Porto franco, Russo: “Trieste deve far capire che il guadagno per l’Italia è evidente”

25.11.2021 – 18.45 – “La Commissione Europea non ha detto nulla che non ci aspettassimo” ovvero che “spetta al Governo in questo momento fare un passaggio che chiede il pieno riconoscimento di quello che noi consideriamo un diritto che da 300 anni spetta a Trieste ma che non è pienamente riconosciuto”. Così Francesco Russo sul “disconoscimento” (legato alle modalità) da parte della Commissione europea della richiesta attuata attraverso una risoluzione del Senato per il pieno riconoscimento dello status extradoganale del Porto Franco di Trieste. Un richiamo all’unità della classe dirigente locale quello di Russo che assieme all’avvocato Alberto Pasino firma un articolo/appello sul quotidiano locale. “Come classe dirigente dobbiamo unitariamente lavorare sul Governo, e lo stiamo già facendo. Io ho sentito oggi il sottosegretario Amendola e sto cercando di fare degli incontri con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Però è chiaro che quella lettera in qualche modo costringe ad un’azione e ad un’attenzione che forse non c’è stata. È un pezzo ulteriore di quella disponibilità che ho offerto prima, durante e dopo le elezioni al sindaco Dipiazza di occuparci insieme delle grandi partite di questa città, perché ci sembra che questa maggioranza, così com’è e come faceva prima, e anche adesso, rischi di perdere il treno delle grandi partite che riguardano questo territorio”.

“Trieste, con tutta la sua classe dirigente” rimarca Russo “deve stare attenta e far sì che il Governo italiano si presenti con tutte le carte a posto dando all’Europa tutti gli elementi che già ci sono ma che, siamo onesti, ne a Roma ne a Bruxelles si sanno. Il fatto che Trieste goda di uno statuto di specialità va preparato con un dossier molto preciso che deve essere inattaccabile ed è questo quello che io e l’avvocato Pasino abbiamo voluto ricordare. I margini ci sono perché Trieste veda il riconoscimento: però non possiamo perdere tempo e non possiamo far finta di nulla e da questo punto di vista è ora che l’amministrazione comunale batta un colpo”.

“Serve una sensibilizzazione che in questo momento non viene fatta” conclude “neppure a Roma tutti quanti sono così preparati su un tema che è oggettivamente complesso. Quello dei punti franchi triestini è talmente un unicum che questa opportunità non viene quasi riconosciuta. Bisogna infatti capire che mentre per Trieste il guadagno è evidente per l’Italia rimane comunque un porto che lavora prevalentemente con l’estero. Quindi è un dato che va costruito anche dal punto di vista della sostenibilità economica, spiegando molto bene che in termini di gettito questo non porterebbe a minori entrate per lo Stato italiano. Bisogna spiegare che complessivamente questo metterebbe in moto un’economia e anche una capacità di attrarre delle imprese in maniera diretta e indiretta, che lascerebbero comunque sul territorio, e anche a livello di sistema paese, più risorse rispetto a quante si perderebbero riconoscendo lo stato di extradoganalità”.

[n.p]