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domenica, 25 Settembre 2022

“Aver cura di chi ci cura”: il problema del burnout nella Sanità FVG

01.02.2022 – 07.01 – Il ministro della salute Roberto Speranza ha annunciato che, a partire dal 2022, il 12 marzo sarà la giornatacontro la violenza sugli operatori sanitari“. Una scelta, quella del giorno nazionale, che s’inserisce all’interno di un clima per i sanitari divenuto, dopo il periodo “eroico” del 2020 e gli attacchi del 2021, sempre più difficile: lo stesso personale sanitario, dall’infermiere, al medico, accusa un crescente burn out. Nervosismo, ansia, stanchezza, irritabilità… Sintomi di uno stress cronico che rischia di degenerare in patologia. Proprio la salute mentale dei sanitari, l’ “aver cura di chi ci cura“, sono stati al centro di un webinar della Regione Friuli Venezia Giulia. Gli organizzatori erano la rete degli Ospedali e Servizi Sanitari che promuove la salute (Health Promoting Hospitals & Health Services HPH), coordinata da ARCS (Azienda Regionale di Coordinamento per la Salute). È stato così possibile riunire i maggiori esperti sul tema dello stress, con l’obiettivo di individuare cause e soluzioni per la forte pressione a cui è sottoposto il personale ospedaliero.
Il webinar, dal significativo titolo “Il sistema di reazione allo stress e l’importanza di Aver cura di chi ci cura”, concludeva la settima conferenza regionale della rete HPH del Friuli Venezia Giulia, rete che, come ha annunciato in apertura il Direttore Generale di ARCS, Giuseppe Tonutti, ha siglato il quinto mandato di adesione alla rete internazionale.

Tra gli interventi occorre rilevare l’importanza della prima sessione, moderata da Alfredo Perulli (Direttore Area Ospedaliera DCS FVG) e Alessandro Conte (Direzione Sanitaria ASUFC), dove si è posto l’accento sulla situazione regionale, aggravata da un continuo esaurimento del personale, alla quale si è cercato di dare risposta con il progetto “Aver cura di chi ci cura”, realizzato dal gruppo regionale HPH, a propria volta all’interno del percorso formativo La Cura dei Curanti in atto dal 2018.

Ma non sono mancati interventi di carattere più tecnico, a partire dalla necessità di monitorare, tramite dispositivi elettromedicali di alta tecnologia, i propri livelli di stress, correlandoli ai propri ritmi di riposo/veglia e alla propria salute. La chiave, è stato riconosciuto, è l’empowerment, il riconoscere la fisiologia del proprio corpo e i bisogni che manifesta. Al di là dell’elemento tecnico, è stato appurato, serve da parte dei sanitari un cambio di mentalità, una maggiore cura verso il proprio corpo; fermo restando che proprio la continua emergenza rende difficile questa transizione verso la “cura per il curante”.
Ne ha discusso specificatamente Adriana Cecchi, direttore SC Politiche del farmaco ARCS e la sua collaboratrice Caterina Morassutto, statistica che hanno posto l’accento sulla utilità o meno di un investimento (anche) tecnologico in quest’ambito.

Ormai largamene conosciuto invece il crescente disagio giovanile connesso alla pandemia; ne ha discusso Stefano Russian del Burlo, il quale ha condiviso la preoccupazione della rappresentante del Tavolo Strategico Internazionale HPH, dr.ssa Ilaria Simonelli, APSS Trento, responsabile della Task Force Internazionale sui Bambini e gli Adolescenti. Vi sono però in tal senso anche utili strumenti di lavoro internazionali, coi quali studiare il problema.

La rete HPH attualmente è costituita da 7 aziende sanitarie (ASUGI, ASUFC, ASFO, IRCSS Burlo di Trieste e IRCCS Cro di Aviano e una casa di cura privata accreditata Casa di Cura S.Giorgio di Pordenone) e sono tutte coinvolte nel programma regionale “Aver cura di chi ci cura”, dedicato al benessere e recupero psico fisico del personale sanitario gravemente compromesso dalla pandemia.
“Aver cura di chi ci cura” è stato avviato in via sperimentale nell’estate 2020, dopo il primo lockdown. L’approccio integrato è il cuore del progetto e ha come obiettivo il benessere organizzativo e individuale, utilizzando in particolare le più recenti evidenze scientifiche per la misurazione soggettiva e oggettiva (non invasiva) del carico di stress. La misurazione viene accompagnata da un protocollo di riorientamento degli stili di vita, funzionale al recupero della sanità fisica e mentale.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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