Miocarditi, pericarditi e vaccino: docenti Units contribuiscono a pubblicazione sull’Expert Opinion

27.09.2021 – 09.40 – Nonostante siano passati quasi due anni dall’avvento della pandemia da Covid-19, crisi sanitaria, ed economica, che in poco più di un anno ha causato 2.69 milioni di decessi e 122 milioni di contagi, e nonostante i vaccini abbiano contribuito significativamente a ridurre i tassi di morbilità e mortalità della sindrome respiratoria acuta severa da coronavirus 2 (SARS-CoV-2); sono ancora molti gli studi e le ricerche in atto per trovare gli strumenti necessari a contenere il più possibile l’emergenza sanitaria in atto.
Di recente hanno suscitato preoccupazione le segnalazioni da parte dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) di rari casi di Miocardite e Pericardite potenzialmente associati a vaccinazione mRNA contro il COVID-19, in particolare con vaccino ad mRNA Pfizer-BioNTech (BNT162b2) e Moderna (mRNA-1273).

L’Expert Opinion, giornale della Società Italiana di Cardiologia, sulla base della revisione critica della letteratura, riporta una pubblicazione, alla quale hanno contribuito anche i docenti MED11 DSM dell’Università degli Studi Trieste, che vede un’incidenza stimata pari a 1 caso per 100.000 individui, ovvero oltre 10 volte inferiore a quella delle Miocarditi non riconducibili a vaccini (10 – 20 casi per 100.000 individui).
Il tasso stimato è più elevato in soggetti di età minore ai 30 anni, completamente immunizzati e di sesso maschile (40 casi per milione tra gli uomini e 4.2 casi per milione tra le donne). Nella fascia di età maggiore o uguale ai 30 anni, questi tassi si riducono significativamente a 2.4 e 1.0 per milione, rispettivamente in uomini e donne. In epoca pandemica, il bilancio rischio/beneficio rimane pertanto nettamente a favore della vaccinazione contro il COVID.

In recenti report infatti, i soggetti non vaccinati e con infezione da SARS-CoV-2 hanno sperimentato la Miocardite e la Pericardite in misura significativamente superiore rispetto ai soggetti vaccinati con BNT162b2 mRNA, rispettivamente, nell’ordine di 11 casi contro 2.7 casi per 100.000 individui.
Si tratta in genere di forme lievi non gravate da esiti significativi.
Viene ritenuta necessaria un’attenta sorveglianza, in particolare nei soggetti di sesso maschile, di età inferiore a 30 anni che completino il ciclo vaccinale con la seconda dose.  

[c.c]