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venerdì, 1 Luglio 2022

Green pass dopo la quarantena e la negatività. Da noi, come funziona? Lo spiega Asugi

03.02.2022 – 10.39 – Ma il Green Pass, dopo positività, una quarantena a casa e successiva negatività, come funziona? Come viene generato? Le procedure, quelle italiane (molti triestini hanno preso l’abitudine di far riferimento, per test rapidi e positività, alla Slovenia, dove tutto funziona però diversamente), le spiega, di fronte alle molte domande, una nota stampa di Asugi. Fino al 30 dicembre 2021, qualsiasi esito di un test antigenico rapido doveva essere confermato da un test molecolare mentre oggi, in seguito a nuove indicazioni emanate a fine dicembre a livello ministeriale e regionale (la Circolare ministeriale numero 60136 del 30 dicembre 2021, e la nota regionale del giorno successivo, 31 dicembre 2021, “EMERGENZA COVID-19 per l’effettuazione di test diagnostici per SARS-COV-2”), questa conferma non è più necessaria. Il test molecolare di conferma dopo la negatività da antigenico, per avere il Green pass, non serve più.
Attualmente per ottenere il certificato verde da guarigione serve un test fatto attraverso tampone molecolare oppure antigenico rapido eseguiti presso laboratori privati e farmacie autorizzati, laboratori pubblici, nonché medici di medicina generale e pediatri di libera scelta autorizzati; non sono invece validi i test autosomministrati a domicilio, che richiedono ancora una conferma. Solo gli esiti della tipologia autorizzata di test sono inseriti nei sistemi informatici regionali al fine di permetterne la tempestiva presa in carico e l’invio al Ministero della Salute per la successiva generazione del documento. “Purtroppo”, spiega ancora Asugi nella sua nota, “in questo momento di così alta circolazione del virus la presa in carico di molti soggetti da parte del Dipartimento di Prevenzione non è stata immediata e quindi molte persone non sono in possesso di un test positivo documentato e valido ai fini della generazione del Green pass da guarigione”. Occorre quindi avere pazienza.

Le agenzie sanitarie raccomandano comunque l’effettuazione della vaccinazione anche dopo aver contratto l’infezione, precisando che “ammalarsi di COVID-19 offre una certa protezione definita ‘immunità naturale’ che può variare a seconda di quanto sia stata lieve o grave la malattia, del tempo trascorso dall’infezione e dell’età. Nessun test attualmente disponibile può determinare in modo affidabile se una persona è protetta dall’infezione”. L’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta in termini di sviluppo degli anticorpi che possono combattere il virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale. “Non vi sono evidenze che la vaccinazione di soggetti che potrebbero essere infetti o in incubazione abbia un effetto dannoso sull’evoluzione della malattia mentre dovrebbe essere cautelativamente posticipata in quelli con infezione in atto per favorire il completo recupero clinico”. La guarigione consente quindi l’ottenimento del Green pass con validità di sei mesi; per i sanitari, la vaccinazione è comunque raccomandata e va fatta nei tempi indicati dalle linee guida del Ministero della Salute, cioè dopo 4 mesi dalla negatività al Covid-19 stesso.

[f.f.]

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