20.2 C
Trieste
sabato, 28 Maggio 2022

La Pia Casa dove si mangiava kosher: la nascita dell’Asilo Gentilomo

22.01.2022 – 07.01 – I soldati dalle uniformi nero irido scendono dai camion, latrano urla in tedesco: gli sfarfallii d’un vicino lampione svelano gli stanhelm grigi, gli MP 40 stretti nelle mani guantate. È la notte di Trieste del 20 gennaio 1944: le truppe naziste irrompono nella casa di riposo della comunità ebraicaPio Gentilomo“, rastrellano cinquantaquattro anziani ebrei ivi ricoverati; poi i prigionieri vengono caricati sui camion, stipati sui treni, verso la destinazione terminale del lager di Auschwitz. La storia della Pia Casa Gentilomo di Trieste è sempre rimasta indelebilmente connessa a quest’evento dolorosissimo, immortalato nel 2004 dal bassorilievo opera di Giovanni Talleri. Eppure le vicende della Pia Casa, tutt’oggi esistente in via Cologna 29, risalgono all’ottocento e segnano un importante tassello nella storia ebraica triestina: scheggia d’un mosaico perduto in larga parte anch’esso, perchè nel ’44 le SS distrussero l’archivio storico della casa di riposo.

La famiglia Gentilomo giunse a Trieste, secondo il Presidente della Comunità Israelitica di Trieste Mario Stock, nella prima metà dell’ottocento: Sanson Gentilomo proveniva da Spalato e il figlio Angelo aveva sposato Marianna Formiggini, un altro cognome noto nell’ambito della borghesia ebraica triestina. Nel 1855 la coppia scelse di devolvere la propria considerevole ricchezza per la costruzione di una Pia Casa d’invalidi israeliti. L’edificio venne inaugurato il 15 maggio 1870, alla presenza del podestà liberal-nazionale Massimiliano d’Angeli e dai maggiori esponenti della Comunità Israelitica. La Pia Casa rispondeva all’esigenza di provvedere cibo “casher” agli anziani cittadini ebrei ricoverati nei diversi rifugi del Comune di Trieste. Il Corriere Israelitico descrisse il ricovero ricordando che “Al presente sonvi in esso albergati 12 individui, 8 uomini e 4 donne; lo stabilimento è capace però di un maggior numero… Il primo piano havvi quattro stanze da letto, ognuno dei quali col tavolo da notte e diviso ciascuno dal relativo padiglione, di modo che, un ricoverato può bensì parlare col suo vicino, ma non vederlo. Appeso in mezzo alla stanza avvi elegantissimo lume da notte, ed ai lati tanti armadi quanti sono i letti. Ognuno ha il suo, del quale tiene la chiave, e che racchiude i seguenti oggetti: 6 paia di mutande, 12 paia di calze, 12 camicie, maglie di lana, berrette da notte, ecc tutto quanto in fine può abbisognare e forse di più. La biancheria dello stabilimento è composta di 72 lenzuola, 42 federe, 50 asciugamani, 20 tovaglie, 80 tovagliuoli, ecc ecc.

Il Corriere Israelitico descrisse inoltre la dieta degli invalidi ricoverati, cioè “caffè e latte con pace o zuppa a loro talento, la mattina per colazione; zuppa, carne allessa, insalata e una dose di vino a pranzo; insalata ed arrosto, o caffè e latte a cena. Il sabato e le feste una pietanza di più. Il custode, fornitore della cucina, è obbligato poi a contentare gli invalidi nella qualità e quantità dei cibi, ed essi possono, quando lo credano giusto, fare i loro reclami”.

L’Asilo Gentilomo era una struttura peculiare, legata la carattere multireligioso della Trieste ottocentesca; sopravvisse però dignitosamente attraverso il Novecento, fino al trauma di quel 20 gennaio 1944. Nel primo dopoguerra la Pia Casa conobbe diversi problemi finanziari, ma riuscì a vivacchiare grazie alle donazioni di Lionello Stock prima e di Alberto Casali dopo, negli anni Ottanta.
La storia dell’Asilo Gentilomo andrebbe inserito in una costellazione di istituzioni ed enti afferenti alla Trieste ebraica; che passando da ospiti d’onore quale la Sinagoga scendono alle minime necessità dell’uomo, dall’ospedale, al ristorante, financo alla casa di riposo. Una Trieste in miniatura dentro la “grande” Trieste che riaffiora di tanto in tanto, come il riflesso di uno specchio antico.

Fonti: Mario Stock, Breve storia dell’Asilo Gentilomo, in Il Lanternino: bimestrale di storia della medicina e medicina sociale, numero 1, 1989

[z.s.]

spot_img
Avatar
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

Dello stesso autore