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mercoledì, 5 Ottobre 2022

Da Tokyo a Trieste: la storia (diplomatica) dei legami col Giappone

19.03.2022 – 07.01 – Il primo contatto tra Trieste e il Giappone, tra l’Austria-Ungheria e la terra del sol levante, può essere simbolicamente rintracciato nella Esposizione Universale di Vienna del 1873, con un’ampia sezione espositiva dedicata alla produzione artistica.
Il padiglione giapponese risultò infatti, nel 1873, quello che più attirò l’attenzione dei visitatori, anticipando la passione per l’estremo oriente caratteristica dell’Europa a cavallo tra ottocento e novecento. I funzionari e i politici dell’oligarchia Meiji che iniziava a muovere i suoi primi passi per modernizzare il paese volevano sfruttare l’Esposizione per rafforzare il prestigio del Giappone e favorirne le esportazioni dei prodotti manifatturieri, con speciale riferimento all’artigianato. Attraverso la monumentale “Jinshin Survey”, un gruppo di esperti giapponesi percorse l’intero paese, individuando nei castelli e nei templi della nazione i più importanti prodotti artistici, dei quali venivano prelevati due esemplari: uno per la conservazione a Edo, odierna Tokyo, all’interno di quanto diverrà il Museo Nazionale e un altro per l’Esposizione stessa. Quarantadue tra ufficiali giapponesi e interpreti, assieme a sei europei ingaggiati dalla missione diplomatica, giunsero a Vienna unicamente per sovrintendere ai lavori nel padiglione loro dedicato. Venticinque tra artigiani e giardinieri lavorarono agli allestimenti nel padiglione principale, allestendo al suo fianco un grazioso giardino giapponese con un tempio e una replica in scala reale di una pagoda del tempio imperiale di Tokyo. Oltre agli oggetti regionali che includevano rispettivamente ceramiche, porcellane, prodotti laccati e tessuti, l’Esposizione includeva anche uno Shachi d’oro femminile del tempio di Tokyo e una replica di carta pressata del Budda di Kamakura. Lo Shachi è un animale del folklore giapponese con la testa da tigre e il corpo da carpa, posizionato quale protezione dal fuoco sui tetti di templi e castelli giapponesi. L’Esposizione suscitò un grande interesse anche nella stessa Trieste, aprendo la strada a future imitazioni; mentre in Giappone rappresentò la prima occasione di pubblicità per il paese, apripista di successive Esposizioni in Occidente, specie in Inghilterra e negli Stati Uniti.

L’Esposizione aveva uno scopo, accanto a quello culturale, prettamente economico: l’Austria percepiva come ampli settori d’affari nell’oriente andassero sfuggendo alle proprie imprese, a causa dell’agguerrita concorrenza inglese e francese. Il Museo orientale di Vienna, inaugurato qualche mese dopo l’Esposizione, era stato infatti finanziato da un gruppo di commercianti austriaco interessato al traffico con l’oriente. Il Ministro delle Finanze austriaco aveva reso evidente questo legame tra l’economia e la cultura con il discorso inaugurale, affermando che “il commercio austriaco sulle piazze dell’India e dell’Asia brilla per la sua assenza, e mentre i figli migliori dell’Inghilterra e della Germania sono mandati nelle colonie dell’Asia, della Cina e del Giappone, nessuno dell’ultima generazione del facoltoso mondo degli affari austriaco è in grado di trasformarsi in pioniere per la conquista dei mercati orientali”.
L’esposizione consentì inoltre di esporre le centocinquanta immagini della Cina e del Giappone opera del talentuoso fotografo Wilhelm J. Burger che aveva partecipato alla spedizione, a metà tra diplomazia e scienza, della fregata austriaca S.M. Donau del 1868. Alcuni dei pezzi, raffiguranti i cittadini di Yokohama, sono stati oggetto di una mostra del Civico Museo d’Arte orientale di Trieste.

Il villaggio giapponese all’Esposizione di Vienna del 1873, György (Johann Justus Georg) Klösz (Kloess) (Photographer), Wiener Photographen-Association (publishing house), Weltausstellung 1873: Japanisches Gebäude und Gartenanlagen (Nr. 918), 1873, Wien Museum Inv.-Nr. 75608/17, CC0 (https://sammlung.wienmuseum.at/en/object/553759/)

Fu proprio un triestino, quella formidabile figura di mediatore culturale ante litteram che fu Georg von Hütterott, a divenire il primo Console Onorario del Giappone “europeo” (1879). Hütterott era d’altronde una figura peculiare per l’epoca: affascinato inizialmente dall’aspetto artistico della cultura giapponese (le stampe), successivamente il Console visse in Giappone per un paio d’anni, imparandone il linguaggio. Un impegno culturale premiato dall’imperatore Meiji, nel febbraio 1885, col titolo di Kyokujitsu-sho od “Ordine del Sol Levante” a motivazione dell’”impegno nella diffusione e divulgazione dell’interesse per la cultura giapponese”.
Hütterott a Triestre gestiva tanto il consolato giapponese quanto quello del Perù; e nonostante la sua reale dimora fosse a Rovigno, abitava a Trieste nella Villa Adele, presso via Farneto n. 39. Il Console invitò a propria volta a Trieste il principe Yorihito Komatsu il 2 aprile 1894; nell’occasione il principe, conforme all’ideale progressista della rivoluzione Meiji, visitò l’arsenale del Lloyd, lo Stabilimento Tecnico e il Cantiere San Rocco.
La rivoluzione industriale perseguita dal Giappone aveva, come ultimo fine, il rafforzamento militare onde sfuggire a quelle umiliazioni alle quali era stata sottoposta la Cina. E proprio in prossimità dapprima del conflitto sino-giapponese e poi russo-giapponese, Tokyo intraprese una politica di ri-armamento navale massiccia: dapprima con una nave da guerra commissionata all’Olanda (1857); poi con una fregata e due corvette fabbricate in Inghilterra (1877); infine con la costruzione di una corazzata modello “Dreadnought” di 21mila tonnellate, superiore per stazza ed armamenti ai modelli inglesi (1907). In queste occasioni l’arsenale di Trieste s’interessò attivamente per acquisire le commesse giapponesi. E proprio l’identico anno, il 5 settembre 1907, la squadra navale giapponese dell’ammiraglio Garo Jjuin giunse a Trieste. Il console Hütterott li alloggiò presso lo storico Hotel de la Ville e, particolarità tutta triestina, li portò a Opicina con il nuovo tram elettrico.
A seguito degli iniziali approcci culturali e tecnici, tentati da Hütterott e dai suoi omonimi nipponici, ora il Giappone si presentava nell’autunno 1907 come una potenza belligerante ancora incrostato del sangue delle vittorie contro l’aggressore russo in oriente.
Il ruolo (e le speranze) di Hütterott quale intermediario tra oriente e occidente, tra l’Austria e il Giappone svanivano all’orizzonte, anticipando i conflitti del ventesimo secolo.

L’incrociatore giapponese Tsukuba che approdò a Trieste il 5 settembre 1907 (Wikipedia)

A partire dal 1914, a seguito dello scoppio della prima guerra mondiale, il Consolato di Spagna era anche il responsabile degli interessi giapponesi; dopo la vittoria della Triplice Intesa, il Giappone figurò tra le potenze vincitrici con il trattato del 12 dicembre 1921, in compagnia di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Successivamente, il 1 dicembre 1921, il console di Spagna informò il Commissario Civile Antonio Mosconi che la tutela degli interessi giapponesi sarebbe passata al console giapponese di Milano.
Ma qual era la situazione, a Trieste, per il consolato giapponese? In realtà è noto che nel 1920 era stato console Camillo de Moraittuni, con uffici in via Zonta n. 4. Il 21 gennaio 1922 il Ministro degli Esteri, dietro ordine dell’Ambasciata del Giappone a Roma, comunicò alla Prefettura di Trieste che il console di carriera del Giappone stanziato a Milano, Saichiro Koshida, avrebbe avuto competenza per l’intero territorio italiano.
Il 20 ottobre 1939 la carica triestina spettò invece al Console Roberto Schnabl, con uffici in Via Mazzini n. 15. A seguito della morte di Schnabl (1944), il capo del Gabinetto della Prefettura di Venezia inviò una nota alla Prefettura di Trieste, onde informarla che l’Ambasciatore del Giappone in Italia desiderava mandare una corona commemorativa al funerale del console Roberto Schanbl, il quale a Trieste era nato e aveva vissuto. Alla commemorazione volle associarsi lo stesso ambasciatore Hidaka, che chiese alla Prefettura di Trieste di spedirgli la fattura per la corona di fiori per 700 o 1000 lire. Il servigio reso da Schnabl a Trieste e al Giappone aveva pertanto inciso profondamente. Successivamente il consolato per il Giappone a Trieste è sempre stato di competenza di Milano, dal secondo dopoguerra in poi.

Fonti: Aldo Colleoni, Il ruolo geopolitico dei consoli a Trieste dal 1732 al 2006, Trieste, Italo Svevo, Università di Trieste, 2006

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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