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martedì, 4 Ottobre 2022

Riforma sanità, un centinaio in Largo Barriera

24.12.2021 – 14.17 – “La Salute Territoriale di Trieste è in svendita”. Si riaccende la discussione sul piano aziendale proposto dall’Azienda Sanitaria per il territorio giuliano, che prevede un taglio sul dipartimento dipendenze e sui Centri di Salute Mentale. Proprio in merito a quest’ultima, Riccardi aveva garantito “le stesse dimensioni” dei dipartimenti, come previsto dalla legge 17/2014. “Certamente – aveva aggiunto il vicegovernatore – va superata l’ottica che ha portato a gestire alcune situazioni secondo un modello a comparti stagni, in particolare per quanto riguarda i temi della dipendenza, delle fragilità, della disabilità e della salute mentale”, proponendo una risposta “multidisciplinare”, che si adeguasse “alle necessità delle persone e non il contrario”.

Nel corso dell’illustrazione della riforma era stata ribadita l’importanza dell’unitarietà del sistema dell’emergenza-urgenza, e l’estensione della stessa, che affronta numerosi argomenti: rafforzamento della capillarità dell’offerta sanitaria sul territorio attraverso i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e le oltre 400 farmacie presenti anche nelle aree più marginali del Friuli Venezia Giulia. “La norma”, aveva concluso, “introduce infatti elementi che consentono di garantire condizioni particolari per superare le difficoltà di chi opera nelle aree secondarie dove c’è un numero esiguo di assistiti”.

Preoccupazione della commissione Paritetica Stato-Regione, e in particolare di Salvatore Spitaleri, componente dem della commissione: “Riccardi riconosce in sostanza che la sua pseudo-riforma o non è partita o non funziona – aveva esordito – È preoccupante che l’assessore rimandi alla fine dell’anno la verifica della prevedibile voragine delle Aziende sanitarie, di cui dovrebbe avere cognizione praticamente in tempo reale. È interessante la conferma che ci sono due visioni diametralmente opposte dentro la maggioranza sulle centrali operative. Usuale l’atteggiamento di noncurante superiorità, questa volta riservato all’ispezione del Ministero e alle indagini della Procura”.
In tempi più recenti lo stesso consigliere regionale Roberto Cosolini (PD) aveva denunciato il depauperamento della sanità triestina: “Vengono dimezzati i Centri di salute mentale e vengono indeboliti i dipartimenti delle dipendenze nella loro articolazione organizzativa, portandoli anche in questo caso al livello dell’area isontina, dove per le persone seguite sono 900 a fronte della 4.000 a Trieste. In questo senso, lascia perplessi il parere positivo del Comune di Trieste nell’assemblea dei sindaci che dice si al taglio delle strutture a fronte di una semplice rassicurazione verbale sul mantenimento dei servizi”.

Ed è stata infatti Laura Famulari, consigliera comunale e segretaria del Pd provinciale di Trieste, a rendere nota la richiesta di convocazione di un Consiglio comunale per audizione, ai sensi dell’art. 47 dello Statuto comunale, sottoscritta da tutti i membri del gruppo Pd, assieme a 5Stelle, Punto Franco e Adesso Trieste. “Viene fortemente indebolito il dipartimento delle dipendenze, ridotti da quattro a due i distretti dell’area giuliana, e ridotti da quattro a due i Centri di Salute Mentale – aveva ribadito – Queste scelte non sembrano essere coerenti con gli obiettivi del Pnrr in materia di sanità territoriale che in base alle direttive del Pnrr, all’esperienza della pandemia, agli indicatori della ricerca, la sanità territoriale pubblica è una componente necessaria che andrebbe potenziata”.

Ieri, alle ore 17.00 in Largo Barriera, Adesso Trieste ha organizzato un “flash-mob di dialogo con la cittadinanza in cui denunciare la svendita dei servizi e chiedere a mezzo stampa che la regione cambi la propria governance nel campo della salute e dei sistemi sanitari e sostenga una vera e necessaria rete di servizi di salute di prossimità”. Sono stati un centinaio le cittadine e cittadini che hanno partecipato alla mobilitazione. “L’assessore Riccardi aveva dichiarato a inizio legislatura che il suo obiettivo era spostare ingenti risorse pubbliche dedicate alla sanità verso il settore privato. A quanto pare – dichiarano i promotori – la violenza sociale e sanitaria della pandemia non gli ha fatto cambiare idea”.

mb.r

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