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sabato, 10 Dicembre 2022

Il parto ai tempi del Covid: il Burlo coordina uno studio europeo

31.01.2022 – 14.40 – Il primo lockdown e le susseguenti misure anti contagio hanno influito non solo sulla natalità del 2020-21, ma sulla stessa qualità del servizio offerta dagli ospedali infantili alle neomamme e ai (pochi) nascituri: è spesso mancato, a causa di un’errata percezione del pericolo di contagio, il contatto pelle a pelle col bambino, l’allattamento, lo stesso padre non ha avuto modo di accedere alla sala parto o di supportare il partner nei primi giorni col nuovo nato. L’accesso stesso ai servizi pediatrici, così come all’assistenza pre e post gravidanza sono mancati o sono risultati, specie nel 2020, fortemente deficitari. Lo rivela uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Lancet, compiuto attraverso il progetto internazionale IMAgiNE EURO. Il project, teso a evidenziare lacune e mancanze dell’assistenza pediatrica durante il biennio pandemico 2020-21, ha coinvolto 20 diversi paesi della Regione Europea, somministrando questionari anonimi alle “neomamme” e agli operatori sanitari, con una speciale enfasi sul momento del parto. Lo studio, coordinato dall’OMS, ha rivelato le mancanze appena citate; e lo ha fatto constatando come risultassero trasversali all’emisfero europeo; cioè i difetti riscontrati erano presenti tanto nella liberalissima Svezia, quanto nella austera Italia. Non è mancata la partecipazione della stessa Trieste, attraverso l’Irccs Burlo Garofolo di Trieste. E’ stato proprio il Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Cc Oms) per la Salute Materno Infantile di Trieste ad organizzare l’indagine in collegamento con l’organizzazione “madre”, impegnata da tempo nello sforzo di coordinare la lotta alla pandemia e le sue conseguenze mentali e sociali.

“Il questionario mamme- spiega la dottoressa Marzia Lazzerini, responsabile del Cc Oms -, è stato compilato in pochi mesi da oltre 24mila donne (di cui circa 4800 italiane) – dimostrando il grande interesse che l’utenza ha verso questa tematica. Abbiamo riscontrato un buon interesse anche tra gli operatori sanitari, e a oggi circa 3mila hanno fornito la loro opinione online (https://redcap.burlo.trieste.it/surveys/?s=FFP9NFC4KE). Il network di ricerca, costituito per la maggior parte da volontari, è molto ampio e variegato, e include sia Università e Istituti di ricerca sia agenzie internazionali come l’Unicef, e Ngo attive nell’area dei diritti umani. I ricercatori coinvolti sono sia personale sanitario di varia tipologia (medici ostetrici, neonatologi, infermieri, ostetriche, psicologi, consulenti per allattamento) che esperti di salute pubblica, antropologi, epidemiologi, e questa eterogeneità ci dà l’opportunità di includere più punti di vista”.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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