Uno strumento (musicale) in più per la crescita dei figli: ‘Nati per la musica’ compie quindici anni

22.10.2021 – Curativa, aggregativa, benefica: la musica è una costante all’interno della vita degli individui.
Quel rifugio onirico, in grado di accomodare, o contrastare, sentimenti e stati d’animo, specialmente in giovane età.
A promuovere l’importanza dell’esperienza musicale in famiglia come strumento di relazione, per uno sviluppo migliore del bambino nei suoi primi anni di vita, è l’iniziativa ‘Nati per la Musica’ che quest’anno festeggia i suoi quindici anni.
Un programma articolato, sviluppatosi fin dalle sue prime fasi di vita a Trieste, ma che è ora attivo su tutto il territorio nazionale, grazie alle reti regionali di operatori che coordinano e promuovono diverse iniziative locali, per bambini in età prescolare e le loro famiglie.
Dell’importanza della musica, sia nello sviluppo cognitivo sia relazionale del bambino, e delle tappe toccate in questi anni da Nati per la Musica ne parliamo con la pianista  Antonella Costantini, esponente del coordinamento nazionale dell’iniziativa.

Da dove nasce il programma ‘Nati per la musica’ e com’è cresciuto in questi anni?

“Il programma, riconosciuto dal MIUR, ha potuto da sempre godere di una buona continuità: nasce quindici anni fa per il volere di un manipolo di pediatri, poiché, dalle evidenze scientifiche che questi studiosi avevano, emergeva quanto la musica nei primi tre anni di vita aiutasse moltissimo lo sviluppo psicofisico del bambino.
Quindi, in quell’occasione, a seguito poi del programma ‘Nati per leggere’, che già si stava sviluppando molto bene sul territorio, è nato ‘Nati per la musica’.
All’inizio ci siamo chiesti come organizzare nell’immediatezza un sostegno alla genitorialità: ovvero quali fossero gli strumenti che avremmo potuto offrire per avvicinare i genitori, dando loro quella rassicurazione, quel sostegno, per vivere il linguaggio sonoro-musicale con i loro figli.
Per questo motivo, partendo anche da Trieste, sono nati i laboratori che al tempo si chiamavano Giuseppe Radole, in onore di un insegnante di armonia che da sempre si era dedicato alla musica”.

Che cosa si fa nei laboratori ‘Nati per la musica’?

“In primis i nostri operatori possiedono una formazione comune e rappresentano figure di riferimento molto varie, come pediatri, musicisti, insegnanti, truccatori.
Ciò che contraddistingue i nostri laboratori è la possibilità, che viene sempre data, di avere un sostegno concreto e delle informazioni specifiche per ogni esigenza.
All’operatore musicale viene infatti chiesto di prepararsi a rispondere a quelle che sono le necessità delle famiglie che ha davanti.
Si tratta di una vera e propria innovazione perché, fino ad oggi, quando si offrono dei corsi di musica, anche di propedeutica, si offre quella che è la metodologia che l’operatore ha elaborato; quindi vengono date semplicemente delle informazioni”.

L’obiettivo è quindi ‘immergere’ il genitore in queste pratiche..

“In ‘Nati per la musica’ si chiede sempre qualcosa in più: l’obiettivo è mandare a casa i genitori con l’entusiasmo di rivivere ciò che hanno provato durante il laboratorio. C’è necessità di offrire una vetrina di queste metodologie, per i bambini dai zero ai sei anni, per dare a ogni genitore lo spunto che gli è più congeniale.
Non si tratta solo di cantare con i propri figli, bisogna valutare le potenzialità del gruppo: con la musica infatti possiamo muoverci, creare, trasformare libri in suoni, mutare ciò che ci circonda in suono.
Vogliamo dare questa disponibilità, assicurandoci che il linguaggio non arrivi dal bambino all’adulto, ma viceversa: coinvolgere i grandi per arrivare ai più piccoli.
Abbiamo così un margine in più di sicurezza che il genitore utilizzi questi nuovi strumenti nella quotidianità”.

Secondo lei, che strumenti hanno in più i genitori che compiono questo tipo di percorso?

“Si è dimostrato che la musica va a sostenere moltissimo la relazione all’interno della famiglia: il genitore acquisisce così una capacità di ascoltare e farsi ascoltare, che non è così scontato, acquisendo una sensibilità soprattutto nei confronti delle reazioni dei propri figli.
La cosa che noto sempre è lo stupore che il genitore ha nel momento in cui vede il bambino immediatamente coinvolto su attività sonoro-musicali”.

In questo periodo complesso, di emergenza sanitaria, il vostro lavoro è mutato – o comunque si è adattato a questa situazione – in qualche modo?

“Da un lato, come tutte le cose, abbiamo avuto dei momenti critici ma anche di rinnovamento. Gli operatori sono stati costretti a trovare nuove modalità di comunicazione, notando poi un grande desiderio da parte delle famiglie di mantenere il legame che si era creato attraverso le modalità online.
In quasi tutta Italia i referenti regionali, o provinciali, hanno fatto fiorire una serie di consigli e video che sono stati molto seguiti dai genitori.
Ciò significa che la relazione che si era creata già prima della pandemia è stata vincente: non c’era la presenza ma, nel male del non potersi vedere, ci si è molto cercati”.

[Antonella Costantini è una pianista e didatta, membro del coordinamento nazionale del programma ‘Nati per la Musica’.
Ha vissuto per molti anni in Germania, occupandosi e specializzandosi in propedeutica e didattica.
Una volta tornata a Trieste, è entrata a far parte di ‘Nati per la musica’, proseguendo anche nelle peculiarità del musicista, accompagnando repertori dedicati alla voce.
Svolge attività di formazione per il Centro per la Salute del Bambino facendo ricerca su didattica, metodologie di formazione e bibliografia musicale. Dal 2019 è referente NpM per l’area musicale per la regione Toscana. Coordina inoltre la sezione musicale dell’ITS – International School Trieste presso la quale svolge anche attività didattica come insegnante ABRSM]

[c.c]