Theather of life: il viaggio di Consuelo Rodriguez nelle decise sfumature dell’anima

27.10.2021 – 11.00 – Quando si parla di anima, ancora oggi, è difficile fornire una definizione chiara e inequivocabile di questo, all’apparenza, semplice termine.
L’anima, infatti, nella filosofia, ma non solo, ha diverse angolazioni e, soprattutto, differenti rappresentazioni.
Un filo conduttore che può essere tracciato se si parla di anima è la sua cura: un’anima sana, curata; il cosiddetto sollievo dell’animo, indice di un percorso di superamento delle difficoltà, fisiche e psichiche, che porta l’individuo ad un nuovo livello di tranquillità e consapevolezza.
Si tratta di un viaggio impervio, fatto di tentativi, guide esterne e molta introspezione: ed è proprio su questo importante percorso di cura dell’anima che si impronta la mostra Theather of life, tra incredibili personaggi ‘senza testa’ e una candida Alchemic Soul, chiave nevralgica per l’intera esposizione.
Di questa interessante mostra, che vedrà il suo finissage proprio domani, giovedì 28 ottobre, presso lo Studio Tommaseo a Trieste, ne abbiamo parlato con la pittrice, scultrice, poetessa e arte terapeuta, Consuelo Rodriguez.

Parliamo un po’ di Theather of life: com’è andata la mostra e da dove nasce il progetto?

“La mostra sta andando molto bene: è stata inaugurata due settimane fa ed è stato molto bello averla inoltre aperta in anteprima per il Guggenheim Circle di Venezia; è infatti venuta una delegazione in visita alla mostra e ne sono molto contenta.
Si tratta di un lavoro che è durato due anni, tra il 2019 e 2020, scandito da fatica e sacrificio, perché abbiamo dovuto posporla due volte a causa del Covid.
Il titolo della mostra nasce proprio perchè viene raffigurato un ‘teatro della vita’: ci sono nove quadri che rappresentano dei personaggi senza testa; non perché l’abbiano persa, ma perché, volutamente, si è giocato sul significato di perdere la testa, oppure lasciarla sulle nuvole, perché in questo periodo di crisi generale ho ritenuto importante indagare i personaggi fragili.
Anche perché Trieste ha un livello notevole di persone con problemi psichiatrici e quindi, girando per le vie della città, ho visto un abbandono di alcuni di questi individui.
Proprio per raffigurare questa sofferenza, invece di utilizzare il colore, ho usato la grafite”.

Alchemic Soul, Consuelo Rodriguez

Come si strutturata la mostra? 

“Sono lavori di quasi centotrenta centimetri per lato.
Si tratta quindi di nove quadrati molto grandi, esposti a tassello, che raffigurano dei soggetti particolari, che risultano un po’ vestiti da teatro, perché li ho adornati ad esempio con dei polsini un po’ barocchi o una camicia ricca.
Nel mio immaginario li vedevo così: si tratta di personaggi rappresentativi di una parte della popolazione che ha dovuto affrontare delle situazioni complicate, che siano di salute, di relazione, mancanza di lavoro e via dicendo.
Spesso, quando si sta male, il cervello vai in confusione e quindi hanno scelto di mettere da parte la testa, perchè non si salvavano attraverso la logica.
In questo modo hanno rivolto l’attenzione dentro di sé, decidendo di fare un percorso interiore legato alla ripresa di consapevolezza e alla cura dell’anima, incominciando così una risalita”.

Sono personaggi positivi o negativi?

“Ogni quadro ha dei dettagli in grafite più scura che sono dei simboli, ad esempio un personaggio ha un anello e una collana con una bottiglietta, dove l’anello sta a significare il veleno per se stessi, mentre la bottiglietta sta a significare il veleno per gli altri.
Ciò non significa che queste persone, così fragili e sensibili, abbiano intenzione di suicidarsi o dare la morte.
No, questi simboli riequilibrano, facendo dire al personaggio ‘Io so di avere queste cose, ma mi bilanciano. So che ci sono, ma non le utilizzerò mai. Mi danno la sicurezza di poter decidere se vivere o meno’.
Restano comunque personaggi positivi perché queste sofferenze le hanno vissute come opportunità di crescita, sostenute anche da un bagaglio simbolico che li ha equilibrati”.

Se guardiamo invece all’opera inedita Alchemic Soul, facciamo riferimento al punto focale della mostra?

“Con Alchemic Soul, dopo aver indagato questi soggetti esternamente, ho voluto cercare l’anima.
Si tratta di un quadro tridimensionale molto grande, posto agli antipodi rispetto ai soggetti senza testa, composto da strisce di vecchie lenzuola.
Queste strisce le ho immerse in gesso marmorizzato, con colla e acrilico, iniziando a creare delle evoluzioni con questa materia, che assomigliano a delle onde, quelle dell’anima.
Queste onde rappresentano quindi le inquietudini, tutte le complessità che ognuno di noi vive nella vita collettiva, che sono molto impegnative.
Ho lavorato cercando di tirare fuori tutte le asperità e i drammi delle situazioni critiche di ciascuno di noi e, portandole alla luce, è come se mi fossi presa cura di quest’anima.
I soggetti di fronte prendono forza da questa anima curata e possono quindi stare meglio”.

Un’anima che è poi stata approfondita ancor di più se non sbaglio…

“Non mi è bastato avere un’anima nuda: con della cera ho dato nuove velature che rappresentano la sua pelle.
A questo punto, presa dalla curiosità, ho iniziato a indagare se in filosofia qualche pensatore avesse mai parlato di una pelle dell’anima: e così ho contattato Giovanni Leghissa, professore di filosofia all’Università di Torino.
Con lui abbiamo realizzato un video che parla di filosofia e arte in relazione a quest’opera.
Ma non finisce qui: l’anima per me produce, inoltre, vibrazioni, produce vita. Io volevo sentire i suoni di quest’anima.
Ho un amico e un’amica che lavorano al Sincrotrone e così ho preso un appuntamento, portando il mio quadro.
Per un pomeriggio sono stata in compagnia di quindici ingegneri che guardavano l’opera e cercavano delle alternative per riuscire a leggere questo suono”.

E sono arrivati ad una soluzione?

“Alla fine è stato creato un file con questi fatidici suoni dell’anima, ma si trattava di rumori angoscianti: non propri di un’anima curata.
Abbiamo allora contattato il Conservatorio Tartini di Trieste e lì mi hanno presentato Pietro Polotti, che è un musicologo, compositore di musica elettronica a livello internazionale.
Lui ha traslato quindi questi rumori, trasformandoli in suoni, e quindi questa anima archetipa aveva ora una certa melodia.
In seguito ho chiesto a Polotti di creare anche una melodia per l’anima del cosmo, facendo compenetrare questi due suoni riprendendo l’ideale buddista della doppia anima, personale e cosmica, per trovare l’armonia complessiva”.

Un processo che è poi stato resto anche in parole…

“Ho impiegato due mesi per creare uno scritto poetico che è il riassunto di questo progetto, non solo artistico, ma di percorso interiore che ogni personaggio sensibile e fragile sta facendo.
Mi hanno inoltre già fatto delle proposte per portare questa mostra anche all’estero”.

Questi personaggi senza testa, che affrontano un percorso di cura dell’animo, molto introspettivo, sono anche in grado di chiedere aiuto?

“Visto che siamo in un mondo prettamente superficiale, consumistico e banale, per certi aspetti, molti si sono persi anche per questo.
Quindi aiutarli a rientrare in se stessi attraverso la ricerca della loro essenza ha aiutato moltissimo.
Dobbiamo andare oltre al dualismo: il percorso verso la cura dell’anima porta ad un bisogno fondamentale per ciascuno di noi, ovvero cercare a piccoli passi di amare di più, e meglio, noi stessi attraverso l’altro”.

[Consuelo Rodriguez è una pittrice, scultrice, poetessa e arte terapeuta triestina.
Si è formata alla Scuola Libera di Figura col Professor Nino Perizzi a Trieste, frequentando la School of Visual Art a New York e l’Accademia d’Arte a Salisburgo.
Si è formata, inoltre, con G. Almbauer usando la tecnica materica all’Accademia di Bad Reichenhall in Germania e a Kolbermoor e ha studiato scultura a Carrara con i proff. Boutros e Lutfi Romheim.
Ha esposto in numerose personali e collettive in Italia e all’estero tra cui New York, Chicago, Miami, Shanghai, Berlino, Parigi, Salisburgo, Istanbul]

[c.c]