Bambini e limiti, “I genitori devono educare i propri figli, non piacergli”: Telemaco risponde

17.11.2021 – 10.00 – Tutti abbiamo delle domande difficili, scomode da articolare, questioni che non sappiamo a chi porre, che non riusciamo a dire.
Telemaco risponde” è uno spazio in cui poterle mettere in parola, anonimamente, ricevendo una risposta cucita su misura.
È possibile contattare Telemaco Trieste, associazione formata da psicologhe e psicoterapeute che si occupa della clinica dell’infanzia e dell’adolescenza, all’indirizzo: [email protected].

Domanda: Buongiorno, sono Sonia la mamma di Marco, un vivace bambino di quasi 3 anni. Io e mio marito ci stiamo accorgendo di avere delle idee un po’ diverse rispetto al modo di educarlo, soprattutto da quando abbiamo iniziato a dargli le prime regole. Lui è piuttosto severo e crede nelle punizioni, io invece ho qualche dubbio su questo metodo e forse sono un po’ troppo permissiva… ma lo vedo ancora così piccolo e a sgridarlo troppo mi sento in colpa. Ultimamente però ne combina ogni giorno una e sembra non ascoltarci più… questo ci preoccupa, anche perché ogni tanto si mette in situazioni pericolose (es, non darci la mano per strada). Qual è secondo voi il modo giusto di intervenire? Vi ringrazio. 

Risponde Benedetta Moras per Telemaco Trieste: Buongiorno Sonia e grazie per la sua domanda. Innanzitutto mi sentirei di dirle che non esistono dei modi “giusti” e dei modi “sbagliati” di educare i propri figli. Ogni uomo e ogni donna, nel momento in cui diventano padre e madre, ripercorrono ciò che hanno vissuto in quanto figli, ripensano a come sono stati cresciuti e scelgono che cosa portare o meno di tutto ciò nel loro modo di essere genitori.
Ognuno avrà dunque il proprio stile educativo e questa sarà una ricchezza per il bambino, che fin da subito potrà cogliere come ci siano diversi modi di pensare, di agire, di muoversi nel mondo. Ogni genitore dunque può sentirsi libero di educare il proprio figlio nel modo che ritiene più opportuno, quello che invece dovrà essere condiviso tra mamma e papà è il contenuto dell’educazione.
È infatti importante dare risposte chiare e coerenti al bambino, che altrimenti coglierà ben presto lo scarto tra le due e saprà da chi andare per ottenere ciò che desidera. In questo modo inoltre si corre il rischio di screditarsi a vicenda davanti ai suoi occhi e soprattutto di confonderlo.
Lei dice di sentirsi troppo permissiva mentre invece suo marito è più severo.
Nella nostra cultura è progressivamente emersa la concezione del bambino come soggetto da conoscere e da rispettare sempre, fin dai suoi primi momenti di vita. Si parla molto di dialogo, di comprensione reciproca, di empatia.
Non possiamo negare che ci sia qualcosa di estremamene buono in tutto questo, sicuramente il rapporto genitori-figli sarà migliorato in maniera profonda. Ma questa visione porta con sé anche un grosso rischio: pensare che limitare i propri figli, sgridarli, dargli delle regole voglia dire ferirli o farli soffrire. Ma attenzione. Comprendere il bambino, mettersi nei suoi panni, rispettarlo non significa infatti né sottomettersi a lui né tantomeno privarlo di qualsiasi frustrazione.
Francoise Dolto, una brillante psicoanalista infantile dice che “i genitori devono educare i propri figli, non piacergli”. Ed educare ha a che fare anche con il limitare, con il mettere delle linee di confine che permettano di orientarsi e di percorrere delle strade piuttosto che perdersi nel caos del “tutto è possibile”.
Limitare in fondo è un atto d’amore. Perché significa proteggere, significa non dare il peso della responsabilità di alcune scelte ad un piccolo treenne. Significa metterlo di fronte a cose inaccessibili e in questo modo permettergli di sognarle, pensarle, immaginarle. Significa dunque renderlo creativo, desiderante e aperto alla vita. Ecco perché limitare non è ferire, ma è amare.