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sabato, 13 Agosto 2022

Amicizie nate in adolescenza, perché sono diverse? Telemaco risponde

15.12.2021 – 10.45 – Tutti abbiamo delle domande difficili, scomode da articolare, questioni che non sappiamo a chi porre, che non riusciamo a dire.
Telemaco risponde” è uno spazio in cui poterle mettere in parola, anonimamente, ricevendo una risposta cucita su misura.
È possibile contattare Telemaco Trieste, associazione formata da psicologhe e psicoterapeute che si occupa della clinica dell’infanzia e dell’adolescenza, all’indirizzo: [email protected].

Domanda: Buongiorno, vi scrivo perché avrei piacere di avere una vostra opinione rispetto alle amicizie nate nel periodo dell’adolescenza. Seguo con interesse la vostra rubrica dall’altro capo del mondo. Ho 33 anni, sono italiana ma da diversi anni vivo in Australia. Mi trovo molto bene, ho costruito la mia vita e le mie relazioni qui, comprese diverse buone amicizie. Tuttavia se paragono queste relazioni alle amicizie nate durante l’adolescenza, mi rendo conto di come queste ultime abbiano per me un valore più importante e duraturo.
Le amiche che ho lasciato in Italia le sento abbastanza spesso, anche se ci vediamo solo ogni uno o due anni. Se penso a quanto poco ci vediamo e a quanto poco riusciamo effettivamente ad interagire nelle nostre vite a vicenda, non capisco come io possa sentirle più vicine di altre persone che vedo qui quotidianamente. È come se avessimo una base in comune, qualcosa che ci lega più nel profondo.
Mi chiedevo se ci fosse una spiegazione legata al periodo in cui sono nate queste amicizie, l’adolescenza appunto, o se la base comune di cui parlo sia dovuta alla lingua e alla cultura che condividiamo, diversamente da quanto accade con gli amici che ho qui. Grazie

Risponde Stefania Pertoldi di Telemaco Trieste: Cara R, ricevere una domanda che arriva da oltre oceano ci rende molto onorate! Per risponderle partirei dal ruolo che l’amicizia ha nell’adolescenza. Se l’adolescenza è separarsi dalla famiglia, se l’adolescenza è spinta verso l’esterno, allora gli amici costituiscono spesso il primo rifugio fuori da casa. Gli amici sono il “posto” preferito degli adolescenti dove rintanarsi, consolarsi, sperimentarsi, esprimersi e, non ultimo, divertirsi, dal momento in cui quel posto non possono più essere i genitori. È qui che cercano per la prima volta qualcosa d’altro ed è qui che cercano la risposta alla domanda “chi sono?”. Sono la bella? Sono il giullare? Sono il nerd? ….
Le amicizie fanno da specchio in adolescenza. L’immagine che vediamo riflessa nello specchio, o in questo caso, l’immagine che l’amico ci rimanda di noi, ci da l’illusione di avere una certa integrità, una certa compattezza, un’identità insomma, seppur precaria. In adolescenza tutto è ancora in costruzione e proprio per questo ci si sente un po’ smarriti, in cerca di qualcuno, che non siano i genitori beninteso, che abbia la risposta in merito alla nostra esistenza, che posto occupo nel mondo? Che tipo sono? Che cosa desidero? Domande a cui spesso non basta il lasso di tempo dell’adolescenza per rispondere. Mi vengono in mente gli immancabili test che si trovano sui giornalini per adolescenti (e non solo), o su internet, che tanto destano la nostra attenzione e la nostra curiosità di scoprire che tipo siamo, vogliamo che qualcun altro ci dica che tipo siamo.
Gli amici però non sono solo coloro suggeriscono all’adolescente una possibile risposta su di sé, sono dei complici, dei fratelli, delle sorelle, con cui ci si spalleggia, ci si supporta.
Quando tutto ciò è declinato al femminile, diventa ancora più potente. Una mia giovane paziente di appena 13 anni mi spiegava come secondo lei sia molto più difficile per le femmine decidere che tipo di ragazza vogliono essere, “i maschi non hanno tutta questa scelta!”. Come se nel femminile ci fosse una complessità maggiore, una maggior difficoltà a trovare una bussola, o meglio a trovarsi.
Ecco che la migliore amica, diventa molto più di una sorella. Diventa una stampella su cui sorreggersi, a vicenda, diventa un modello, un riferimento centrale.
Le amicizie che nascono in adolescenza dunque, essendo le relazioni più significative al di fuori della famiglia, potremmo dire che sono relazioni fondative. Molti adolescenti parlano degli amici come di una seconda famiglia, una famiglia che però, sta volta, ci si è scelti. A distanza di molti anni, certe amicizie nate in un momento così delicato come l’adolescenza, e che perdurano nel tempo, possono avere quindi un sapore quasi familiare, la “base comune” di cui lei parla. Che forse si fa sentire ancora di più in un caso come il suo, essendo lontana dalle proprie origini.
Certamente parlare la stessa lingua, avere le stesse origini culturali può unire ma, il punto della vera amicizia non è essere simili. L’amicizia può iniziare a partire da un rispecchiamento, dalle affinità, ma se dura è perché ha dato la possibilità di far spazio alla particolarità di ciascuno, significa che sono state accolte le differenze dell’altro.
La saluto con questa frase di Sarantis Thanopulos: “L’amicizia è ciò che mantiene psichicamente sana e viva la materia umana desiderante. Espande le relazioni umane al di là dei vincoli familiari, usa l’affinità per rendere abitabile e feconda la differenza.” Un caro saluto 

 

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