Il nucleare è Energia Green? I pro e i contro

27.10.2021 – 11.00 – Il 10 ottobre, dieci paesi UE hanno indirizzato una lettera alla Commissione Europea per ottenere il riconoscimento del nucleare come Energia Green.
I ministri dei 10 paesi (Francia, Romania, Repubblica Ceca, Finlandia, Slovacchia, Croazia, Slovenia, Bulgaria Polonia e Ungheria) scrivono: “Per vincere la battaglia del clima, abbiamo bisogno dell’energia nucleare” e “L’energia nucleare è necessaria sia per raggiungere l’obiettivo degli accordi di Parigi, sia per fronteggiare l’aumento dei prezzi dell’energia che ha dimostrato quanto sia importante ridurre la nostra dipendenza da terzi”.
Questo appello ha aperto un nuovo dibattito anche in Italia, paese UE che aveva scelto di bandire il nucleare e che, a tempo stesso, è un grande importatore di energia elettrica. La maggior parte dell’energia elettrica importata proviene dalla Francia, che produce molta energia grazie al nucleare, e che è anche il primo firmatario della lettera dei 10 ministri UE.
Il 30 giugno scorso era stata inviata un’altra lettera alla Commissione Europea, da parte di cinque paesi membri (Germania, Austria, Spagna, Danimarca, Lussemburgo): in questo caso, i ministri hanno proposto alla Commissione di escludere il nucleare dalla classificazione Green, in modo che non possa essere inserito all’interno del Green Deal Europeo (piano di transizione e contrasto ai cambiamenti climatici) e possa così usufruire di fondi e corsie preferenziali destinati al Green.

Il nucleare in Italia

In Italia il primo reattore è stato costruito per la ricerca nel 1959 ad Ispra, in provincia di Varese, su decisione del Consiglio nazionale Ricerche Nucleari (l’attuale Enea).
Il primo impianto per la produzione di energia dal nucleare fu costruito all’inizio degli anni Sessanta, a Trino (Vercelli), ed era l’impianto elettronucleare più potente al mondo, tanto che nel 1966 l’Italia era il terzo produttore di energia, dopo USA e Regno Unito.
Il dibattito sul nucleare ebbe inizio nel 1979, dopo l’incidente di Three Mile Island, in Pennsylvania (USA). Nel 1982 ci fu un guasto ad una centrale e si optò per il suo spegnimento. Nel 1986 ci fu il disastro di Černobyl, e nel 1987 gli italiani votarono sì rispetto a tre quesiti sulle centrali nucleari, all’interno di un referendum abrogativo. Tra il 1988 e il 1990 ci fu l’abbandono dell’esperienza nucleare in Italia. Nel 2011, con l’aumento dei prezzi e dell’utilizzo dei combustibili fossili, gli italiani sono stati nuovamente chiamati al voto e hanno detto no al nucleare con quasi il 95% dei sì e il voto del 57% degli aventi diritto, col 94,05%. Pochi mesi prima del referendum c’era stato il disastro nucleare di Fukushima, in Giappone. L’Italia partecipa al programma di condivisione nucleare della NATO, anche se non produce e non possiede armi nucleari.

Nucleare: pro e contro

Il nucleare produce circa il 20% dell’energia elettrica, a livello mondiale.
Le centrali nucleari sono progettate in modo che le emissioni di radioattività, all’esterno, siano minori rispetto alle radiazioni naturalmente presenti in atmosfera e sul suolo, e non producono CO2.
Il nucleare ha permesso un minore impiego di combustibili fossili e quindi ha ridotto l’inquinamento atmosferico, evitando così migliaia di morti.
In questi anni si sta investendo sullo sviluppo per la tecnologia dei piccoli reattori. Si tratta ancora di sperimentazione, a parte un reattore già attivo in Russia, ma l’obiettivo è quello di garantire maggiore sicurezza e minor impatto ambientale.
Le criticità riguardano gli alti costi di investimento iniziale e finale, l’impossibilità di smaltire le scorie radioattive e la pericolosità delle stesse per centinaia di anni.
Altra criticità deriva dalla grande quantità di acqua che ciascuna centrale richiede per il processo di raffreddamento, che deve essere sempre attivo quando la centrale è in funzione.
Le centrali si trovano sempre vicino alla costa, ai laghi o ai fiumi, ma coi cambiamenti climatici e il clima secco, spesso nella stagione calda si è costretti a tagliare o a interrompere la produzione (come già accaduto in Francia).

Centrali Energia Verde: pro e contro

Nel 2020 nell’Unione Europea le fonti rinnovabili hanno prodotto più energia dei combustibili fossili (dati Eurostat, 29 giugno 2021). L’abbassamento del consumo dell’energia da fonti fossili è stato condizionato anche dall’impatto del lockdown, a causa della caduta dei consumi dell’energia nella stagione primaverile.
L’ “energia verde” in Italia c’è: per continuare nella stessa direzione c’è bisogno di non fermarsi su progetti e investimenti.
L’Italia è ricca di fonti di energia rinnovabile, e questo favorisce la sua svolta green.
Negli ultimi anni la quota di energie rinnovabili all’interno dell’UE, in relazione al consumo lordo finale, è passata dal 9,6% (2004) al 18,9% nel 2018. I cinque paesi con la quota più elevata di energia da fonti rinnovabili (dati Eurostat 2018) sono Svezia, Finlandia, Lettonia, Danimarca e Austria.
Nel volume “Rapporto delle attività 2020”, il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) comunica che in Italia i consumi da fonti rinnovabili sono stati intorno ai 21,5 Mtep (mega tonnellate di petrolio), il 20% dell’energia utilizzata in totale.
All’interno delle cosiddette “Energie Green” figurano anche i pellet e le biomasse. A Bruxelles si contesta la distruzione delle foreste per la produzione del pellet, e l’UE nel 2019 ha speso più di 10 miliardi di euro per sussidi alle biomasse, importate principalmente da Stati Uniti, Vietnam e Canada.
A febbraio di quest’anno più di 500 scienziati hanno inviato una lettera a cinque leader politici di fama mondiale, tra i quali la Presidente dell’UE Ursula von der Leyen, chiedendo la salvaguardia della biodiversità con la fine degli incentivi alla termovalorizzazione del legno. Gli scienziati considerano insensato abbattere alberi e bruciarli per produrre energia, e chiedono di non investire più nelle centrali a biomasse, dati i danni all’ambiente e le emissioni di carbonio, quando esistono fonti che permettono la conservazione della biodiversità, come l’eolico e il solare. 

Transizione energetica: dati dal resto del mondo

Mentre la Comunità Europea, seguita dagli Stati Uniti, si impegna nel passaggio all’Energia Verde con l’eliminazione progressiva dell’impiego dei combustibili fossili, e si impegna in dibattiti e scontri d’opinione per definire chiaramente ciò che è “green” e ciò che non lo è, nel mondo c’è un incremento dell’utilizzo delle fonti rinnovabili, ma anche un notevole aumento del numero delle centrali a carbone.
Tre quarti della produzione mondiale di energia ha come fonte il carbone (Statistiche pubblicate da Global Energy Monitor) e Cina, India, Indonesia, Giappone e Vietnam sono responsabili dell’incremento dell’80% dei nuovi impianti. Nel 2020 la crescita del carbone in Cina ha compensato la chiusura delle centrali spente nel resto del mondo, tanto che la potenza globale del carbone si è alzata, e non accadeva dal 2015.
L’Europa deve comunque continuare ad impegnarsi, per il futuro delle nuove generazioni.
Le lettere alla Commissione Europea possono generare opinioni discordanti, interrogativi, dubbi, ma tutto ciò contribuisce alla nostra crescita. Che si tratti di nucleare o di pellet, l’importante è essere presenti su ciò che scegliamo, e non dare mai nulla per scontato.

Manuel Flaugnacco