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venerdì, 30 Settembre 2022

Il fascino del “velocipede”. La bicicletta e la Ginnastica Triestina

05.02.2022 – 07.01 – La natura di associazione ginnastica che operava in un impero, quale quello asburgico, multinazionale e plurireligioso, posto a sua volta all’interno di una città-porto, quale Trieste, che aveva fatto degli scambi commerciali e culturali con i paesi esteri la propria fortuna, connotarono profondamente la SGT, la quale si presentò sempre aperta alle ultime novità, specie dal mondo austro-tedesco.
Dopotutto la stessa ginnastica artistica praticata negli ambienti sociali era giunta come un “portato” tedesco; e tedesche erano state le prime associazioni ginnastiche in città, alle quali la SGT si era ispirata come statuto e modello.
In quest’ambito anche il velocipede fu recepito dalla SGT in contemporaneità alle prime
sperimentazioni in Italia e in Austria: dapprima come privato esercizio di singoli soci, poi
come acrobatica sperimentazione nella palestra principale e infine per la finalità che
conobbe maggiore successo, ovvero quella escursionistico-turistica.

Come ricorda lo storico Mario Presel nel 1913, quando la bicicletta era ancora una disciplina
sportiva “nuova”, nel 1873 un socio offrì in dono alla SGT “tre velocipedi nuovi, ancora impagliati per fior. 100″.
Purtroppo la direzione della società non seppe se considerare o meno il velocipede “attrezzo ginnastico”; mentre la commissione esercizi affermò che non era ancora chiaro “se l’esercizio del velocipede sia più o meno raccomandabile dal lato igienico”.
Prevaleva una certa prudenza, accalorata dalle preoccupazioni sanitarie caratteristiche del periodo; eppure già si avvertiva una curiosità verso il nuovo mezzo di trasporto.
Nel 1875 “alcuni soci, privatamente, si esercitavano in Palestra in questo nuovo sport che,
malgrado tutto, diveniva di moda”.
Nel 1876 la direzione acconsentì infine alla creazione di una sezione velocipedistica, la quale durante le feste per la bandiera sociale, a dicembre, si esibì in diverse acrobazie agli ordini del maestro Rustia, suscitando “il più vivo entusiasmo dei soci”.

Nel maggio 1877 si tenne inoltre a Milano l’Esposizione internazionale di attrezzi di ginnastica, scherma, tiro a segno e velocipedismo, alla quale partecipò la stessa Ginnastica Triestina, con una breve esposizione di oggetti per gli esercizi ginnici concepiti dall’istruttore parenzano Gregorio Draghicchio. Il promotore non a caso era quella Società ginnastica milanese “Forza e coraggio” presso cui Draghicchio troverà poi impiego verso la fine del secolo, dopo esser dovuto fuggire dalla natia Trieste per le convinzioni irredentiste.
L’Esposizione, approfondita dallo stesso giornale della SGT, il “Palladio”, si caratterizzò
proprio per esporre anche la bicicletta tra gli strumenti sportivi, sebbene se ne criticò la
direzione esterofila, con l’assenza di industrie ciclistiche propriamente italiane, con
l’eccezione della Greco e della Ciocca.

La sezione della SGT continuò a operare, sebbene limitata agli ambienti della palestra; una
scelta che ne determinò la chiusura temporanea. Infatti, come osserva il Presel, “causa il
danno che i velocipedi cagionavano al pavimento ed ai suoi muri della sala (allora si
usavano i pesanti bicicli a ruota alta, senza trasmissione, né cerchi di gomma), l’esercizio del velocipede in sala fu definitivamente abbandonato nel 1878”.

Una gara ciclistica nel 1920, Copyright Archivio Società Ginnastica Triestina

L’interesse per il mondo della bicicletta perdurò tuttavia tra i soci: il mensile societario “Il
Palladio” continuò infatti a dedicare ampi stralci delle proprie pagine agli ultimi modelli di
bicicletta e alle competizioni che si tenevano in Europa e negli Stati Uniti, conferendo una
speciale attenzione all’elemento esplorativo e/o turistico, con un chiaro parallelismo alle
vicende del Touring Club Italiano.
Nel 1895, in una fase di rinnovate finanze sociali e di sperimentazioni, la sezione
velocipedistica fu riattivata. Dapprima funzionò come una scuola di bicicletta per coloro che
volessero avvicinarsi a questo sport, a cura del maestro Bednar; successivamente si scelse
come località dapprima un ex maneggio per i cavalli, l'”Hagenauer e poi una pista all’aperto, presso villa Murat. La sezione conobbe nel frattempo un notevole allargamento, con la partecipazione delle prime donne cicliste e dei figli dei soci.
La svolta decisiva per la sezione avvenne nel settembre del 1896, quando la bicicletta venne congiunta con le attività turistiche. Il Ministero delle finanze austriaco concesse infatti l’esenzione dal deposito doganale al passaggio del confine italiano a partire dal gennaio 1897, imprimendo una notevole accelerazione alle gite e alle attività sociali.

Nell’occasione la sezione confermò di essere divenuta una realtà integrante della SGT forgiando un proprio distintivo: un disco smaltato in rosso, contornato da uno sfondo azzurro, con la scritta “Unione Ginnastica, sezione velocipedistica“, a propria volta attraversato da un’alabarda incrociata con un’ala.
Nel 1898 l’accresciuta importanza della sezione, pur tra qualche difficoltà finanziaria, convinse il direttivo ad affidarne la guida a una commissione mista, composta di tre direttori e quattro soci ciclisti. Nel marzo 1898 l’ormai anziano Bednar affidò l’incarico di maestro a Enrico Misgur, il quale a sua volta lo cedette, nel gennaio 1899, al socio Attilio Pontini.
Nell’ambito delle attività precedenti allo scoppio del conflitto gli anni tra il 1898 e il 1900 vanno considerati come l’età d’oro per il velocipedismo firmato SGT: si tennero gite, corse stradali e persino campionati sociali. Nel 1899 il distintivo venne modernizzato, adottando un modello in forma di ruota, recante nel centro lo scudo rosso con l’alabarda, affiancato dalle iniziali “U.G.” (Unione Ginnastica).

Le ripetute chiusure imposte dalle autorità austriache agli inizi del ‘900 interruppero
quest’inizio promettente; ma non appena la società si ricostituì con diverso nome, ma
identica “anima” sociale, la sezione velocipedistica fu la prima a essere riattivata. Tra le
prime azioni in tal senso, nel 1903, vi fu la rinnovata richiesta al Ministro delle finanze
austriaco di concedere l’esenzione per il passaggio confinario: l’ennesima conferma del
carattere di turismopatriottico” esercitato dalla bicicletta tra i soci SGT.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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