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sabato, 28 Maggio 2022

Covid, dai vaccini al contagio: l’Ordine dei medici fa il punto

16.12.2021 – 12.24 – Vaccini e contagio, cure primarie disomogenee e appesantite da una burocrazia che domina il ritmo della sanità. La difficoltà che caratterizza i reparti ospedalieri che, da due anni a questa parte, accolgono pazienti Covid positivi e quella dei medici di famiglia. L’Ordine dei medici chirurgi e degli odontoiatri della provincia di Trieste vuole chiarire come l’infezione ha inciso sulle strutture della medicina, sul territorio e, in particolare, sui pronto soccorso: luoghi al “confine” proprio tra territorio e ospedali.
All’interno del contesto europeo l’Italia, e la nostra regione in particolare, si trovano in una situazione che appare migliore; eppure “Secondo l’ultimo report della European Centre for Disease Prevention and Control del 9 dicembre – racconta Roberto Luzzati, direttore SC malattie infettive dell’ospedale Maggiore – la regione, insieme a Veneto e Alto Adige, rappresenta la bestia nera: un tasso di incidenza elevato con 600/700 casi sui 100mila abitanti per la fascia 40/60”. Si tratta della fascia di reticenti alla vaccinazione. Sono 120 i ricoverati al momento tra gli ospedali di Cattinara e il Maggiore di Trieste, ventotto si trovano in area intensiva o semi-intensiva. L’Ordine esprime preoccupazione per il tasso di vaccinati nell’area Giuliana e Isontina che interessa circa il 20% dei pazienti che ancora non hanno ricevuto il booster. Ma il lavoro da fare è principalmente sugli “incerti – aggiunge Luzzati – le persone devono essere rassicurate, lo zoccolo duro dei no vax, invece, non lo convinceremo mai”.

Gli stessi antivaccinisti per lunghi mesi hanno celebrato le “cure domiciliari precoci”, condannando il protocollo della vigile attesa. Chiarisce Rita Leprini, medico di medicina generale Asugi: “La vigile attesa viene interpretata come un’azione passiva. Non lo è affatto: comporta il monitoraggio del paziente per valutare i suoi parametri vitali: dal saturimetro alla febbre, valutando, ad esempio, l’utilità di un ecopolmone piuttosto che individuare dei segnali che possono farci intuire di dover seguire più attentamente il caso”. Le cure primarie non sono comunque omogenee. Racconta Leprini come il quadro sia multiforme e necessiti di uniformità, dialogo con il territorio e, caratterizzante nel contesto attuale, è la mancanza di personale amministrativo e infermieristico. I problemi legati al Covid sono “infiniti – aggiunge la dottoressa Leprini – dall’identificazione al monitoraggio con strumentazioni che non avevamo a disposizione e che ci siamo dovuti un po’ inventare”. Uno dei temi più attuali è quello delle esenzioni. I medici di medicina generale ricevono sempre piùrichieste, ma “il 99% di queste sono immotivate” assicura. Emergono poi problemi psicologici, fobie sociali, problemi di tipo alimentare, che colpiscono specialmente gli adolescenti. “La situazione della medicina di famiglia è disastrosa – fa notare – una riflessione sui vaccini è doverosa: lavorare sull’informazione per i vaccini” è l’unica arma a disposizione dei medici.

Duro Franco Cominotto, direttore SC di pronto soccorso e medicina d’urgenza dell’ospedale di Cattinara: “Non sono ottimista. Sono molto realista”. Cominotto racconta di come il sistema abbia retto nonostante la mancanza di risorse, il sovraffollamento, il rischio di contagio. Per un momento “meditavo se chiudere il pronto soccorso di Cattinara – ammette – l’abbiamo sfiorato ma non è successo. Da una settimana il numero dei pazienti covid è in lieve riduzione, così come i ricoveri, il boom lo abbiamo avuto dopo due settimane dalle manifestazioni. Non siamo così sciocchi da dire che il peggio è passato ma abbiamo degli strumenti e il sistema ha retto in modo egregio, seppur con difficoltà”.

Anche Nicolò de Manzini, direttore SC clinica chirurgica dell’ospedale di Cattinara, era “seriamente intenzionato a sospendere tutta l’attività chirurgica”. La situazione è complessa a livello logistico: ormai i pazienti chirurgici passano brevi periodi nella propria stanza; sanificazioni, gravità della patologia, sesso e rischio di infezione sono gli elementi che hanno costretto il personale ospedaliero a usufruire di un piano libero per mancanza di personale da utilizzare come “reparto pulito” per i pazienti negativi. “Una differente ripartizione tra personale che va in un reparto Covid e il personale che resta in una zona non Covid, avrebbe permesso di limitare la sospensione degli interventi. Non parlo da medico ora, ma da cittadino – conclude – pensiamo al danno arrecato dalla cultura del no vax: non distanziarsi, non portare la mascherina, non seguire quelle quattro regole che la scienza ha proposto si riconosce nei dati riguardanti quel 60% di pazienti che avrebbero bisogno di un intervento chirurgico semplice e non lo possono avere. È un messaggio di responsabilità civile”.

“Determinate scelte – aggiunge il presidente dell’Ordine, Cosimo Quaranta – individualistiche e non solidali vengono a incidere sulla qualità della vita di più individui. È la negazione della solidarietà”.

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