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domenica, 7 Agosto 2022

Chi ricorda il musicarello?

21.02.2022 – 09.40 – Al giorno d’oggi possiamo vedere come e dove vogliamo i video musicali dei nostri artisti preferiti. Quasi scontata è difatti la fruibilità del prodotto in anteprima o appena pubblicato tramite social e piattaforme. Negli anni Ottanta e Novanta ciò non era possibile e si aspettava con impazienza l’arrivo dei videoclip mandati in onda in canali apposti. Di solito venivano trasmessi nelle fasce orarie pomeridiane dei weekend tramite le classifiche dei canali ufficiali. Una trasmissione dedicata ai videoclip molto famosa è stata ad esempio ‘Mister Fantasty’ su Rai Uno. Grande impulso ai giovani in tutto il mondo venne dato poi da MTV dove era possibile vedere video 24 ore su 24. Ma in Italia -senza contare i cortometraggi soundies– il grande antecedente dei video musicali, ormai dimenticato dai più, è stato il ‘musicarello’La parola si compone di ‘musica’ e ‘Carosello’ e si può considerare un precursore degli odierni videoclip in auge negli anni Cinquanta e Sessanta. Si tratta di un sottogenere cinematografico italiano in cui si usa raccontare tramite film una trama sviluppata da una particolare canzone di un cantante di successo dell’epoca. Di conseguenza, il lungometraggio raccoglieva in sé anche riferimenti alla moda e alla gioventù del momento. Molto spesso si tratta di storie popolari e d’amore con giovani attori interpretati dai cantanti stessi. I film nascevano infatti da accordi tra case discografiche e cinematografiche per lanciare la canzone o l’album in questione e di conseguenza per darsi pubblicità l’un l’altro. I primissimi musicarelli, in realtà, nascono già nel dopo guerra con grandi rappresentanti come Claudio Villa o il film “Canzoni per le strade” di Mario Landi (1950) con il cantante Luciano Tajoli. Fino a fine anni Cinquanta riguardano per lo più il mondo dei cantanti neomelodici ma è alla fine di quegli anni che arriva la vera svolta con una schiera di giovani emergenti che si contrappongono ai principali interpreti italiani: sono gli “urlatori”. Alcune delle figure più famose sono il “Molleggiato” Adriano Celentano richiesto da Lucio Fulci nel suo “Urlatori alla sbarra” (1960) e ne “La dolce vita” (1960) di Federico Fellini o la grande Mina in “Io bacio…tu baci” (1961). Lo spunto d’oltreoceano arriva da film come “Love me tender” che vede l’esordio come attore di Elvis Presley. Voci ruvide e potenti, con uno stile considerato ‘sguaiato’ e con movenze scomposte, attirano ormai tutti i giovanissimi.
ll musicarello diventa quindi una rappresentazione del mondo di quell’epoca raccontato con spensieratezza, anche se non manca di trasmettere il bisogno di emancipazione dei giovani. Oltre al rock, si fa strada il beat, con altre figure come Gianni Morandi interprete del grande successo “In ginocchio da te” (1960) o, ancora, Rita Pavone, Little Tony, Patty Pravo, Bobby Solo, Orietta Berti. Diventa iconico tra le giovanissime il caschetto biondo di Caterina Caselli in “Nessuno mi può giudicare” (1966). on il Sessantotto e le contestazioni studentesche si passa ad un periodo politico che porta ad un declino del genere in quanto non esiste più un’unica musica rivolta a tutti gli adolescenti. La prima e vera comparsa commerciale dei videoclip italiani come li conosciamo ora avviene nel 1965 tramite il regista Tullio Piacentini. Per quanto riguarda i musicarelli, uno degli ultimi successi riscontrati è “Ma che musica maestro!” (1971) di Mariano Laurenti anche se negli anni a venire anche altri provano a ridar loro vita. Tra tutti possiamo ricordare gli exploit del 1998 come: “Laura non c’è” basato sull’omonima canzone di Nek; “Jolly Blu” basato sulla canzone degli 883 ed il famoso “Radiofreccia” di Ligabue. Certo, non sarebbe male poter riprendere la moda degli anni passati, anche se per ora si nota un trend inverso, ovvero video musicali ampliati quasi a creare una vera e propria sorta di ‘mini-film’. Alcuni esempi sono “Ghosts” di Michael Jackson (1996) della durata di 39 minuti e 32 secondi, record battuto dal cantante italiano “Alfa” con un videoclip di 25 ore per la canzone “Testa tra le nuvole pt 2” (2019). “From Yesterday” dei 30 Seconds to Mars ha una durata di ‘soli’ 13 minuti e 30 (2005) ma è ambientato in una Cina mitologica che tra cavalli ed oltre 400 soldati cinesi ha portato ad un investimento complessivo tra i più costosi per un videoclip, pari a ben 30 milioni di dollari. Tra i più recenti, invece, “All too well”, della beniamina delle adolescenti Taylor Swift, ha una durata di 14 minuti e 55 secondi (2021). Insomma, con il ‘boom’ del digitale e dei film in streaming potrebbe essere interessante una rivisitazione del genere, coniugando musica e cinema in modo innovativo.
[m.p]

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