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venerdì, 1 Luglio 2022

Decreto Covid di fine anno? Facciamo festa agli anziani. Le RSA bloccano le visite di chi è senza terza dose o tampone

29.12.2021 – 14.06 – Misure emergenziali anti Covid e antifeste? Chiamiamole così; stavolta però, nel sottolineare la loro distanza dalla realtà, non parliamo di distruzione dell’economia (i dati sulle conseguenze delle ultime decisioni prese, fra cancellazioni e impatto sull’indotto, sono già impressionanti), ma di solitudine, di disorientamento e di depressione della categoria più debole di tutte: gli anziani. Fra le conseguenze dirette del decreto legge Draghi del 24 dicembre 2021, su proposta del ministro Speranza, c’è infatti la perdita di speranza per gli anziani che sono ospitati in strutture assistenziali o RSA di ricevere in questi giorni la visita di un familiare o di una persona cara che non sia già titolare del ‘super-super-Green-pass’, identificando con lo stesso il ‘codice di autorizzazione’ posseduto solo da chi ha fatto la terza dose di vaccino o che, pur vaccinato, fa un test. Non sono più quindi sufficienti le due dosi, la vaccinazione completa o l’esser guariti dal Covid (e quindi carichi di anticorpi che chi più ne ha più ne metta): Speranza vuole comunque o la terza dose, o un tampone che attesti la negatività al contagio (tamponi che, sotto la tempesta di richieste fatte alle farmacie e ai laboratori di chi vuole rimanere almeno un minimo libero nel periodo di festività, cominciano a scarseggiare, e che danno comunque, nel caso dei rapidi, un buon trenta per cento di risultati sballati).

Dal 30 dicembre 2021 l’accesso dei visitatori alle strutture residenziali, socio-assistenziali, socio-sanitarie e di Hospice è consentito esclusivamente ai soggetti muniti della certificazione verde Covid-19 rilasciata “a seguito della somministrazione della dose di richiamo successivo al ciclo vaccinale primario”, quindi la terza dose, oppure a chi è vaccinato o guarito ma ha fatto (nella maggior parte dei casi, a pagamento) un test antigenico o molecolare nelle quarantotto ore precedenti l’accesso alle strutture: Per vedere la nonna e il nonno, quindi, tra le altre cose devi pagare: corsa immediata delle strutture coinvolte all’implementazione delle nuovissime norme e quindi, con comunicazione del 28 dicembre, l’ITIS triestino fra gli altri risulta blindato e naturalmente nessuno è nella condizione di poter ‘chiudere un’occhio’ a meno di non incorrere in gravissime responsabilità.

La lotta all’epidemia, quindi, rischia di lasciare ancora una volta gli anziani, già rinchiusi dietro barriere di plexiglas o completamente isolati per mesi, più soli e disorientati: “L’America sacrifica gli anziani al Coronavirus” era il titolo di New York Magazine del luglio dell’anno scorso – trascorso un anno intero e più, l’Italia fa altrettanto. Questo perlomeno fino al 31 marzo 2022, sempre che il Governo non decida finalmente di far dichiarare (secondo parametri che attualmente rimangono poco chiari) concluso lo stato di emergenza, che già non potrebbe esserci – non essendo, in Italia, costituzionalmente previsto al di là di circostanze eccezionali con il coinvolgimento della Protezione Civile e per breve tempo. Un tanto fatto, questo stato di emergenza, per proteggerli, gli anziani, così secondo chi decide: da che cosa, lo decide l’occhio di chi guarda, in una corsa allo scarico di responsabilità che sembra più una condanna al carcere che una questione di salute.

[f.f.]

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