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lunedì, 5 Dicembre 2022

Continua l’invasione di gechi a Trieste. Mutamenti climatici e migrazioni

09.09.2021 – 09.36 – Fenicotteri africani sul delta del Po, libellule padane in Germania e gechi a Trieste e nel nord d’Italia. I mutamenti climatici in corso imprimono alla natura una rapida necessità di adattamento che non ha mai avuto precedenti.
Ma quale pesante eredità stiamo consegnando ai nostri figli?
La tropicalizzazione del Mediterraneo è, ormai, un processo sempre più evidente e, forse, inarrestabile. L’aumento delle temperature ha causato una massiccia migrazione, attraverso il canale di Suez, di specie ittiche tropicali. A oggi, sono ottanta le specie tropicali presenti nel Mediterraneo, molte delle quali si sono adattate al nuovo ambiente e vi si riproducono.
A migrare al Nord, però, non sono solamente le specie ittiche. Ormai, da qualche anno a questa parte, non è raro imbattersi nella presenza di gechi lungo i muri delle case, nelle cantine e persino nelle proprie abitazioni.

Il primo esemplare di geco è stato segnalato a Trieste nel 1925, con una presenza che è aumentata di frequenza 20 anni fa. Sembra che siano stati portati in città dai carichi di legno trasportati dal Gabon: i piccoli animali si infilavano nelle grosse travi e poi, dal porto, si trasferivano nel Borgo Teresiano. Recenti studi, però, spingono i biologi ad asserire che, molto probabilmente, colonie intere di gechi sono esistite in Italia fino dall’epoca romana.

Il geco comune, o tarantola muraiola, può arrivare a misurare fino a 15 centimetri di lunghezza, coda compresa. Si tratta di un rettile robusto, dalla testa piana e il corpo coperto da tubercoli conici prominenti.  La sua particolarità sta nelle zampe, che sono provviste da dita dotate di ampi cuscinetti muniti di lamelle longitudinali con funzione adesiva, che consentono al piccolo animale di muoversi su qualsiasi superficie, anche quelle più lisce e verticali.
Il geco è un animale notturno, ma può divenire attivo anche di giorno, specie nelle giornate invernali di sole. Estremamente territoriale, si può osservare mentre caccia zanzare e ragni vicino alle fonti di luce. Un esemplare adulto può ingerire fino a 200 zanzare in una notte.

Nel corso del 2001, la rivista Science pubblicò una lettera in cui ben sedici comitati scientifici auspicavano un intervento deciso per ridurre l’emissione di gas serra. Gli aumenti di temperatura saranno accompagnati dall’innalzamento del livello dei mari, da precipitazioni più intense in alcuni paesi e da un aumentato rischio di siccità in altri, nonché da effetti deleteri su agricoltura, salute ed equilibrio idrico.
Sono affermazioni basate sull’osservazione dei fatti e sostenute dalla gran parte della comunità scientifica internazionale.
Mentre ci divertiamo a osservare con simpatia un piccolo geco sul muro di una casa, cerchiamo anche di riflettere e, in assenza di interventi urgenti accompagnati da cambiamenti sostanziali delle nostre abitudini, interrogarci su quale pesante eredità stiamo consegnando ai nostri figli.

di Davide Stocovaz

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