungerlo, senza organizzare alcuna manifestazione”, indicando come prova i video pubblicati dallo stesso portuale sulle proprie piattaforme social.

Il Comune di Roma, dal canto proprio, ha evidenziato la natura preventiva del provvedimento impugnato, volto a “scongiurare pericoli per la sicurezza pubblica e fondato su comprovati indici di pericolosità del ricorrente, che non aveva esitato a “cavalcare” il malcontento di parte della popolazione nei confronti delle misure adottate dal Governo per arginare la pandemia da Covid-19”.

Ma, nella sostanza, “risultano carenti reali e concreti elementi di fatto cui ancorare la valutazione di pericolosità per la sicurezza pubblica effettuata dall’Amministrazione”. Ad ogni modo il Tar, che si è pronunciato definitivamente sul ricorso, lo ha accolto e annullato, condannando il ministero dell’interno al pagamento delle spese di giudizio.

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mb.r

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