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venerdì, 1 Luglio 2022

Guerra in Ucraina: quali ripercussioni per il porto di Trieste?

26.02.2022 – 13.12 – Il conflitto in atto tra Ucraina e Russia rischia di avere pesanti ripercussioni per un tessuto produttivo, quale il Friuli Venezia Giulia, che proprio dalle esportazioni ucraine e dai clienti russi trae parte del proprio sostentamento; mentre con specifico riferimento a Trieste il porto gestiva da tempo molte delle esportazioni per le industrie siderurgiche del continente, a livello di materie prime e profilati.
Il primo, evidente, blocco è nel caso del porto ucraino di Odessa: HHLA, la compagnia amburghese che gestisce la Piattaforma Logistica di Trieste, ha informato che il porto è stato chiuso dal governo e che il proprio personale è ritornato alle proprie case. HHLA ha erogato loro, considerando la situazione di emergenza, la paga mensile in anticipo. Odessa, un tempo storicamente un porto russo, è da tempo sotto attacco.
Altrettanto grave la situazione presso il porto di Mariupol, dal quale normalmente giungono le bramme d’acciaio per il Porto di Monfalcone e, di lì, per i quattro laminatoi a San Giorgio di Nogaro. Il porto, sotto attacco, ha cessato le attività e ha bloccato le navi in partenza: nel medio-lungo periodo l’industria siderurgica dovrà scovare nuove fonti di rifornimento di materie prime.

Sembra infatti essere l’industria siderurgica il settore maggiormente colpito in Friuli Venezia Giulia: tanto a livello di merce di passaggio negli scali, quanto per l’effettiva lavorazione industriale. L’Unione Europea infatti importa dalla Russia 26,9 milioni di tonnellate di prodotti siderurgici (acciaio, ferro, ghisa, ecc ecc), quasi la metà del totale importato al di fuori dei paesi dell’Unione Europea (42%). L’Italia specificatamente importa un terzo di questi prodotti, specificatamente 1/4 dell’acciaio russo importato dall’UE e quasi la metà (47%) di quello ucraino. Una percentuale non irrilevante di questo traffico transita proprio negli scali di Trieste e Monfalcone. Verranno rinvenuti mercati alternativi, come avvenuto durante altri conflitti; si parla già di Turchia, India e Cina come fornitori alternativi, ma con l’eccezione dello stato di Erdogan prevedranno tratte e percorsi al di fuori del Friuli Venezia Giulia.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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