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mercoledì, 10 Agosto 2022

Joanne Rowling e l’articolo 19. La mamma di Hogwarts, le libertà e i transessuali

26.12.2021 – 12.39 – Tutti abbiamo il diritto, universalmente, alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestati per la propria opinione, e quello di cercare, ricevere e diffondere idee attraverso ogni mezzo. È la Dichiarazione universale dei diritti umani, il suo articolo 19; ci accompagna dal 10 dicembre 1948 ed è il frutto dello sforzo di chi vive su questo pianeta di fare in modo che cose accadute non accadano mai più. Nell’impegno collettivo per il raggiungimento di questo ideale, dal quale ci stiamo allontanando sempre di più, siamo chiamati tutti: anche chi, vent’anni fa, leggeva Harry Potter e sognava il mondo di Hogwarts.

Oggi si parla infatti non di pandemia ma di Joanne Rowling, nata nel 1965 e meglio conosciuta come “J.K”: scrittrice, produttrice, filantropa. Il meraviglioso mondo di Harry che ha fatto e fa sognare ragazze e ragazzi è nato dalla sua fantasia, e non sarebbe affatto esagerato dire che milioni di bambini, dal 2001 a oggi, hanno desiderato incontrarla o anche solo vederla o ricevere un suo messaggio. Joanne Kathleen Rowling è diventata ricchissima: si stima che abbia oltre 820 milioni di Sterline, la prima fra gli autori di storie come le sue a diventare miliardaria (George Martin, l’autore dell’amatissimo “Trono di spade” e il secondo a diventare star in questo mondo contemporaneo della narrativa fantastica, è molto più indietro, solo a 65 milioni di dollari). Del suo capitale la Rowling ha peraltro messo una parte importante al servizio delle comunità, della lotta alla povertà, delle fondazioni scientifiche e di quelle per il sostegno agli autori, e non è affatto per l’essere ricca che oggi il suo nome viene tolto dalle pubblicazioni o messo per ultimo in elenco, la sua immagine rimossa dai siti Internet e la sua partecipazione ai tornei internazionali di Quidditch cancellata. Joanne Rowling ha fatto qualcosa che a una minoranza di persone non va bene: ha espresso la sua opinione, trovandosi così a essere indicata come il maggior pericolo esistente al mondo per la comunità transessuale. Negli Stati Uniti, dove le cancellazioni del nome ‘Rowling’ fioccano, si stima sia circa lo 0,6 per cento delle persone adulte ad identificarsi oggi come transessuale, con picchi fino a 2 per cento; in Italia c’è il buio ma il numero, in aumento, potrebbe essere sui 400mila tenendo in considerazione le persone che si dichiarano tali, non quelle che si sono sottoposte effettivamente a una terapia – numero di molto inferiore, complessivamente meno di mille. Ricercatori dell’ISS hanno stimato che, nell’incertezza delle cifre che mancano di parametri d’identificazione chiari, ad avere la spinta all’adeguamento del proprio sesso biologico a quello opposto (la transessualità) possa essere una percentuale che va da 1 uomo su 12-45mila, e 1 donna fra 30-200mila: un numero basso, quindi, identificante una minoranza che si è trovata dagli anni Ottanta, periodo nel quale la loro situazione è iniziata ad emergere, a subire fortissime discriminazioni, e che necessita tuttora di tutela ed equiparazione. La facilità del ‘coming out’ un tempo impensabile, i forti mutamenti sociali e, purtroppo, la pornografia con i siti sul ‘terzo sesso’ che nascono come funghi, hanno spinto però sull’acceleratore facendo cadere queste persone forse dalla padella nella brace in un mondo in cui oggi la notorietà è facile, in particolare fra gli adolescenti, e la spinta economica alla perversione estrema. E il numero di adolescenti che si rivolge ai centri per l’ascolto o che si veste e comporta in maniera transessuale è aumentato sensibilmente. E Joanne Rowling, che aveva scritto ‘Harry Potter’ immaginando un mondo straordinario quando era una donna sola e in preda alla depressione (e del come superare i momenti più difficili aveva parlato poi con emozione) riceve ora minacce di morte: tante, così ha dichiarato “da poter tappezzare casa mia”.

Tutto inizia per lei nel 2018 quando mette un “like” a un tweet: oggi è così. Il tweet, che appunto non ha scritto, è un commento sulla mancanza di rispetto e di effettive pari opportunità per le donne del suo partito (lei è di sinistra), che però recita più o meno: “I travestiti ricevono più solidarietà delle donne”. Tutto qui: coro, però, di proteste online. Il suo agente stampa fa probabilmente per lei di peggio del tweet, chiarendo che si è trattato di un errore e che la scrittrice ha avuto “un momento sbadato di mezza età”. Alla faccia del rispetto. La Rowling però non ci sta, e si getta a più riprese nel dibattito sulla sessualità e sul genere sottolineando come a suo modo di vedere le donne transessuali non siano donne: Facebook e i Social fanno puntualmente la loro parte, così come hanno fatto, negli ultimi anni, per molte cose – ed ecco che semplicemente seguire J.K. Rowling su un Social è subito un atto che diviene una posizione politica (un po’ come il: “Sei di sinistra? Sei per il vaccino. Sei di destra? Sei un no-Vax”), e la si accusa di essere un pericolo per i transessuali. Arriva anche il distanziamento dei due ‘ragazzi che aveva adottato’: Daniel Radcliffe ed Emma Watson, ovvero Hermione e Harry: non le danno supporto e corrono via, non meritandosi un posto fra i Grifon d’oro (oggi, nello show-business il rischio di perdere consensi se si difende una persona che difende un’idea è altissimo, troppo alto per permetterselo). Idea che la Rowling ha poi spiegato nella sua interezza: in modo fermo, J.K. non crede che una donna nata uomo possa diventare completamente donna neppure dopo una transizione con terapia. Ha chiarito di non essere affatto contraria alla transessualità, ma di essere preoccupata dalla netta e improvvisa crescita del numero di ragazze che vogliono diventare uomini, e che potrebbero essere attratte da un mondo illusorio – idea che per lei stessa, trent’anni fa, avrebbe avuto fascino; ha sottolineato – certo anche con un linguaggio intellettualmente forte – come l’attivismo transessuale stia spingendo per far rimuovere il severo sistema di valutazione psicologica dei candidati, sviluppato a tutela proprio delle situazioni più difficili. Non è servito: il suo forte impegno di questi ultimi vent’anni per i diritti delle donne (e delle lesbiche) non è stato sufficiente come credenziale, e specialmente nei più giovani questa difesa della femminilità esclusiva è suonata come etichettare il transessuale come un pericolo anziché parlare della sua vulnerabilità. Ed Internet è esploso: J.K. Rowling, per la sua comunità, è diventata un Mangiamorte – proprio quei giovani nati dopo il 2000 e impegnati nella difesa della comunità LGBT si sono rivolti a lei nei commenti e nelle dichiarazioni espresse in un modo talmente aggressivo da far paura: gli ‘hated’ si sono trasformati con una rapidità che lascia sgomenti in ‘haters’ e si è arrivati all’isteria.

J.K. Rowling non ha intenzione di cambiare idea: per lei una donna resta una donna. Questa sua opinione, però, causa la sua incredibile cancellazione dal mondo che ha creato e che non esisterebbe senza di lei. E ora agli appassionati di Harry Potter che fino a ieri sognavano di correre al binario 9 e tre quarti non resta che una strada: decidere di allontanarsi dalla madre di tutti i loro sogni e di quel mondo o dimenticarla, cancellandola dalla memoria e facendo finta che il libro l’abbia scritto qualcun altro. Una scelta dura, dolorosa – perché un libro spesso è il cuore e si porta dentro cose che sono diventate noi. Una scelta però alla quale non vorremmo, e non dovremmo, mai esser chiamati da nessuno, e che possiamo anche evitare: in fondo, Joanne (nella consapevolezza della sua influenza da miliardaria e da persona che ha milioni di persone abbonate ai suoi profili Social) ha tutto il diritto di parlare liberamente di cose che per lei sono importanti. E senza minacce di morte. Articolo 19.

[r.s.]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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