22.11.2021 – 07:00 – A partire dal primo Gennaio 2022 le automobili storiche con meno di 30 anni compiuti (le cosiddette “Youngtimer”) potrebbero non godere più delle agevolazioni fiscali, circa il pagamento del bollo auto, entrate in vigore nel 2019. La proposta di legge, contenuta all’interno di tre emendamenti a firma Italia Viva, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, è stata presentata nell’ambito della Conversione del Decreto Fiscale, con il nome di “Abolizione della riduzione della tassa automobilistica per particolari categorie di veicoli”. Nel testo, gli esponenti dei partiti firmatari chiedono di “pervenire alla progressiva abolizione di benefici fiscali per veicoli inquinanti”, senza alcuna deroga per i veicoli tra i 20 e 29 anni in possesso di un certificato di storicità rilasciato dagli enti competenti, cioè l’Automotoclub Storico Italiano ed i registri di marca Fiat, Lancia e Alfa Romeo. In sostanza, significa che i possessori di veicoli con un’età compresa tra i 20 e i 29 anni, seppur corredati del certificato di rilevanza storico potrebbero vedersi abolita la detrazione del 50% sull’importo del bollo o, nelle Regioni in cui è prevista, l’esenzione totale. In caso di voto positivo del Parlamento lo stop alle agevolazioni partirebbe dall’inizio del prossimo anno, indipendentemente dall’effettivo utilizzo del veicolo.
Agli occhi degli appassionati e delle decine di proprietari delle più iconiche automobili dell’era moderna dell’automobilismo, tale provvedimento appare come una sorta di accanimento ingiustificato nei confronti di un settore già pesantemente tediato dal continuo inasprimento delle norme antinquinamento di molte delle più importanti regioni e città italiane. Per ostacolare l’entrata in vigore della proposta di legge, è sceso in campo l’ASI, l’Automotoclub Storico Italiano, associazione che nel nostro Paese riunisce quasi 300 sodalizi federati e conta oltre 150 mila veicoli iscritti, rappresentanto a livello istituzionale il motorismo storico italiano presso tutti gli enti nazionali ed internazionali operanti in materia.
“L’emendamento potrebbe avere effetti gravissimi nel settore, e non solo sul piano economico – ha spiegato in una nota il numero uno di ASI, Alberto Scuro. Si andrebbe anche a minare il valore culturale, attuale e futuro, di questi veicoli. Gli autoveicoli che godono della tutela fiscale sono lo 0,14% dei 47.564.572 autoveicoli circolanti in Italia e l’1,12% dei 5.908.824 autoveicoli ventennali”, ha aggiunto il Presidente, ricordando che “l’inquinamento da loro prodotto è assolutamente residuale” e che “penalizzando questa esigua minoranza di veicoli, i benefici per lo Stato sarebbero inconsistenti”. L’ASI ha espresso preoccupazione anche per “le pesanti ricadute che subirebbe l’intera filiera professionale collegata al settore”, senza considerare “il rischio di una dispersione del nostro patrimonio e di una diminuzione delle prospettive occupazionali per molti giovani”.


