Auto usata e truffa del chilometraggio: come fare? Il Diritto 4.0

29.11.2021 – 10.10 – Ricordo un sondaggio americano sull’onestà: chi viene ritenuto più o meno affidabile?
In fondo alla classifica troviamo i venditori d’auto. Sotto di loro ci sono i politici. Ma lasciamo i politici alla loro sorte e concentriamoci sui venditori d’auto. Sappiamo tutti che, per verificare le qualità di un’automobile in vendita, è necessario dare una piccola pedata ad uno pneumatico del veicolo. Quando ho cambiato auto, l’ho fatto anch’io.
E, in quell’occasione, ho visto che lo facevano tutti. Il metodo, però, non è sicuro al cento per cento, tant’è che sono rimasto a piedi per ben tre volte. E allora? Allora, non rimane che fidarci delle rassicurazioni del venditore d’auto. Il che ci riporta a fare delle considerazioni su quanto siano affidabili.

“Quanti chilometri ha fatto questa automobile?”, “Pochissimi. Il precedente proprietario era una vecchina che la usava solamente la domenica per andare a messa”.
Potrebbe essere stata la risposta. Comunque, nel caso che esaminiamo oggi, la vettura in vendita risulta avere percorso solo 130.000,00 chilometri. Il problema sorge quando viene sentito il precedente proprietario, che l’aveva ceduta al rivenditore d’auto usate… dopo averla guidata per oltre 280.000,00 chilometri. Il nuovo proprietario non riesce a spiegarsi la differenza del chilometraggio e si rivolge alla Procura. Il rivenditore si ritrova così condannato per truffa e, come ha convinto il suo cliente a comperare il veicolo, prova a convincere i giudici della Cassazione della sua onestà.

Gli argomenti del venditore si scontrano però con le prove e, in questo caso, con una prova molto particolare: le dichiarazioni della persona offesa, cioè le dichiarazioni della persona che si lamenta di essere stata truffata. In pratica, la prova della colpevolezza consiste nelle dichiarazioni della vittima, che si limita a riferire quanto le è stato detto da un’altra persona. Il processo penale italiano, però, funziona proprio così: la deposizione della persona offesa dal reato può essere sufficiente a far condannare l’imputato. Certo, è una prova che deve essere attentamente valutata dal giudice, poiché la vittima ben potrebbe non essere affidabile nel raccontare ciò che è successo, essendone personalmente coinvolta.

Nel nostro caso, nel valutare l’attendibilità del venditore d’auto e quella della vittima, i giudici preferiscono quest’ultima. Con la conseguenza che l’impugnazione viene respinta e la condanna per truffa confermata. Con l’aggiunta della condanna alle spese del processo e al pagamento di 2.000,00 euro a titolo di ammenda, per aver presentato un ricorso inammissibile. (Cassazione Penale n. 10339/19-20)

[Rubrica a cura dell’avv. Guendal Cecovini Amigoni]