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lunedì, 3 Ottobre 2022

Punto sul terziario Fvg: 2022 “anno pieno di incognite”

22.02.2022 – 09.15 – A Palazzo Belgrado ex sede della provincia di Udine, si è svolta ieri 21 febbraio una tavola rotonda, con numerosissimi ospiti, per fare il punto sia a livello locale sia nazionale del settore del terziario. Un importante incontro durante il quale sono state approfondite le tematiche della ripartenza post Covid per le categorie del commercio, del turismo e dei servizi. La situazione compromessa dalle difficoltà conseguenti alla crisi pandemica, si trova davanti un 2022 che deve ancora affrontare numerose incognite tra le quali: la situazione geopolitica internazionale in atto, i rincari energetici e l’inflazione. L’incontro è stato promosso da Confcommercio del Friuli Venezia Giulia, moderata dal direttore del Messaggero Veneto e del Piccolo Omar Monestier e con ospite l’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Emidio Bini. «Un anno pieno di incognite» è la sintesi sul 2022 di Mariano Bella, direttore Ufficio studi di Confcommercio nazionale, la cui relazione ha fatto da premessa alla tavola rotonda “Il punto sul terziario”.
Bella ha analizzato da un punto di vista “macro” la complessa situazione che sta attraversando il terziario dell’area Confcommercio la quale è sotto l’egida di fenomeni internazionali che stanno facendo aumentare i costi delle materie prime e del rincaro dell’energia. Inoltre, i commercianti, oltre a pagare le bollette, devono fare i conti con la minore liquidità delle famiglie anch’esse vittime del caro energia e quindi più attente ai consumi. Il settore del terziario è un comparto che negli ultimi 24 anni a contribuito ad un saldo positivo di 2,4 milioni di nuovi posti di lavoro, e «in un contesto in cui la terziarizzazione è un fatto planetario – sottolinea il direttore dell’Ufficio studi –, un terziario azzoppato si traduce nella frenata di crescita e occupazione». L’aumento dei prezzi «vuol dire riduzione del poter d’acquisto», ha proseguito Bella nell’approfondire anche il passaggio chiave del Pnrr (con 183 miliardi di investimento per un Pil pari a 227 miliardi nel 2026 il moltiplicatore è del +24%) e quello del ruolo di chi fa reddito e profitto: «Riconoscere ai produttori un pur minimo sollievo fiscale è parso uno scandalo. Ma reddito e profitto non sono colpe. Va combattuta la povertà, non la ricchezza». Per quanto riguarda la situazione del Friuli Venezia Giulia, ha evidenziato di come la regione abbia perso più della media d’Italia per la forte componente di turismo straniero che è stato bloccato dai due anni della pandemia. Tuttavia, nonostante le perdite per il direttore è un terittorio in cui resilienza e volontà di ripartire sono sentimenti molto più radicati che altrove. “La ripresa non è stata omogenea nel 2021 risetto al 2020. Ci sono ampi settori come tutta la filiera turistica, la cultura, la ristorazione e tutto ciò che riguarda le attività legate alla convivialità che sono indietro dal 20% al 40% rispetto ai livelli del 2019. Siamo molto felici di come ci siamo comportati come Sistema-Paese, con una ripresa nel 2021 vivace e vitale; tuttavia, il problema di una ripresa disomogenea rimane.”

Successivamente sono intervenuti i presidenti di Confcommercio della regione.
Giovanni Da Pozzo, vicepresidente nazionale e presidente Fvg, ha osservato di come il clima di positività di settembre-ottobre 2021, quando sembrava che si stesse uscendo da questa pandemia con dei risultati positivi, sia stato poi rovinato da tutti quegli elementi che anticipano una tempesta perfetta: aumento delle bollette, la crisi energetica, e le condizioni internazionali. «Con aumenti consolidati dal 5% al 10% e bollette rincarate che penalizzano pesantemente le imprese e mortificano il potere d’acquisto delle famiglie, viviamo una congiuntura di rinnovate criticità». Da Pozzo ha poi aperto un focus sul credito, evidenziando come nel Nordest, in era Covid, il 32% delle imprese ha attivato prestiti assistiti da garanzia pubblica, a fronte di una media Italia del 28,7%. In Fvg in particolare, nel 2020-21, si contano 57mila operazioni con il Fondo centrale di garanzia per un importo finanziato complessivo di 6,8 miliardi di prestiti, «una volta a mezza il bilancio regionale». Operazioni «già entrate in fase di scadenza che aprono di fatto una questione sottovalutata, ma che rischia di compromettere la ripresa».
Antonio Paoletti, presidente di Confcommercio Trieste, ha osservato come nel capoluogo regionale «logistica e scienza fanno da traino ad altre attività», ed ha a sua volta rilanciato la preoccupazione delle piccole imprese «che si ritrovano oggi a fare i conti, dopo due anni di convivenza con la pandemia, anche con inflazione e bollette triplicate. L’Italia vive di consumi interni: se portiamo via ogni mese 2-300 euro alle famiglie, le conseguenze sono facilmente immaginabili».
Fabio Pillon, presidente di Confcommercio Pordenone, ha evidenziato il ruolo delle associazioni di categoria «come punto di riferimento, rappresentanza di interessi, centro di informazioni accreditate e di orientamento» e rilevato come le realtà commerciali di vicinato «sono in grado di offrire ai consumatori qualcosa di più e di diverso rispetto al mero scambio di beni, garantendo servizi personalizzati e flessibili, tarati sulle esigenze dei clienti con il valore aggiunto di una relazione sociale vera e propria».
Gianluca Madriz, presidente di Confcommercio Gorizia, ha parlato del valore di “Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della cultura 2025”: «È un’opportunità per l’intero territorio, non solo per la città. Dobbiamo riuscire a preparare al meglio l’evento negli anni che lo precedono, gettando le basi per la creazione di aziende culturali in grado di stimolare investimenti che favoriscano ricadute per gli anni successivi. Una sfida non facile, ma vedo un fermento e un’energia che confortano. L’importante è saper mettere tutto in rete».

Sergio Emidio Bini
: “La Regione ha lavorato alacremente fin dai primi terribili giorni della pandemia, mettendo in campo molteplici strumenti che hanno saputo rispondere alla crisi economica ed accompagnare la ripartenza; un risultato importante ottenuto anche grazie alla grande capacità di fare squadra che c’è stata con gli attori protagonisti dei comparti economici del Friuli Venezia Giulia. Il risultato positivo raggiunto è un risultato del sistema Friuli Venezia Giulia. Lo sottolineo con forza: l’aiuto che le associazioni di categoria hanno dato e che danno alla Regione è fondamentale, come quando è stata scritta la legge SviluppoImpresa, quest’ultima figlia dell’ascolto e di una serie di contributi strategici. Una responsabilità così grande va condivisa con chi opera e vive ogni giorno il territorio”.  “Durante la fase emergenziale – ha detto Bini – anche per sostenere il settore strategico del terziario, quello maggiormente colpito dalla crisi pandemica, abbiamo destinato oltre 70 milioni di euro per ristori a fondo perduto. Per il fondo turismo, solo per fare un esempio, per il bando in corso abbiamo assegnato 14 milioni di euro. Le misure di sostegno sono molteplici e con SviluppoImpresa le abbiamo ulteriormente rafforzate ed innovate, come ad esempio con l’introduzione dei distretti del commercio”. Inoltre, lo scorso 20 dicembre è stata avviata anche la presentazione delle domande di contributo alle piccole e medie imprese del commercio, turismo e terziario, cosiddetta ex articolo 100, (che si concluderà il 21 marzo prossimo): le imprese potranno così beneficiare di un contributo del 50 per cento sulle spese sostenute e ammesse per tanti interventi tra cui lavori edili, adeguamento di strutture, attivazione di tecnologie digitali. “Oltre agli strumenti – ha concluso l’assessore Bini – serve però uno scatto d’orgoglio che parte dalla competenza, soprattutto per chi occupa importanti posizioni nelle istituzioni. Solo tornado a un ruolo autorevole della politica sarà possibile vincere sfide importanti come ad esempio lo snellimento della burocrazia per favorire gli investimenti, cosa che peraltro nel nostro piccolo abbiamo già iniziato a fare. Deve tornare anche il tempo delle scelte coraggiose, dopo anni in cui i no a prescindere hanno penalizzato lo sviluppo; di questi dinieghi ora ne stiamo pagando le conseguenze, in primis per la questione del fabbisogno energetico che riguarda il nostro Paese”.

I rappresentanti di categoria hanno ringraziato la Regione per l’impregno profuso in questi anni, che non ha eguali in altre regioni d’Italia. La preoccupazione che è emersa è quella relativa, in particolare, al caro bolletta, una condizione che sta mettendo in difficoltà tanti Paesi dell’Europa.

[l.f]

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