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venerdì, 1 Luglio 2022

Esame di maturità: ma cosa vuol dire essere “maturi”? Telemaco risponde

06.04.2022 – 10.03 – Tutti abbiamo delle domande difficili, scomode da articolare, questioni che non sappiamo a chi porre, che non riusciamo a dire.
Telemaco risponde” è uno spazio in cui poterle mettere in parola, anonimamente, ricevendo una risposta cucita su misura.
È possibile contattare Telemaco Trieste, associazione formata da psicologhe e psicoterapeute che si occupa della clinica dell’infanzia e dell’adolescenza, all’indirizzo: [email protected]

Domanda: Buongiorno, sono una ragazza di 18 anni. Scrivo perché ultimamente sono molto in ansia per via dell’imminente esame di maturità. Tutti i prof tendono un po’ a metterci pressione. Io e i miei compagni ci sentiamo non capiti, vorremmo che tenessero conto di come sono andati gli ultimi anni per via della pandemia.
Il punto però è un altro: sento molto l’ansia di scegliere cosa fare dopo la maturità, e un po’ mi sento vincolata nella scelta per non lasciare mio papà e mio fratello, mia mamma se ne è andata quando ero piccola. Anche se mio padre mi dice che devo scegliere liberamente del mio futuro, mi sembra di tradirli se dovessi intraprendere dei percorsi che mi porterebbero fuori città. Ultimamente faccio fatica a dormire, e durante il giorno ho dei pensieri che non ho mai avuto prima, penso che se non farò una determinata azione, anche azioni stupide, allora succederà qualcosa di brutto ai miei familiari o ai miei amici. Questo pensiero comincia a darmi parecchio fastidio… cosa mi sta succedendo? Grazie G.

Risponde Stefania Pertoldi per Telemaco Trieste: Cara G., sembra che in questo periodo lei stia affrontando molte questioni, molto importanti e alcune di queste, per forza di cose angoscianti.
Premetto che per darle una risposta esaustiva sarebbe necessario un approfondimento sulla sua particolare situazione, ma certamente la sua domanda chiama in causa delle questioni su cui possiamo provare a dire qualcosa in termini generali.
L’esame di maturità segna un passaggio importante nella crescita. Già solo il nome “esame di maturità” incute un certo timore… cosa significa essere “maturi”? Come si capisce se si è “maturi”?
Certi professori sicuramente tendono a fare un po’ di “terrorismo psicologico” a riguardo ma sono certa che nessun professore abbia l’intento, in sede di esame, di mettere in difficoltà lo studente chiedendo dei dettagli introvabili dell’infinito programma di studi che viene richiesto all’esame. Le nozioni ormai sono state già valutate durante i 5 anni. Allora a cosa serve? Cosa vogliono i prof? Credo, a mio parere che lo scopo dell’esame, in particolare la prova orale, non sia solo quello di valutare le conoscenze, aspetto certamente importante, ma anche quello di vedere come se la cava un giovane adulto nel momento in cui è chiamato a ricoprire una propria posizione, nel sostenere un’opinione, la maturità nel presentarsi ad occupare un posto nel mondo, assumendosi in questo una dose di responsabilità: banalmente la responsabilità di aver studiato o meno, la responsabilità di un pensiero, di un desiderio. La “maturità”, intesa in tal senso, certamente non scatta con l’età biologica dei 18 anni, né con l’avvento dell’esame, si tratta piuttosto di un processo che può protrarsi anche a lungo nel tempo. In psicoanalisi questo processo implica un’operazione di separazione da quelle che sono le aspettative, i desideri e le richieste dell’Altro, inteso come la famiglia in primis ma a cui poi seguono gli insegnanti, i datori di lavoro, in generale gli altri di riferimento a cui si cerca di compiacere. Questa operazione riguarda soprattutto la separazione dall’altro genitoriale. La scommessa della separazione è quella di poter trovare un modo per tenere assieme l’eredità familiare con la propria soggettività che inevitabilmente travalica il desiderio e le aspettative genitoriali.

A proposito di ciò, qui troviamo l’altra grande questione che lei porta: come intraprendere la sua strada senza “tradire” la sua famiglia? Spesso le persone incontrano questo inghippo, alla cui base c’è l’inconscia convinzione che potersi costruire un proprio posto nel mondo significhi tradire chi ce ne aveva offerto uno (la famiglia), perdendone così l’amore. Certo crescendo, maturando, andando per la propria strada, qualcosa si perde: il posto di figlia curata dall’Altro, il posto di brava bambina, ma soprattutto si perde un garante, si perde l’illusione che ci sia qualcuno in grado di dirci cosa fare, come e quando farlo, qualcuno che ci protegge e che ci rassicura. Crescere, maturare, significa anche questo, fare i conti con la perdita di questa garanzia.
Credo che lei, cara G., si trovi in un periodo della vita in cui, in vista di scelte importanti in merito a cosa vuole lei per sé e per il suo percorso, si senta un po’ smarrita e un po’ sprovvista di qualcuno che le indichi la strada, che garantisca per lei, nessun Altro può farlo, certe scelte spettano solo a lei. Condizione in cui si trovano molti ragazzi alla fine delle superiori, e in generale in cui si trovano, o si sono trovate, tutte le persone durante il processo di separazione, tutte le persone che si sono chieste: “ma io cosa voglio veramente?”

La famosa “notte prima degli esami” è intrisa non solo di ansia ma anche da una magica malinconia dove qualcosa si chiude mentre qualcos’altro sta per cominciare.
I suoi pensieri, che poteremmo definire superstiziosi, vanno un po’ nella direzione di avere l’illusione di poter controllare le cose, di poter evitare che succedano cose sgradevoli, in un momento in cui la confusione è tanta, in cui vacilla la garanzia dell’Altro, in cui sembra sfuggire un po’ il controllo dalle proprie mani, salvo scoprire poi che è proprio lei ad avere in mano le carte per giocare la partita della sua vita. Certo questo è angosciante, d’altro canto è ciò che le da la possibilità di giocare in prima persona.
Ad ogni modo, quando l’ansia si fa troppa e i pensieri troppo fitti, parlarne con un esperto può aiutare: lo psicologo è anche colui che, privo di aspettative, accompagna il soggetto verso la risposta alla domanda “cosa voglio?”
Buona “notte prima degli esami”!
Un caro saluto

 

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