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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Il Porto di Trieste green? D’Agostino: “Mini eolico sulla diga”

11.10.2021 – 07.01 – Il Porto di Trieste è ben avviato verso la transizione ecologica: non mancano i progetti, anche avveniristici. Ma le incognite, nel contempo, sono numerose, specie a livello burocratico e nazionale. Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Zeno D’Agostino è tornato sull’argomento durante uno degli ultimi incontri del Sea Summit (“Innovare i porti per innovare le città”), nella cornice dell’ormai conclusa Barcolana 53. Accanto alla teoria, è emersa anche la pratica: per la prima volta si è parlato concretamente di quello che potrebbe essere lo sviluppo della città-porto a livello di sostenibilità ambientale.
D’Agostino ha osservato, sull’argomento della nota elettrificazione delle banchine, che “il governo italiano è l’unico in Europa che, già un anno fa, ha legiferato sulla defiscalizzazione dei costi per l’energia nel porto”. Una mossa “illuminata e illuminante”; eppure rimanendo nell’ambito di elettricità e relative bollette, “non ha ancora però approvato la cosa, manca il decreto attuativo per stabilire le tariffe energetiche dei porti. Quindi possiamo elettrificare le banchine, ma non sappiamo neppure quali sono le tariffe con le quali convincere gli armatori ad attaccare la spina invece di mantenere il motore acceso”.

A questo proposito, in ambito “verde”, “il tema fondamentale è quello dell’autonomia“; non basta elettrificare le banchine, ma “l’energia che arriva in porto dev’essere green“.
La questione potrebbe venire risolta, anziché tramite una dipendenza esterna, producendo energia a propria volta nelle strutture sottoposte a franchigia portuale. Ad esempio, nell’ambito della “produzione energetica”, D’Agostino ha citato il progetto di unmini eolico sulla diga di Trieste“, inserito all’interno del bando “Green Ports”. Guardando invece al solare, occorrerebbe concepire il “porto come un offshore“; in altre parole protendersi verso il mare, non verso la terra. Il riferimento, in questo caso, era probabilmente alle proposte di un “fotovoltaico flottante“, teorizzato dalla Saipem che non a caso ha una sede a Trieste.
Rimane poi l’inevitabile contraddizione di un mare Adriatico diviso tra tre porti vicinissimi, cioè Trieste, Koper/Capodistria, Rijeka/Fiume. Si tratta di uno “spazio condiviso” da affrontare “non solo in senso ambientale, ma anche come risorsa energetica che quello spazio marittimo può dare“, specie alla luce di una “portualità croata, slovena, italiana che va crescendo”. In quest’ambito lo stesso tema dell’energia non è solo uno “strumento funzionale alla trasportistica, ma una nuova linea di business delle autorità portuali”.

Sull’argomento ormai battuto di ferrovie e treni in rapporto alla portualità, D’Agostino ha evidenziato “l’integrazione societaria del mondo ferroviario e portuale” praticata negli ultimi anni, senza cui il passaggio tecnico ai treni merci non sarebbe stato possibile. Alpe Adria, in quest’ambito, “è il vero motore dello start up dei servizi intermodali del porto di Trieste”. Lo scalo giuliano ha avuto modo di svilupparsi grazie alla “proprietà al 100% delle manovre ferroviarie” e perché “unica autorità portuale italiana con una direzione ferroviaria”. Inoltre “siamo entrati fortemente nel capitale degli interporti”, sviluppando una forte “cultura imprenditoriale” che “ha riorganizzato pezzi che esistevano già”, ma erano mal utilizzati, come l’interporto o l’area industriale.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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