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lunedì, 3 Ottobre 2022

Racconto di Natale: Unione Europea, lussuria ed eucrisia. Diritto 4.0

09.12.2021 – 10.53 – Questo è un racconto di Natale. Una di quelle storie in cui la festa viene messa in pericolo e, solo grazie a un intervento provvidenziale, viene salvata per la gioia di grandi e piccini. Inoltre, oggi impariamo una parola nuova, “eucrisia”, che diventerà di uso comune e quotidiano. E, poi, parleremo della lussuria, anche se solo nell’ultimo paragrafo. Ma procediamo con ordine. Per raccontare una storia, dobbiamo iniziare individuando i protagonisti. Nel nostro caso, protagonista è l’Unione Europea, un’organizzazione sovranazionale composta da 27 Stati europei, che è saltata agli onori della cronaca perché la sua Commissione Europea ha scritto il documento #UnionOfEquality, che ha suscitato l’unanime sdegno.

Perché tanta unanime indignazione? Facciamo un esempio: se cerchi il significato della parola “computer”, apri un dizionario della lingua italiana e la trovi senza difficoltà. Però è chiaro che, pur essendo una parola di uso comune, non esiste da sempre nella lingua italiana. E allora, com’è finita nel nostro dizionario? Il meccanismo è semplice e intuitivo: il computer è stato inventato, si è diffuso, tutti hanno cominciato a usarlo e ad avere necessità di una parola per indicarlo. Infine, è diventata una parola di uso corrente e, a buon diritto, è entrata a far parte del nostro lessico, guadagnandosi una definizione all’interno del dizionario. Il meccanismo è semplice e naturale: una parola si diffonde per soddisfare una necessità linguistica, culturale e sociale, e diventa parte di un linguaggio. E cosa c’entra l’Unione Europea? L’Unione Europea fa qualcosa contro natura. Infatti, cerca di imporre ai suoi 450.000.000 di cittadini un meccanismo invertito. Non le interessa di modificare il linguaggio per descrivere meglio la realtà, ma cerca di fare esattamente il contrario: imporre delle modifiche del linguaggio per modificare la realtà, cioè per perseguire delle finalità politiche che non dichiara e che possiamo solamente intuire. Ad esempio, come nelle favole, per distruggere il Natale.

La modifica del linguaggio è un’arma potentissima, perché le parole che noi utilizziamo sono strettamente legate al modo in cui pensiamo, al modo in cui possiamo ragionare. Se non conosci una parola che descrive un concetto, significa che quel concetto ti manca. O, se anche ti venisse spiegato, te lo dimenticheresti rapidamente. Pertanto, togliere alcune parole dal nostro linguaggio o aggiungerne altre, come vorrebbe fare la Commissione Europea, è un attacco violentissimo alla nostra cultura e alla nostra struttura sociale. Lo fa a fin di bene? Ad esempio, la U.E. dà l’indicazione, quando ti rivolgi a una donna, di non chiamarla “signora” o “signorina”, perché così facendo indichi se è o meno sposata, cioè se fa parte o meno di una famiglia. Perché la U.E. vuole rimuovere questa informazione dal linguaggio di tutti i giorni? Per rimuovere il concetto di famiglia? O per tutelare… cosa? Chi?

Il documento #UnionOfEquality è interessantissimo sotto molteplici profili. Ad esempio, le fotografie che lo abbelliscono. Va detto, che è il risultato di un lavoro grafico eccezionale. Chissà quanto è costato idearlo, redigerlo e produrlo. Ma, senza essere veniali, osserviamone le immagini. Come è possibile descrivere un nucleo familiare nella società che la Unione Europea si prefigge di realizzare, cioè la società “inclusiva” in cui nessun principio, o regola o tradizione può sopravvivere, poiché offenderebbe o, peggio, escluderebbe qualcuno? Dunque, non puoi rappresentare una coppia mostrando un uomo o una donna. Pertanto, la coppia “modello” deve essere composta da due omosessuali. Ma non possono essere uomini perché sarebbe una ovvietà retrograda. Oltre al genere sessuale, anche la razza dà i suoi problemi. Come rappresentare in Europa la coppia tipica indoeuropea? Beh, avrai già capito che il colore bianco non è includente dunque… a pagina 12 trovi la coppia tipica dell’Europa inclusiva del futuro: due donne lesbiche nordafricane. Ma, nella nuova realtà europea, non è proprio così. Infatti, secondo le regole “inclusive”, non devi presupporre che siano due donne: magari una delle due (o entrambe) si ritengono uomini (o altro). E anche sulla razza ci sarebbe da discutere. Insomma, se tu non ritieni rappresentativa della famiglia europea la coppia di lesbiche nordafricane è solo perché ancora ragioni secondo degli schemi diversi dal “modello inclusivo europeo” che la UE vuole introdurre per aiutarti a pensare meglio. Segui le nuove regole, impara a memoria l’opuscolo e vedrai tutto con chiarezza.

Eppoi, a essere onesti, basta guardare la foto a pagina 11, e ti si apre il cuore. Una mamma con la figlia che lavorano assieme e insieme si divertono. Ah, no, scusate. Se hai trovato la foto bella è perché ti sei fermato all’immagine senza leggere l’avvertenza che la U.E. ha aggiunto in evidenza: si tratta di un esempio negativo, di uno “stereotipo” che deve essere assolutamente evitato in quanto “harmful”, cioè “dannoso”. Per la Unione Europea, far vedere una mamma felice con la figlia è addirittura “dannoso”. Pensa a quanto sei lontano dagli obiettivi politici e sociali della U.E., se hai trovato, anche solo per un momento, la foto piacevole e rassicurante. Il documento prosegue su queste rotaie e non risparmia nessuno. Neanche sé stesso. Al punto che in una frase, in cui utilizza una sigla, spiega quanto sia sbagliato utilizzare le sigle in una frase. O, dopo essersi raccomandato d’utilizzare un linguaggio semplice, introduce la nuova parola “non-cisgender”, il cui significato deve spiegare con una nota a piè pagina. Pensa, potesti essere un “cisgender” e nemmeno saperlo. Non ti dico cosa significa perché vorrei che ti concentrassi su un’altra nuova parola: “eucrisia”, di cui parlo tra poco.

Nella sua ambizione universale, il documento non solo travalica i confini europei, ma addirittura quelli terrestri, volendo includere anche gli abitanti di Marte. Infatti, per non ferire i loro ipotetici sentimenti, sappi che le missioni spaziali verso il pianeta rosso non dovranno essere descritte come “colonizzazione di Marte”, ma con la locuzione “invio di umani su Marte”. A questo punto, forse ti è sorto il dubbio: se Marte è disabitato, quali sentimenti marziani dobbiamo proteggere? Hai centrato il punto. Il documento non serve a proteggere la realtà esistente, ma per esautorarla e crearne una nuova, in cui tutti sono “inclusi”. Le ricadute di questo tentativo di neo-lingua sono molteplici e, a volte, suonano grottesche. Per essere veramente inclusivi, non dovremmo più usare parole o locuzioni che contengono “uomo” al loro interno. Ad esempio, io ipotizzo, la frase “l’aumento della temperatura globale è un disastro causato dall’uomo” non va bene, perché esclude le donne. Dovremmo dire che è causato da una “persona”. Non usiamo più “gentiluomo”, ma “gentilpersona”. Per “duomo” non sono sicuro cosa si debba fare, ma dubito si possa fare eccezione, perché le eccezioni sono mal tollerate dalla U.E., che le ha tutte promosse a regole.

A questo punto, direi che il documento #UnionOfEquality rappresenta a pieno titolo un esempio di “simulazione di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori delle persone, ingannandole”, cioè, un esempio di ipocrisia. Ma non un’ipocrisia qualunque, bensì un’ipocrisia qualificata a livello europeo, una ipocrisia “formato europeo”, cioè una “eucrisia”. Proprio così, siamo davanti al sintomo di una malattia diffusissima che si chiama eucrisia e che dobbiamo imparare a distinguere, individuare e, possibilmente, combattere. E se ti fa impressione trovarti davanti a una nuova parola, ricorda che questa è nata in modo naturale: non è stata inventata a tavolino per corrompere i buoni sentimenti della UE, bensì è il frutto spontaneo di un malcostume già dilagante.

E arriviamo al Natale. Va ricordato che in italiano “Natale” fa riferimento alla nascita di Gesù Cristo e che in inglese diventa “Christmas”, che contiene la parola “Christ”, cioè Cristo. Per l’U.E. è come ricevere del peperoncino negli occhi perché il cristianesimo non va bene poiché non è abbastanza inclusivo. Qualcuno potrebbe argomentare che Gesù introdusse l’undicesimo comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso” (che suona abbastanza inclusivo) o che l’Europa ha profonde radici cristiane e ha prosperato al punto che è meta di migranti da tutti i continenti vicini. Ma questi valori e questi principi devono essere accantonati a fronte della nuova regola superiore della “inclusività”.

Infatti, forse non ci hai pensato, ma se tu affermi che l’Europa ha radici cristiane escludi, chessò, i maori della Nuova Zelanda, che non si identificano con queste radici e se ne sentono esclusi. Pertanto, per la Commissione Europea non è educato porre l’accento sulla cristianità. Secondo la U.E. sarebbe un po’ come se il padrone di casa che ti ospita, ti dicesse quanto gli è costato il vino che ti offre. Non va bene. Il padrone di casa è inclusivo solo se ti spalanca la sua cantina, magari dopo aver girato la foto della moglie (forse non sei sposato) e nascosto in soffitta i figli (forse non ne hai) ed i genitori (forse sei stato abbandonato da piccolo). E se gli chiedi un bicchiere di vino bianco lui ti versa del rosso merlot, perché non vorrebbe sembrare razzista accorgendosi dei colori.

Per spiegare bene questo concetto, la UE cerca di fare un esempio usando la parola incriminata: “Natale”. Adesso, facciamo assieme un esercizio: prova a comporre una frase utilizzando la parola Natale. Mi viene in mente “A Natale siamo tutti più buoni”, oppure “Il Natale porta felicità”, oppure “A Natale nevica”. Anche la UE ha fatto il medesimo esercizio con risultati perlomeno singolari. Infatti, utilizzare questa parola è talmente lontano dai canoni europei, che, dovendo fare un esempio, è riuscita solo a comporre un esempio negativo. “Il Natale può essere tempo di stress”, si legge. Si, lo so, incredibile. Incredibile lo sforzo del funzionario europeo che si è sacrificato per scrivere l’esempio utilizzando l’orrenda parola, riuscendo a digitarlo con mano febbricitante prima di svenire per l’empia fatica.

Comunque, la frase “Il Natale può essere tempo di stress” è un esempio negativo perché, anche se questa festività ha la prerogativa di stressare le persone, il riferimento alla nascita di Cristo non è abbastanza inclusivo. Ci sono molte altre religioni che vogliono festeggiare il 25 dicembre e, di certo, non vogliono festeggiare il Natale cristiano. Per non parlare delle persone atee, che non professano alcuna religione e si sentirebbero escluse dal sentirsi dire “Buon Natale”. Stressate ed escluse. Dunque, questa è la storia di come la Unione Europea cercò di rubare il Natale ai sui 450.000.000 di cittadini. Ma non sarebbe una storia natalizia senza un lieto fine. E qui mi permetto di citare un filosofo, io che sono rimasto a Talete. Come noto, la filosofia non dà risposte, ma formula domande e, dopo aver letto la #UnionOfEquality, Veneziani si domanda: “Ma cos’hanno nella testa i commissari europei, m…a e segatura?”. Insomma, roba da far saltare le staffe ai pensatori e, con loro, a una tale massa di persone indignate a tal punto che la Commissione Europea ha dovuto ritirare il documento. Insomma, anche questa volta il Natale è salvo. Ma è solo stato rimosso un sintomo: l’eucrisia alligna in molti uffici della U.E., pronta a sferrare un altro dei suoi colpi, tanto imprevedibili quanto grotteschi.

Siamo arrivati alla fine e, come promesso, adesso parliamo della lussuria. Comincio con una domanda: se tu hai qualcosa, dei valori, delle tradizioni o una famiglia o una cittadinanza, e ti dico che menzionare ciò che hai non va bene perché potrebbe offendere qualcuno, in realtà cosa sto proteggendo? Non sto proteggendo nulla, ma sto favorendo qualcosa. Favorisco un sentimento della persona che non ha qualcosa (valori o tradizioni o famiglia o cittadinanza o altro) nei confronti di chi ha qualcosa. E quale sentimento è? L’invidia, cioè quel “malanimo provocato dalla constatazione dell’altrui prosperità, benessere, soddisfazione”. Ma l’invidia è anche uno dei sette vizi capitali e allora, se la Commisione Europea vuole favorire uno dei sette peccati capitali, perché non sceglierne un altro, altrettanto riprovevole ma di sicuro maggior successo come, ad esempio, la lussuria?

 di Guendal Cecovini Amigoni

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