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venerdì, 12 Agosto 2022

Caso Meran, l’imputabilità fa infuriare le sigle sindacali delle Forze dell’Ordine

06.03.2022 – 07:00 – Alejandro Stephan Meran, l’uomo che il 4 ottobre del 2019 si rese responsabile dell’uccisione degli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego davanti alla Questura di Trieste, non è imputabile. Questo si apprende dalla perizia del professore di Psicologia clinica dell’Università La Sapienza di Roma, Stefano Ferracuti, che era stato incaricato di eseguire la perizia psichiatrica su Meran dalla Corte d’Assise di Trieste e che è giunto alla conclusione che il responsabile dell’efferato crimine non fosse capace di intendere e di volere nel momento in cui ha compiuto il folle atto, configurando così il “vizio totale di mente” che renderebbe impossibile una sua imputazione. La perizia dovrà comunque essere discussa nell’udienza in programma il prossimo 14 marzo, che potrebbe portare a esiti differenti. La possibile non imputabilità di Meran ha mandato su tutte le furie molti triestini, ma soprattutto le sigle sindacali del settore “Forze dell’Ordine” quali SAP, SIULP e FSP enti che attraverso rispettive note ufficiali hanno reso noto il loro pensiero in merito alla spinosa vicenda. Eccole riprodotte in maniera integrale.

LA NOTA DEL SIULP (Sindacato Italiano Unitario dei Lavoratori della Polizia): “L’evolversi del processo Meran è qualcosa che fa male al solo pensiero. Non si tratta qui di invocare la funzione retributiva piena del diritto penale sostanziale, la legge del taglione, l’occhio per occhio dente per dente scolpito nei testi vetero sacramentali. Si tratta di giustizia, quella Giustizia che un padre invoca a gran voce e che tutti noi ci aspettiamo da chi è preposto ad amministrarla in nome e per conto del Popolo. Nessuno potrà mai lontanamente comprendere il dolore di un padre a cui hanno strappato un giovane figlio, una persona eccezionale, un viso pulito in un mondo marcio. Non solo per la premorienza che tutti sappiamo essere contro le stesse leggi di natura, ma anche verso una giustizia che pare stia buttando il sale dentro una ferita aperta che lacera il cuore. Ed il cuore è quello di tutti noi di quell’intera comunità che si è stretta intorno alle famiglie di Pierluigi e Matteo. Una comunità che si è stretta intorno alla Questura di Trieste ed alla Polizia di Stato. Come si può solo immaginare che il modus operandi appartenga ad un essere sconnesso dalla realtà. Come si può solo pensare che quei gesti, quel concatenarsi di azioni razionali, tese a guadagnarsi la via di fuga non siano state il frutto di coscienza e volontà. Oggi qualcuno pretende – attraverso una scienza che è tutta da provare – di entrare dentro la testa di un soggetto al tempo di un fatto esecrabile, sancendo che quella testa al momento non era in grado di comprendere ciò che stava facendo. Oggi, leggendo gli articoli di stampa ho subito pensato al mostro del Circeo, che nel 75, unitamente a dei complici, uccise barbaramente Rosaria e seviziò Donatella che si salvò per miracolo. Guadagnata la semilibertà per delle valutazioni prognostiche positive, nel 2005 Izzo uccise Maria Carmela e Valentina, altre due donne che non siamo stati in grado di proteggere solo perché non ascoltiamo i nostri figli quando ci chiedono di tenere i mostri nelle gabbie”.

LA NOTA DEL SAP (Sindacato Autonomo di Polizia): “Siamo molto preoccupati perché il consulente della Corte d’Assise ha ritenuto l’imputato non capace di intendere e volere. C’è la concreta possibilità, ove la Corte d’Assise accettasse questa soluzione, che l’omicida sfugga al processo in quanto non imputabile, con l’unica conseguenza di sottostare ad una misura di sicurezza. Tra pochi anni, tra pochissimo, questo individuo sarebbe perciò di nuovo in strada e potrebbe nuovamente essere protagonista di azioni atroci. Nessuna scusante e nessuna attenuante deve essere concessa all’autore di questo orrendo duplice  omicidio. La massima solidarietà del SAP va verso le famiglie; staremo vicino a loro fino alla fine e saremo pronti a percorrere tutti i passi possibili affinchè sia fatta veramente giustizia. Fin dal primo momento il SAP ha partecipato ad ogni atto di questa dolorosa vicenda. Non vi è da parte nostra alcuna volontà di vendetta, ma solamente una richiesta di una reale giustizia, invocata da tutti ed espressa anche dal Capo della Polizia nel primo anniversario della morte dei “Figli delle stelle”. Se ciò non dovesse accadere, bisognerà fare un’attenta riflessione su quello che si intende e si vuole dalla “giustizia” in questo Paese”.

LA NOTA DI FSP (Federazione Sindacale di Polizia): “Nessuno potrà mai dimenticare quei drammatici fatti nella Questura a Trieste, nella mente restano i fermo immagine di quell’arma impugnata a due mani da Meran, il tentativo di sottrarsi ai poliziotti, le ricerche spasmodiche, gli spari, Matteo e Pierluigi a terra. Confusione? Sì. Paura? Certo. Ma è davvero difficile credere che non ci fosse la volontà di uccidere. Le leggi e le decisioni dell’autorità giudiziaria si rispettano. Ma lo sconforto per l’approssimarsi di una sentenza di assoluzione per incapacità mentale nei confronti di chi ha assassinato due poliziotti italiani è immenso”.
Lo afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, a proposito della perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Assise di Trieste nei confronti di Alejandro Augusto Stephan Meran, il cittadino dominicano che ha ucciso i poliziotti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego nel corso di una sparatoria avvenuta all’interno della Questura il 4 ottobre 2019. La perizia, su cui la Corte si pronuncerà definitivamente il 14 marzo, secondo quanto anticipato dai media depone per la processabilità ma per la non imputabilità di Meran, poiché in essa si sostiene che la “condotta costituente reato è stata attuata all’interno di una condizione mentale caratterizzata da un delirio persecutorio, di pregiudizio e di onnipotenza, ponendosi in nesso di causalità diretto con la patologia psicotica in atto e tale da escludere totalmente la capacità di volere”. “Leggiamo queste valutazioni con il massimo rispetto per la professionalità di chi le ha stilate – conclude Mazzetti -, ma ci appaiono davvero poco chiare, specie perchè riferite a fatti avvenuti così tanto tempo fa, e anche considerato che la questione della capacità era già stata affrontata con diverso esito davanti al Gip. Su tutto prevale quella sensazione netta che Meran avesse ben chiaro il disvalore della propria condotta, tanto che cercò in ogni modo di sottrarsi a chi tentava di fermare la sua violenza diretta, con chiarezza e precisione assoluta, verso i nostri colleghi”.

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