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domenica, 2 Ottobre 2022

Agata e il mare

06.02.2022 – 10.00 – Il grande molo di pietra si protendeva verso il golfo, infisso nel mare che gli spumeggiava ai lati e cozzava contro la sua grande testa piatta.
Bambini si rincorrevano tra le bitte d’ormeggio in ottone e i lampioni, richiamati dai genitori. Un cane di piccola taglia scattò in avanti, abbaiando contro un gabbiano che si alzò subito in volo. Altre figure umane: talune a braccetto; talune in compagnia; e qualcuna solitaria: vagavano lungo il suo perimetro, si fermavano un po’ ad ammirare la città che si apriva alle loro spalle o il golfo stesso che si spalancava all’orizzonte. Lì in fondo, dove il mare incontrava la terra, una dorsale verde cresceva diventando presto un monte che dominava la città e il vecchio porto abbandonato.
Oltre la diga, linea dritta e bassa, il cielo stesso si tuffava nel mare. L’odore pungente della salsedine si diffondeva in ogni dove.
Poco oltre una rosa dei venti in bronzo, proprio in cima al molo, stava Agata.
Il cappotto lungo, verde acqua, che ondeggiava nella brezza. Questa le spirava sul volto puntato davanti a sé, spostandole i lunghi capelli dalle sfumature rosse. I suoi occhi, dal rossore che divorava il loro azzurro chiaro naturale, erano lontani dalla serenità del paesaggio; guardavano le increspature del mare, si gettavano tra di esse.
Agata sembrava interrogare il mare stesso. 
Perché, Mare, il mio cuore non sa trovare pace?; perché, Mare, non sono stata attenta e ho investito così tanto in lui, in noi?; perché, Mare, pensavo, speravo, che fosse veramente cambiato?, perché, Mare, non riesco a voltare pagina, a lasciarlo andare e a concentrarmi sul quotidiano vivere?
E il mare, tra un guizzo di pesce e tuffo di gabbiano, sembrava respirare, gonfiandosi e sgonfiandosi come il suo cuore. Ma non dava risposte. Lui, i suoi segreti se li porta dentro.
Lei non ne era stata capace. Aveva espresso i suoi dubbi, le sue paure, i suoi dolori a volti amici e persone a lei care; tutti avevano detto la loro opinione, avevano cercato di darle dei consigli sul voltare pagina, sul dimenticare e ad andare avanti, giorno per giorno, senza fretta.
Ma no, lei non era in grado di dimenticare: la sua mente non poteva cancellare le immagini che la tormentavano la notte, che le facevano mancare il respiro; erano immagini rilegate a un tempo di vita passato, che sapeva far ben sentire la sua assenza.
Stando lì, sul molo, avvolta dal chiacchierio che non sentiva, circondata dal paesaggio che non vedeva, qualcosa le si spense dentro; era come se un soffio gelido avesse spento una candela, facendo restare solo una scia di fumo. Si sentì improvvisamente pesante. Un sussulto le salì alla gola e faticò a reprimerlo.
Mare mio, sapessi quanto mi sento stupida! E ingannata! E infelice!
Il mare sfumò davanti a lei; il suo blu sfumò in un nero senza riflessi. La tenebra le penetrò gli occhi e, come lava, le scivolò lungo la gola per espanderlesi nel ventre.
Solo in quel mentre, le sembrò di essere aria. Si sentì sparire nella brezza.
Mi ha usata, Mare. Usata e gettata via.
Si sentì un granello di polvere lanciato nell’infinito.
I suoi piedi si mossero in avanti. Solo un passo. Ma fu sufficiente.
Il mare la abbracciò, fino a coprirla del tutto. E la tenne stretta a sé.
Solo per un attimo, Agata provò a opporglisi. In un guizzo, vorticò le mani, scalciò. Nel movimento, alzò lo sguardo: raggi di luce penetravano la superficie ondosa e, prima di sentirsi ancor più leggera, con i pensieri che le fluttuavano via, pensò fosse la luce del paradiso.
Delle sagome sfondarono quell’immagine. Erano due, indistinte. Le si facevano incontro.
Delle mani si allungarono verso di lei. Ma non riuscirono ad afferrarla.
Ben presto, Agata lasciò entrare il mare dentro di sé. E, lentamente, si spense.
[d.s]

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