Pontile, tuffo e fondale basso (parte 2). Diritto 4.0

03.11.2021 – 11.00 – Nell’articolo precedente abbiamo iniziato a parlare del caso di un ragazzo che, tuffandosi da un pontile, si era fatto malissimo a causa del fondale basso. La società proprietaria del pontile era stata ritenuta responsabile dei danni per il 30% e condannata a pagare oltre 500.000,00 euro. Contro la sentenza di condanna, la società si era rivolta alla Corte di Cassazione evidenziando che il pontile era recintato, con tanto di cartelli di divieto d’accesso. Pertanto, non poteva essere ritenuta responsabile dell’incidente, la cui colpa era esclusivamente del giovane spericolato.

Chi è custode di qualcosa deve fare in modo che non faccia del male nessuno. Se hai un cane e lui morde un passante, non è colpa del cane, ma è colpa tua che lo dovevi custodire meglio. Ma se il tuo cane sonnecchia legato in un recinto, con tanto di cartelli di pericolo, e un ragazzo scavalca la recinzione, gli tira la coda e viene morsicato, la colpa è tua che dovevi custodire meglio il cane o è colpa del giovane? La regola generale ci dice che il custode è responsabile “salvo il caso fortuito”, cioè, è responsabile a meno che accada qualcosa di imprevedibile che rende possibile l’incidente, che altrimenti non sarebbe accaduto. Ad esempio? Ad esempio può essere un caso fortuito il comportamento del giovane che, invece di rispettare il proverbio “non svegliare il can che dorme”, è andato a infastidire il migliore amico dell’uomo.

I giudici raccontano così i princìpi sulla responsabilità del custode e sul caso fortuito:

– innanzitutto, c’è il caso fortuito quando succede qualcosa di estraneo dalla normalità, al punto da non essere prevedibile e tale da aver causato l’incidente;

– inoltre, c’è il caso fortuito quando è proprio il comportamento di chi subisce il danno ad averlo causato: se questo comportamento è tale da generare autonomamente l’incidente, la cosa custodita non ha prodotto il danno, ma è stata semplicemente il contorno dell’evento;

– quando sei custode di qualcosa, hai il dovere di prevenire i danni che posso essere causati; e chi entra in contatto con ciò che custodisci, ha il dovere di comportarsi con una ragionevole cautela; insomma, in forza dei principio di solidarietà (art. 2 della Costituzione italiana), tutti sono obbligati a rispettare le regolare della “convivenza civile” e, pertanto, quando il comportamento del danneggiato è stato spericolato e incauto, per stabilire le responsabilità bisogna bilanciare le posizioni di tutti: bisogna bilanciare il dovere di precauzione del custode con il dovere di cautela del danneggiato.

Torniamo al caso del tuffo dal pontile. Essendo pacifico il collegamento tra il pontile e il colpo alla testa, cioè tra l’oggetto in custodia e l’evento dannoso, la società proprietaria può difendersi solo invocando il “caso fortuito”. Deve cioè dimostrare che è accaduto “un evento eccezionale ed imprevedibile”. E l’utilizzo di un pontile per tuffarsi nelle acque del lago ha queste caratteristiche? Per i giudici della Cassazione, no.

L’incidente è stato senza dubbio causato anche dal comportamento della vittima, ma non solo. Il tuffo dal pontile non è un evento a tal punto abnorme da essere imprevedibile e, pertanto, non c’è alcun “caso fortuito” ma un concorso di responsabilità. Sono colpevoli tutti e due, la società proprietaria del pontile ed il ragazzo, tanto imprudente quanto sfortunato. Viene così confermata la condanna a risarcire il 30% del danno. (Cassazione n. 9693/20)

[g.c.a.]