Dieta vegana, quali gli effetti sull’intestino? Ce lo spiega Barbara Isidoro

23.08.2021 – 10.20 – Oggigiorno certamente non stupisce sentir parlare di dieta vegana: quanti di noi hanno almeno un amico o un conoscente che affermano di seguire questo tipo di regime alimentare? Ma quali sono i vantaggi del rinunciare ad assumere alimenti di origine animale (carne, latticini, uova, miele) a favore del consumo esclusivo di alimenti di origine vegetale (cereali, verdure, frutta, legumi, noci, semi e grassi e oli vegetali)?
In questo contesto, sono numerosi gli studi che si sono concentrati, approfondendoli, sui potenziali effetti del veganismo sulla salute ed il benessere della persona, in quanto questo regime alimentare, come tutti i modelli dietetici a lungo termine, può alterare sia la diversità che la funzione del microbiota intestinale, ovvero l’insieme di tutti i microbi che abitano l’intestino. Ne parliamo con la dottoressa Barbara Isidoro, responsabile del Centro Studi Probiotica e Nutrizione.
La caratterizzazione della diversità batterica intestinale umana, determinata utilizzando l’enterotipizzazione e interpretata come un rapporto tra Prevotellacee e Bacteroides (batteri della flora gastrointestinale) (P/B), ha mostrato come il microbiota intestinale in soggetti che seguono un’alimentazione prevalentemente vegetale – grazie all’elevato contenuto di fibre, proteine vegetali, acido folico, vitamine C ed E, potassio, magnesio, sostanze fitochimiche quali gli antiossidanti e grassi prevalentemente monoinsaturi e polinsaturi – sia dominato da Prevotella, mentre il Bacteroides è invece predominante negli individui che seguono diete basate sul “modello occidentale”, ossia ricche di proteine animali e grassi saturi.

Ma la dieta vegana non ha solo un impatto per quanto riguarda il rapporto tra questi due batteri; i singoli nutrienti, infatti, influiscono anche sul microbiota intenstinale. Ad esempio, le fibre contenute nei carboidrati integrali sono associate ad un aumento di Bifidobacterium e Lactobacillus, i quali hanno un ruolo protettivo nei confronti della barriera intestinale umana poiché inibiscono l’invasione, e quindi la crescita, di batteri patogeni. Le fibre, infatti, non solo agiscono come probiotici promuovendo la crescita di microrganismi benefici, ma riducono anche la produzione di citochine proinfiammatorie (molecole proteiche prodotte da vari tipi di cellule), le concentrazioni di trigliceridi sierici, colesterolo totale e colesterolo LDL. Sulla base di ciò, un regime alimentare vegano, grazie all’alto apporto di fibre, potrebbe quindi conferire degli effetti protettivi contro malattie cardiovascolari e disturbi del sistema nervoso centrale.

Inoltre, proprio il basso contenuto di grassi saturi e l’elevato contenuto di grassi insaturi delle diete vegane, altera la composizione del microbiota intestinale aumentando il rapporto tra Bacteroidetes e Firmicutes. Al contrario, i grassi saturi aumentano Proteobacteria e Firmicutes e riducono i Bifidobacterium; elemento che può provocare la comparsa di infiammazione, portando gradualmente a squilibri metabolici.
Gli antiossidanti, come ad esempio i polifenoli che troviamo in alimenti quali frutta, semi, verdure, tè, prodotti a base di cacao e vino, al pari delle fibre, aumentano infatti Bifidobacterium e Lactobacillus, fornendo protezione cardiovascolare e antibatterica, con positivi effetti antinfiammatori, e diminuiscono le popolazioni patogene quali Clostridium perfringens e Clostridium histolyticum. Anche le proantocianidine (composti polifenolici dall’elevatissima azione antiossidante, utile per il microcircolo e la circolazione sanguigna) aumentano significativamente il numero di Bifidobacterium, e provocano la diminuzione di batteri appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae, spesso responsabili di varie manifestazioni infettive.

La dieta vegana è quindi una soluzione alternativa, e migliore, a quella onnivora? In realtà, così come aspetti benefici sono stati rintracciati in chi segue un regime alimentare prettamente vegetale, anche il consumo di proteine ​​è stato correlato positivamente alla diversità microbica, e altrettanti studi affermano che tanto le proteine ​​animali quanto quelle vegetali influenzano il microbiota intestinale in modi diversi. Ad esempio, gli individui che consumano una dieta ricca di proteine ​​animali, hanno mostrato una minore abbondanza di batteri, come Roseburia, Eubacterium rectale e Ruminococcus bromii, che metabolizzano i polisaccaridi vegetali nella dieta. Inoltre, una dieta ricca di proteine ​​in genere limita l’assunzione di carboidrati, il che può portare a una diminuzione dei batteri produttori di butirrato e quindi a uno stato proinfiammatorio.
In conclusione, si può affermare che una dieta vegetariana, che fornisce il giusto apporto di vit.B12 (nella dieta vegana questa vitamina va integrata costantemente essendo fondamentale per il trasporto di ossigeno attraverso i globuoli rossi e per le metilazioni),  può a tutti gli effetti rappresentare un modo efficace per promuovere un ecosistema diversificato di microbi benefici che supportano la salute generale.

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[Barbara Isidoro, ha svolto un percorso formativo e professionale completo nell’ambito della nutrizione, con un’esperienza ultraventennale nell’ambito delle terapie naturali. Si occupa di probiotica dal 2011 e dal 2016 è fondatrice e responsabile del Centro Studi Probioticae Nutrizione di Trieste ed organizza e promuove programmi di alta formazione professionale per trasmettere una nuova visione diagnostico terapeutica attraverso l’uso della probiotica]

 

 

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