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lunedì, 26 Settembre 2022

Probiotici e malattie cardiovascolari: quali correlazioni? Ce lo spiega Barbara Isidoro

07.12.2021 – 11.30 – Sono proprio le malattie cardiovascolari (CVD) ad essere la principale causa di morte nel mondo, si stima infatti che esse rappresentino il 31% di tutti i decessi a livello globale. Diversi i fattori di rischio, i più importanti sono rappresentati in particolare da un insieme di anomalie metaboliche come obesità, intolleranza al glucosio/resistenza all’insulina, dislipidemia e ipertensione. Attualmente, la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari è legata alla somministrazione di farmaci come statine e antipertensivi, nonché alla modifica dello stile di vita, in particolare attraverso la dieta e l’esercizio. A tal proposito è stato per esempio dimostrato che riducendo l’assunzione di sale si riduce sostanzialmente la pressione sanguigna.
Tuttavia, anche a causa dell’enorme e sempre più crescente onere sanitario legato a questo tipo di malattie, si rivela fondamentale e necessario studiare approcci alternativi per ridurre la morbilità e la mortalità ad esse associate.

In particolare nell’ultimo decennio si è assistito ad un aumento di interesse per il contributo del microbioma umano alla salute e alle malattie: il microbiota gastrointestinale svolge ruoli chiave nel mantenimento dell’epitelio gastrointestinale, nella modulazione del sistema immunitario, nella digestione e nel metabolismo dei nutrienti e una sua patologica alterazione, nota con il termine di disbiosi, può essere causa di diverse patologie. Numerosi studi collegano la disbiosi all’ipertensione, all’insulino-resistenza, alla dislipidemia e all’aumento dell’adiposità e questo potrebbe rappresentare la chiave per gestire proprio alcuni fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, attraverso il trattamento della disbiosi. Uno dei metodi più utili per il trattamento di quest’ultima è mediante la somministrazione di probiotici, definiti come “microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute dell’ospite”. I ceppi più comuni utilizzati nei probiotici sono i batteri lattici appartenenti ai generi Lactobacillus, Enterococcus e Bifidobacterium. I possibili meccanismi attraverso i quali i probiotici esercitano il loro effetto includono il ripristino della diversità del microbiota, la diminuzione dell’assorbimento del colesterolo, la riduzione della produzione di molecole proinfiammatorie e la sintesi di vari metaboliti.

In particolare, gli studi sui probiotici hanno mostrato risultati promettenti nel trattamento dell’ipertensione, della dislipidemia, della resistenza all’insulina e dell’obesità, con potenziali effetti protettivi e terapeutici contro l’insufficienza cardiaca e l’infarto del miocardio. Particolarmente interessanti sono i risultati di una metanalisi che ha indagato l’effetto dei probiotici su alcuni parametri specifici riguardanti i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari come pressione arteriosa, colesterolo (totale, LDL e HDL), trigliceridi, glicemia a digiuno, indice di massa corporea (IMC) ed emoglobina glicata (HbA1C).

I risultati della comparazione degli studi hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa complessiva della pressione sanguigna sistolica e diastolica, del colesterolo sierico, dei trigliceridi sierici, della glicemia, dell’HbA1C, del colesterolo LDL e dell’IMC. Le analisi dei sottogruppi hanno inoltre rivelato che gli effetti benefici dei probiotici si sono dimostrati maggiori in pazienti diabetici, nei quali è stata osservata una maggiore riduzione della pressione sanguigna, della glicemia a digiuno e dei trigliceridi, con una riduzione di 5,82 mmHg della PAS (P = 0,02) e una riduzione di 3,81 mmHg della PAS (P <0,001). Allo stesso modo, la glicemia a digiuno ha mostrato una riduzione di 12,94 mg/dL (P <0,001), così come i trigliceridi, con una riduzione di 14,17 mg/dL (P = 0,02). I probiotici in forma di yogurt hanno dimostrato le riduzioni più significative dei fattori di rischio cardiovascolare di colesterolo totale (− 9,48 mg/dL), glucosio a digiuno (− 12,88 mg/dL), HbA1C (− 0,55%) e LDL-C (− 18,06 mg/dL). dL), mentre i probiotici all’interno della categoria “altre forme” (Kefir e polvere) hanno dimostrato una significativa riduzione dell’IMC (-0,5 kg/m2).

Un meccanismo per spiegare questa caratteristica è la maggiore diversità di specie probiotiche presenti nel kefir e la loro capacità di stimolare lo svuotamento gastrico; in conclusione la somministrazione di probiotici potrebbe essere una strategia aggiuntiva per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, tuttavia questo non toglie che siano ad oggi necessari ulteriori studi sul tema.

Scopri di più: https://corsoecm.probioticaenutrizione.it/

[Fonti: Dixon A, Robertson K, Yung A, Que M, Randall H, Wellalagodage D, Cox T, Robertson D, Chi C, Sun J. Efficacy of Probiotics in Patients of Cardiovascular Disease Risk: a Systematic Review and Meta-analysis. Curr Hypertens Rep. 2020 Aug 29;22(9):74; Yang T, Santisteban MM, Rodriguez V, Li E, Ahmari N, Carvajal JM, et al. Gut dysbiosis is linked to hypertension. Hypertension. 2015;65(6):1331–40; Hill C, Guarner F, Reid G, Gibson GR, Merenstein DJ, Pot B, et al. Expert consensus document: The International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics consensus statement on the scope and appropriate use of the term probiotic. Nat Rev Gastroenterol Hepatol. 2014;11(8):506; Zubillaga M, Weill R, Postaire E, Goldman C, Caro R, Boccio J. Effect of probiotics and functional foods and their use in different diseases. Nutr Res. 2001;21(3):569–79].

[Barbara Isidoro: ha svolto un percorso formativo e professionale completo nell’ambito della nutrizione, con un’esperienza ultraventennale nell’ambito delle terapie naturali. Si occupa di probiotica dal 2011 e dal 2016 è fondatrice e responsabile del Centro Studi Probiotica e Nutrizione di Trieste ed organizza e promuove programmi di alta formazione professionale per trasmettere una nuova visione diagnostico terapeutica attraverso l’uso della probiotica]

 

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